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Superbonus, rischio licenziamenti dopo il blocco: «Ora chi ha diritto al 110%? Sarà il caos»

Superbonus, rischio licenziamenti dopo il blocco: «Ora chi ha diritto al 110%? Sarà il caos»

L’allarme di Cna Costruzioni per le ripercussioni nei cantieri. Il presidente regionale Comanzo: «I consorzi possibile salvezza»

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«Il dramma è dietro l’angolo». A dirlo è Giuseppe Comanzo, presidente regionale di Cna Costruzioni relativamente alla situazione dell’edilizia dopo la mancata proroga del superbonus 110% nel settore dell’edilizia e, di conseguenza, dell’impiantistica. Senza dimenticare il protrarsi del problema dei crediti incagliati.

Con il decreto legge 212/2023 non si è verificata la tanto attesa proroga per permettere almeno di terminare i lavori già iniziati e ridurre drasticamente la possibilità di contenziosi tra committenti e imprese. Secondo i dati di Cna, la mancata proroga porterà all’apertura di contenziosi per 6 miliardi di euro di lavori.

Il presidente regionale di Cna Costruzioni non nasconde la propria preoccupazione per una situazione che può davvero diventare critica. «Basta aggirarsi per le strade delle città e dei centri più piccoli della nostra regione per constatare che i ponteggi ancora installati sono tantissimi nei condomini - spiega Comanzo - per capire che a breve la situazione diventerà caotica. Come si potrà stabilire chi e quanto deve pagare il resto dei lavori ogni famiglia? Come si potrà determinare chi avrà diritto al 110% e alla cessione del credito e chi invece dovrà accontentarsi del 70% da scaricare in 5 anni e sarà costretto, quindi, a pagare di tasca propria cifre che, tra l’altro, non tutte le famiglie hanno disponibili?».

Per il momento le risposte non sono chiare, come non ci sono certezze per il futuro delle imprese in un momento così delicato. «Per capire meglio i rischi che si corrono - aggiunge il presidente Comanzo - il 90% delle imprese edili italiane ha meno di 10 dipendenti e queste imprese occupano circa il 60% dei lavoratori del settore è chiaro che imprese così piccole si dedicano all’edilizia privata non possono avere sbocchi negli appalti pubblici che richiedono una maggiore strutturazione. La contrazione del lavoro dovuta alla mancata proroga del superbonus al 110%, la modifica del bonus del 75% sull’abbattimento delle barriere architettoniche ma soprattutto la sottovalutazione della cancellazione della cessione dei crediti rischia di diventare un colpo mortale per il nostro tessuto economico-sociale».

Il pericolo è che molti dipendenti perdano il posto di lavoro e che chiudano molte piccole imprese, invertendo bruscamente la tendenza che aveva visto un incremento del lavoro e conseguentemente del fatturato.

«A questo va aggiunto - prosegue - il fatto che, nonostante mille promesse, non si è sbloccata la situazione dei crediti incagliati. Non se ne parla più, ma il problema rimane e non si prospetta ancora una rapida soluzione».

Per Cna è di sicuro necessario trovare nuove soluzioni per il futuro e per permettere alle imprese di non chiudere e di mantenere i livelli occupazionali. «Da tempo, come Cna, stiamo lavorando per invitare le imprese a consorziarsi - dice Comanzo - È sicuro che è una buona opportunità per rimanere vive. I consorzi permetterebbero di avere la massa critica e la forza per poter affrontare gli appalti pubblici e sfruttare tutte opportunità offerta dal Pnrr il piano di ripresa e resilienza. Unirsi in consorzi permetterebbe davvero di affrontare mercati che singolarmente non possono essere "attaccati"».

Le imprese potranno anche affrontare tutti quegli interventi di efficientamento energetico che saranno richiesti da qui al 2035 dalle normative europee.

«Per questo - spiega in conclusione Comanzo - è importantissimo lavorare sulla aggregazione e anche sulla formazione necessaria per adeguare gli edifici alle prescrizioni cercando di professionalizzare e rendere competenti gli addetti».

Garantire il futuro dell’edilizia e di tutti i "mestieri" ad esso collegata è una missione importante per le associazioni di categoria e la politica. «In ballo c’è la tenuta sociale di un sistema fondamentale come quello economico italiano», dice Cna.

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