Il presidio
Scuola, cambiano gli istituti tecnici: il diploma al quarto anno. Ecco il modello 4+2
Il modello è collegato a un biennio Its a scelta per gli studenti. Il ministro Valditara: «È un’opportunità». Contrari i sindacati e la Regione Toscana
La novità più rilevante è il modello 4+2, con diploma al quarto anno (anziché al quinto) per chi frequenta gli istituti tecnici e professionali. E poi: possibilità di accesso (a scelta però dei diplomati) agli Its, le scuole di eccellenza ad alta specializzazione tecnologica post diploma. In altre parole: non solo teoria sui banchi di scuola, ma più materie pratiche per costruire un ponte diretto tra istituti scolastici e mondo del lavoro e rispondere alla carenza cronica di personale nelle aziende.
Al via dall’anno scolastico 2024-2025, anche in Toscana, la sperimentazione per le scuole che hanno chiesto di attivare i percorsi di riforma dell’istruzione tecnica e professionale promossi dal ministero dell’Istruzione e del Merito: per gli studenti le iscrizioni si apriranno il 18 gennaio e si concluderanno il 10 febbraio. «Questa sperimentazione è stata costruita in un tempo ristretto – commenta il ministro Giuseppe Valditara – ma era importante partire. Il 48 per cento delle qualifiche richieste dal mondo produttivo non viene offerto dal nostro sistema scolastico con una perdita di Pil imponente ma soprattutto con una perdita drammatica delle possibilità occupazionali dei nostri giovani. Voglio precisare, però, che non si tratta di una mera riduzione del programma che da quinquennale diventa quadriennale. In sostanza, non è come le vecchie sperimentazioni fallite anche perché il programma veniva compresso con una moltiplicazione del lavoro e una grande dispersione».
I sindacati
Ma non la pensano così i sindacati che parlano, invece, di «clamoroso flop» riferendosi a questa nuova sperimentazione. Sul numero di adesioni da parte degli istituti tecnici e professionali in Toscana, l’Ufficio scolastico regionale non si sbilancia, mentre dall’ufficio del capo dipartimento del ministero dell’Istruzione fanno sapere che i dati saranno diffusi a breve: si concluderà oggi, infatti, la verifica dei requisiti delle scuole che hanno partecipato all’avviso intitolato “Piano nazionale di sperimentazione per l’istituzione di una filiera formativa integrata nell’ambito tecnologico-professionale”. Secondo i rilievi della Flc Cgil Toscana, soltanto il 2% – su un totale di 113 istituti scolastici – avrebbe risposto alla “chiamata” del ministero.
Le modifiche
L’obiettivo, come detto, è quello «di ridurre il divario tra domanda e offerta di competenze e di supportare il sistema nazionale della formazione nella progettazione dell’offerta formativa territoriale». Per realizzarlo, il dicastero guidato da Valditara punta anche a potenziare in classe lo studio delle materie Stem (discipline scientifico-tecnologiche) e le ore dedicate ai Pcto, i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (ex alternanza scuola-lavoro) oltre al fatto che in cattedra saliranno docenti che provengono dal mondo produttivo e professionale.
Il no della Regione
La riforma, però, incontra non soltanto la contrarietà dei sindacati, ma anche quella della Regione. Era il 19 dicembre scorso quando Toscana e Campania, in commissione Istruzione della Conferenza delle Regioni, espressero un parere negativo sul punto relativo all’“Istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale e di revisione della disciplina in materia di valutazione del comportamento degli studenti”. «Non penso si possa parlare di innalzamento dell’offerta formativa quando si sottrae un anno intero di istruzione – commenta Alessandra Nardini, assessora regionale all’Istruzione – Dietro questa sperimentazione si nasconde una visione che non condivido, ovvero che la scuola sia “una grande palestra di addestramento al lavoro”. È necessario creare sinergie virtuose tra mondo della scuola, della formazione, dell’Università e del lavoro, ma non è certo così che si fa: questa riforma mina, non riconosce, il valore educativo della scuola, che invece è centrale. Inoltre, a mio avviso, aggrava ulteriormente quel retaggio culturale, ancora oggi radicato, che dipinge gli istituti tecnici e gli istituti professionali come scuole di serie B rispetto ai licei. Ecco, dovremmo impegnarci a superare questa visione, investendo davvero su questi istituti, a partire da un corretto orientamento per consentire ai ragazzi di prendere consapevolezza di attitudini, inclinazioni, sogni e desideri, facendo scelte conseguenti, libere e informate».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
