Il Tirreno

Toscana

L’intervista

Matematica, insufficiente la metà dei 15enni toscani: per la prof sono due i motivi (e dà un consiglio ai genitori)


	Sandra Bacci
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Sandra Bacci

È il quadro che emerge dai risultati del test Ocse-Pisa. Secondo Sandra Bacci ci sono due motivazioni in particolare

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«Bullizzata e vittima di pregiudizi». Povera matematica. È così che la raffigura Sandra Bacci, docente di matematica all’istituto professionale Matteo Civitali di Lucca. Una prof instancabile, sempre alla ricerca di nuovi spunti per trasmettere ai propri studenti un messaggio: che la matematica ha innumerevoli agganci con la realtà, che non è “roba da cervelloni” ma pane quotidiano e grimaldello per allenare il cervello a ragionare.

Perché dietro alle accresciute difficoltà di apprendimento della matematica, come testimonia il test Ocse-Pisa 20210-2022, con cui i docenti si trovano a fare i conti ogni giorno, non si nasconde una sola motivazione. Al contrario: ce ne sono tante – la prof Bacci ne è convinta –, hanno origini diverse ma finiscono tutte per confluire nel contesto in cui gli studenti vivono la loro quotidianità. «In generale – spiega la docente – l’atteggiamento di avversione verso la matematica viene vissuto dagli studenti fin da piccoli in famiglia, dalla quale passa il messaggio che è una materia per pochi eletti, e che non ci si vergogna a dire “non la capisco”, anzi ci si vanta quasi di questa debolezza. A me stessa, quando chiedono “cosa fai di lavoro” e io rispondo “insegno matematica”, quello che più spesso mi sento dire è “io non la capisco”, quasi a giustificare un distacco dalla disciplina: a priori per i figli, a posteriori dai genitori».

La seconda motivazione che crea avversione verso la matematica, nell’analisi della professoressa Bacci, è rappresentata dalle «modalità di insegnamento. Ci troviamo a utilizzare materiali sempre più difficili per l’insegnamento e la reazione degli insegnanti è quella di tendere a semplificare, ma tenendo sempre in primo piano le regole. Ecco, io credo che nell’aumento di difficoltà ad apprendere la matematica, una delle cause sia riconducibile al fatto che l’insegnamento viene affrontato in modo procedurale piuttosto che concettuale. Io cerco di far capire ai miei studenti che fare matematica significa soprattutto capire perché quelle formule vengono applicate, che la matematica è un allenamento al pensare, al ragionare. Allenate i muscoli per farvi la tartaruga all’addome? Studiare matematica equivale a farsi la tartaruga alla mente. E se spesso gli studenti fanno gli stessi errori in matematica, è perché non ragionano abbastanza: ma bisogna sottolineare che per ragionare serve concentrazione».

“Concentrazione” è la parola magica. La prof Bacci lo sa bene. E proprio su questo aspetto incardina l’ultima parte della sua analisi. «Le difficoltà di concentrazione – sottolinea infatti – sono cresciute in modo enorme dopo il periodo del Covid. Cosa possiamo fare? Non serve discutere dell’inutilità di stare davanti a uno schermo: i ragazzi di oggi sono nati nell’epoca del digitale. Mi auguro però che si capisca che fino a 6-7 anni è meglio che i bambini non abbiano i tablet: può inficiare la loro capacità di attenzione e ragionamento, in alcuni stati l’hanno capito e si comportano di conseguenza. Da parte nostra, noi docenti dobbiamo sforzarci di affrontare la matematica con metodologie di insegnamento diverse, di portarla di più su un piano di esempi concreti. Credo che tutti e tre questi aspetti siano all’origine del disastro che viviamo ogni giorno in classe. Il Covid è stato un bel colpo, ma non è assolutamente l’unico responsabile delle difficoltà. Sull’attenzione poi non si può negare che anche i social e la tecnologia abbiano un’influenza».

Difficoltà che producono un senso di sconforto nei docenti e, in parallelo, di frustrazione negli studenti. «Cerchiamo di mettere in atto nuove strategie», incalza la professoressa Bacci. E ce ne racconta una, che ha applicato coinvolgendo gli studenti in un “gioco” per contribuire a rendere la matematica simpatica ai loro occhi. «Mi sono inventata un hashtag, #matheppisti, e li ho invitati a scrivere su fogliettini ciascuno una delle formule che avevano imparato: non ho seguito procedure, li ho lasciati liberi. Ma scrivendo ognuno la propria formula, hanno avuto cura di verificare che fosse giusta. Ciascuno poi ha abbellito il suo foglietto con un disegno; una volta pronti, siamo usciti e quei foglietti li hanno inseriti nei tergicristalli delle auto. Hanno fatto proprie quelle formule: è il risultato di avere lavorato sulla motivazione». Un consiglio ai genitori? «Di avere un atteggiamento diverso verso questa disciplina». 

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