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Sanità

Influenza, in Toscana pronto soccorso presi d’assalto: a Livorno mancano le barelle. I primari: virus molto aggressivo

di Martina Trivigno

	Ambulanze all’esterno del pronto soccorso dell’ospedale di Livorno (foto Franco Silvi)
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Ambulanze all’esterno del pronto soccorso dell’ospedale di Livorno (foto Franco Silvi)

Accessi dei pazienti in aumento del 30%. Si è vaccinato il 2% di over 65 in meno rispetto all’autunno-inverno 2022

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Arrivano in pronto soccorso con febbre, tosse, mal di testa e anche con la polmonite. E sono in tanti. Un tempo l’emergenza si chiamava Covid, oggi a preoccupare è la “classica” influenza che quest’anno, però, è particolarmente aggressiva: sono oltre 70mila i toscani a letto.

Il 30 per cento in più degli accessi di questi giorni nei pronto soccorso toscani, infatti, è da ricondurre al temibile virus H1N1 che si diffonde da una persona all’altra tramite le goccioline contenute nello starnuto o nei colpi di tosse di chi è già infetto e che sta mettendo in ginocchio gli ospedali. Sì, perché una buona parte dei pazienti che bussa alla porta di un pronto soccorso – soprattutto anziani e fragili, ma anche 50-60enni immunodepressi – finisce per essere ricoverato per insufficienza respiratoria: nei primi dieci giorni di gennaio, in totale, sono stati 37.691 gli accessi nei pronto soccorso della Toscana (240 in più rispetto allo stesso periodo del 2023), di cui 4.751 i pazienti ricoverati. Una media di 50 pazienti al giorno ricoverati per complicanze dell’influenza a fronte di dieci per Covid.

Il cortocircuito

All’ospedale di Livorno, il pronto soccorso ha terminato le barelle e il personale è stato costretto a chiederle in prestito agli altri reparti del presidio per far fronte ai numerosi accessi di pazienti in questi ultimi giorni; anche a Careggi i numeri sono in crescita così come al San Luca di Lucca: dal 1° al 7 gennaio ci sono stati 1.043 accessi, 125 ricoveri con picchi di 180 accessi giornalieri; dopo alcuni giorni difficili, situazione in leggero miglioramento al Santo Stefano di Prato ma Simone Magazzini, direttore del pronto soccorso, non esulta. «Sono stati giorni molto complicati in cui abbiamo registrato un aumento degli accessi, pari a circa il 30 per cento – spiega – Al tempo stesso, sono anche aumentati i ricoveri di anziani con complicanze respiratorie. La situazione, però, sembrerebbe in leggero miglioramento». Ma la guardia continua a restare alta, soprattutto perché un nuovo picco è già dietro l’angolo. «Gli accessi si sono assestati sui 340 al giorno con picchi di 370 – spiega Stefano Grifoni, direttore del pronto soccorso dell’ospedale di Careggi e coordinatore dell’Organismo toscano per il governo clinico – L’aumento è da ricondurre proprio a un virus influenzale molto aggressivo che colpisce soprattutto fragili, come malati cronici, e persone giovani, tra i 40 e i 50 anni».

Anche Luca Dallatomasina, direttore del pronto soccorso dell’ospedale di Livorno, spiega che il numero di persone che si rivolge al presidio sta crescendo. «Siamo sui 220 accessi giornalieri, la media registrata in genere d’estate – sottolinea – Di solito, in questo periodo, gli accessi giornalieri sono 180, al massimo 190. Abbiamo finito le barelle e siamo stati costretti a chiederle agli altri reparti. Ci sono anche persone tra i 50 e i 60 anni, di cui molte immunodepresse, che arrivano con polmoniti da influenza. In genere per i giovani non serve il ricovero in ospedale, ma per gli anziani e i fragili sì».

Presidi al collasso

In questo quadro complessivo, medici e infermieri sono allo stremo, costretto a far fronte a un’emergenza inaspettata che deve fare i conti (sempre) con strutture ospedaliere vetuste, con posti letto insufficienti. E poi c’è quella carenza cronica di personale che rappresenta una spada di Damocle sulla sanità. Se alla mancanza strutturale di personale, poi, sommiamo anche gli infermieri e i medici che restano a casa colpiti a loro volta dall’influenza, la prospettiva non può essere confortante. Ci sono poi i pazienti. Il panico in troppi casi regna sovrano, anche ingiustificato. Sono tanti, troppi, coloro che bypassano il medico di famiglia, nella speranza di essere subito sottoposti a controlli nei pronto soccorso, quando in molti casi potrebbero curarsi a casa.

«Tutto pesa sulle spalle dei professionisti sanitari, i pochi rimasti sul campo, sia chiaro, perché tra carenza strutturale dei singoli territori e infermieri e medici che si ammalano come gli altri “comuni mortali”, la situazione rischia solo di peggiorare di ora in ora – commenta Antonio De Palma, presidente del Nursing Up, il sindacato degli infermieri italiani – Gli esperti del ministero della Salute non hanno dubbi: si tratta del peggior ceppo influenzale dell’ultimo decennio. A farne le spese, come da prassi, sono i bambini, gli anziani e le persone fragili».

I casi gravi, come detto, ci sono e l’influenza non può essere sottovalutata: in questa direzione, un ruolo centrale lo ricopre la vaccinazione.

Obiettivo difendersi

In Toscana, a oltre 803mila persone è stato somministrato il vaccino contro l’influenza, circa il 22 per cento della popolazione. Numeri superiori rispetto a quelli di altre regioni d’Italia, ma nel 2023 gli over 65 si sono comunque vaccinati di meno rispetto al 2022: la variazione è del 2 per cento (il 56 per cento del 2023 contro il 58 del 2022, ndr). «Vaccinarsi, da parte degli adulti, è una dimostrazione di responsabilità nei confronti degli altri, della collettività a maggior ragione in concomitanza con le festività natalizie – conclude Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei medici di Firenze – La vaccinazione evita che l’influenza assuma forme gravi, tali da dover andare in ospedale». Purtroppo, però, il numero dei ricoveri legati all’influenza sta crescendo. L’attenzione deve restare alta.


 

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