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La Toscana seconda regione d'Italia dove si guarisce di più dal cancro: quali sono i fattori determinanti

di Claudio Vecoli
La Toscana seconda regione d'Italia dove si guarisce di più dal cancro: quali sono i fattori determinanti

Gianni Amunni, coordinatore scientifico di Ispro: «Decisiva l’adesione di massa agli screening programmati. Stili di vita corretti e diagnosi precoce le strade per combattere la malattia»

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La Toscana è la seconda regione d’Italia dove meglio si riesce a sconfiggere il cancro. Davanti a noi, per una questione di decimali percentuali, c’è solo l’Emilia Romagna. A dirlo è Gianni Amunni, coordinatore scientifico dell’Ispro (l’istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica della Toscana) e direttore del dipartimento oncologico di Careggi. Che non solo sottolinea come di tumore si possa sempre più guarire, ma che - soprattutto per alcuni tipi di cancro - sono in costante aumento i pazienti che hanno imparato a conviverci. Un risultato che non è certo frutto del caso, ma di una politica che si basa su due cardini fondamentali: prevenzione e diagnosi precoce.

Professor Amunni, partiamo da un dato confortante. In Toscana le persone che riescono ad uscire dal tumore sono sempre di più.

«Siamo in una fase in cui si assiste ad un cambiamento importante nell’epidemiologia dei tumori. Se prendiamo come riferimento gli ultimi vent’anni, sono sensibilmente aumentati i soggetti guariti, ovvero coloro che dopo un certo periodo hanno la stessa prospettiva di morire di una persona che non ha avuto il cancro. Possiamo dire complessivamente di aver guadagnato una vita in più su dieci».

I dati parlano però di un forte aumento del numero di persone malate di tumore.

«Sì, è vero che sono aumentati in maniera rilevante i casi prevalenti, ovvero le persone vive che hanno a che fare con un tumore: il numero è praticamente raddoppiato. Ma questo dato va letto in filigrana: infatti è esploso perché da una parte sono aumentati i guariti e parallelamente sono cresciuti i cosiddetti pazienti cronici, ovvero coloro che convivono con il cancro. Insomma, questa impennata è dovuta al fatto che è aumentato il periodo di sopravvivenza con un tumore. Il vero fenomeno nuovo di questa epoca è che dura molto di più la vita di chi si ammala di tumore. Il cancro è diventato una malattia cronica».

Perché in Toscana si riesce a sconfiggere meglio il cancro che in altre regioni italiane?

«La parola chiave è la prevenzione. Che possiamo dividere in due. La prevenzione primaria, ovvero l’eliminazione dei fattori di rischio che possono far insorgere un tumore. E in Toscana, come è noto, si hanno abitudini alimentari e si vive in condizioni ambientali nettamente migliori rispetto ad altre zone d’Italia. L’altro importante elemento è la prevenzione secondaria, ovvero la diagnosi precoce. Più un tumore è piccolo e migliore è la possibilità di curarlo. E in Toscana i sistemi di screening per le tre grandi patologie più diffuse - il tumore del collo dell’utero, della mammella e del colon retto - hanno sia una buona estensione (ovvero il numero di persone a cui viene mandato l’invito di un controllo) che buoni livelli di adesione (ossia coloro che poi effettuano l’esame)».

C’è poi l’aspetto delle cure.

«E anche da questo punto di vista la Toscana è messa molto bene. Proprio in dicembre l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ha pubblicato un report nel quale quella della Toscana è risultata la miglior rete oncologica d’Italia».

Quali sono i tumori da cui, anche in Toscana, si guarisce di più?

«Sicuramente il tumore alla mammella dove la capacità di guarigione è aumentata del 10 per cento. Miglioramenti si registrano anche per il tumore alla prostata e al tratto gastro-intestinale. Sul tumore al polmone si assiste invece ad una tendenza “di genere”: diminuisce l’incidenza del tumore polmonare nella popolazione maschile mentre aumenta fra la popolazione femminile. E, nel giro di pochi anni, arriveremo ad un superamento dell’insorgenza di tumori polmonari delle donne rispetto agli uomini. Questo perché progressivamente gli uomini hanno cominciato a smettere di fumare mentre le donne hanno aumentato l’abitudine al fumo».

Progressi nella cura che però non riguardano tutti i tumori...

«Ci sono ancora dei tumori che, purtroppo, hanno ancora una prognosi molto negativa. Per esempio il tumore al pancreas, al fegato e allo stomaco. Ecco allora che ci sono tumori come quello alla mammella che hanno livelli di sopravvivenza intorno all’80 per cento e tumori come quello al pancreas che non superano il 20 per cento. Complessivamente, però, aumentano i guariti e aumentano i cronici, ovvero chi con il cancro convive. E proprio quest’ultimo è il fenomeno che caratterizza la nostra epoca».

Dagli Stati Uniti sono arrivati segnali preoccupanti relativi all’aumento dei casi di tumore fra i giovani. È un dato che riguarda anche la Toscana e, più in generale, l’Italia?

«Ho letto anch’io questi dati e ho subito cercato di capire se avevamo un riscontro anche da noi. E devo dire che dai dati in nostro possesso questo ancora non emerge. Non escludiamo però che questo fenomeno possa arrivare da noi fra qualche anno. E in questo senso è importante capire se anche da noi ci sarà un aumento dei fattori di rischio che riguardano ad esempio l’inquinamento atmosferico o le pessime abitudini alimentari, aumento della sedentarietà e dell’obesità. Fattori che sono presenti nei paesi ad altissima industrializzazione come gli Stati Uniti ma che potrebbero arrivare anche da noi. E che potrebbero provocare un aumento dell’insorgenza dei tumori anche nella popolazione più giovane».



 

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