Il Tirreno

Toscana

Giovani e violenza

Bullismo, in Toscana vittime 16 ragazzi su 100. L’allarme della psicologa: «Atti sempre più violenti»

di Francesca Ferri

	Laura Volpini psicologa, criminologa e docente di psicologia sociale forense Unitelma Sapienza
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Laura Volpini psicologa, criminologa e docente di psicologia sociale forense Unitelma Sapienza

Giornata per la prevenzione, i dati dell’indagine Edit dell’Ars su un campione di 8mila ragazzi di 86 scuole superiori: «Mancano gli esempi virtuosi di adulti capaci di ispirare»

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Sedici toscani su cento tra 14 e 19 anni, sono stati vittime di bullismo o cyberbullismo. E più di sette sono stati loro stessi bulli o cyberbulli. Nella Giornata nazionale contro il bullismo e cyberbullismo, che si celebra oggi, lo spaccato sulla vita degli adolescenti toscani presenta preoccupanti zone d’ombra. Gli ultimi dati disponibili per la Toscana sono quelli dell’indagine Edit dell’Ars (Agenzia regionale per la salute) Toscana condotti su un campione di 8mila giovani di 86 scuole superiori. Il 63% ha dichiarato di aver subito violenze fisiche, il 14% violenze online e il 23% entrambe. Le ragazze, più dei ragazzi, sono state vittime di cyberbullismo (16% contro 9%); i ragazzi sono più spesso bersaglio di violenza fisica (76% contro 55%).

A livello nazionale valgono invece i risultati del monitoraggio della piattaforma ministeriale Elisa, che abbraccia l’intero anno scolastico 2022-2023. Condotto su 185.063 studenti e studentesse di tutta Italia, rileva che a livello nazionale il 26,9% degli studenti e delle studentesse ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo nei due-tre mesi precedenti la rilevazione, avvenuta a giugno 2023.

Un fenomeno in crescita le cui cause – o concause – sono racchiuse in un pugno di concetti: sottovalutazione, tolleranza generale alla violenza, mancanza di modelli positivi da parte degli adulti, mancanza di spazi di identità.

Lo spiega Laura Volpini, psicologa, criminologa e docente di psicologia sociale forense all’Unitelma-Sapienza. «Il fenomeno è articolato e complesso – spiega Volpini – Da un lato ci sono episodi di bullismo che avvengono prevalentemente a scuola o perimetralmente alla scuola, e dall’altro di cyberbullismo, che nei casi più gravi sono considerati ad oggi un reato, per i minori imputabili, cioè dai 14 anni in poi. La legge ci aiuta soprattutto per il cyberbulismo. Ci sono ad esempio delle azioni che i ragazzi sottovalutano, come diffondere immagini intime della fidanzata all’interno del gruppo della classe, che diventa revenge porn, quindi un reato molto grave. Rispetto a tutto quello che si fa in Rete i ragazzi vanno dunque informati e responsabilizzati».

Ma perché i ragazzi sono (più) violenti? «Il problema generale dei giovani – spiega Volpini – è legato a una forte desensibilizzazione alla violenza che abbiamo in tutta la nostra società. Oggi abbiamo una forte tolleranza alla violenza, ci viviamo immersi, e questo ha un impatto sui giovani, che non comprendono più appieno le conseguenze delle loro azioni. I ragazzi crescono con videogiochi violenti che premiano il più cattivo e aggressivo».

Il periodo della pandemia ha inciso anch’esso, perché «ha amplificato l’uso delle relazioni virtuali». E nascosti dietro allo schermo i ragazzi perdono la percezione delle conseguenze delle loro azioni. «Il mezzo virtuale – spiega Volpini – non ti fa vedere la faccia dell’altro, non ti dà l’impatto emotivo di quello che hai provocato dicendo quelle cose, cose che probabilmente non diresti in presenza. Per questo dietro alla tastiera si nascondono quelli che io chiamo gli “animali da tastiera”, persone che hanno anche difficoltà oggettive nelle interazioni personali e sfogano dietro alla tastiera i loro vissuti attaccando chi vogliono con scuse banali».

Dalla tastiera alle mani. Con una preoccupante intensificazione della violenza: «La classifica definizione di bullismo come “atti di prepotenza persistenti e gravi” per alcuni minoritari episodi non basta più. Certe azioni sono vera e propria violenza».

Come si scardina? La risposta per Volpini è ricomporre un’alleanza, il cosiddetto “patto scuola-famiglia”. In altre parole è mediazione scolastica e “peer education”, cioè l’educazione tra pari. «I ragazzi assorbono tantissimo i modelli degli adulti – spiega Volpini – mentre le spiegazioni da un orecchio entrano e dall’altro escono. Il problema dunque non è insegnare le regole. È vivere le regole. E purtroppo mancano modelli adulti a cui ispirarsi nel nostro Paese: quando accendono la tv vedono leader che fanno guerra o litigano in parlamento. Manca per esempio tutta quella ispirazione politica che ha contraddistinto l’Italia dal Dopoguerra agli anni Novanta. Poi abbiamo avuto uno scadimento dei personaggi della politica che possono ispirare percorsi di vita». Un esempio? «Nel corso di una ricerca con l’università su 2mila ragazzi intervistati, venne fuori che Giovanni Falcone era una figura di ispirazione come uomo, per il suo coraggio, ancor prima che come magistrato. Oggi invece i ragazzi navigano nel vuoto dei social, nel vuoto degli influencer, nel vuoto degli adulti. È questo che dobbiamo cambiare: cosa la società offre ai ragazzi». l

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