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Strage di Viareggio, ecco perché la sentenza della Cassazione fa infuriare i parenti delle 32 vittime: «Siamo la barzelletta d’Italia»
La rabbia dei familiari all’ennesimo rinvio. Responsabilità confermate ma si torna in Appello per valutare le attenuanti
VIAREGGIO. La Corte di Cassazione, nella prima serata di lunedì 15 gennaio, è tornata a pronunciarsi sul disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009 e 32 vittime. Lo ha fatto respingendo tutti i ricorsi degli imputati, e dicendo no – dunque – all’ipotesi di pronuncia della Corte Costituzionale chiesta dai difensori in merito all’articolo del codice penale che raddoppia le pene in caso di disastro ferroviario. Gli imputati sono stati condannati alle spese processuali e qualcuno degli italiani (per esempio Vincenzo Soprano, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Trenitalia, condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni) già questa mattina dovrà vedersela con le conseguenze della condanna definitiva.
In una nota diffusa subito dopo la lettura della sentenza, la stessa Cassazione dichiara come siano state confermate «le responsabilità penali e civili già accertate» per il disastro ferroviario di Viareggio.
Per alcuni imputati di nazionalità tedesca e per Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, condannato a 5 anni – invece – i giudici della terza sezione penale della Corte di Cassazione (presidente Gastone Andreazza con i colleghi Andrea Gentili, Luca Semeraro, Giuseppe Noviello, Alessandro Maria Andronio) hanno disposto un ulteriore processo in Corte d’Appello a Firenze. Affinché sia valutata l’applicazione delle attenuanti generiche agli imputati cui non sono state concesse nei processi precedenti. Nel caso di Moretti, furono i giudici del Tribunale di Lucca (primo grado di giudizio) a non concedere le attenuanti generiche a causa – fu stigmatizzato – della mancata presenza in aula durante tutti i tre anni del dibattimento. «Non posso che essere delusa come difensore dell’ingegner Moretti», così le parole dell’avvocato Ambra Giovene al termine della lettura delle sentenza, «per una decisione che non affronta i temi centrali della responsabilità di Moretti. Una responsabilità che abbiamo cercato di dire a gran voce essere insussistente dal punto di vista del quadro probatorio. Valuteremo le motivazioni della sentenza su questo punto».
Responsabilità di Moretti che – così il commento dell’avvocato di parte civile, Riccardo Carloni – «sussiste e rimane scolpita dalla condanna per quanto attiene il suo ruolo a capo della holding Ferrovie dello Stato». Perché l’impianto della precedente sentenza di Cassazione sul disastro ferroviario di Viareggio, per la prima volta in Italia, ha fissato come principio giuridico la responsabilità dei manager tutti nel processo produttivo affidato al loro “governo”.
«Il processo è terminato e le condanne rimangono», è la voce di Gabriele Dalle Luche, avvocato di parte civile e legale della associazione dei familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio, “Il Mondo che vorrei”. Familiari delle vittime la cui prima reazione, di fronte a un ennesimo rinvio alla Corte d’Appello di Firenze, con inevitabili successi ritorno in Cassazione, hanno espresso tutta la loro rabbia e la loro amarezza: «Siamo la barzelletta d’Italia», commenta a caldo Daniela Rombi, che nella strage di Viareggio ha perso la figlia di soli 21 anni. «Per 32 morti servono sette gradi di giudizio», aggiunge Rombi: «Così si punta alla prescrizione e nel giugno 2009 a Viareggio non è successo niente di niente».
Nell’infinita giornata di ieri, un particolare rimane nel cuore: l’udienza si è tenuta al quarto piano del Palazzo di Giustizia nell’aula intitolata all’avvocato Odoardo Della Torre, livornese di origine e militante socialista, barbaramente trucidato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine.
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