Italia
Superlega: la sentenza, le reazioni e gli scenari: come sta cambiando il calcio
Nella decisione della corte europea si legge: «I poteri della Fifa e della Uefa non sono disciplinati da alcun criterio che ne garantisca il carattere trasparente, obiettivo, non discriminatorio e proporzionato»
Superlega, si può fare. O meglio, non si può vietare. La corte di giustizia europea ha certificato giovedì 21 dicembre l'abuso di posizione dominante da parte di Uefa e Fifa e sdogana competizioni parallele a quelle organizzate in particolare dalla confederazione continentale. «Le norme Fifa e Uefa sull'approvazione preventiva delle competizioni calcistiche interclub, come la Super League, sono contrarie al diritto dell'Ue», scrive la Corte sottolineando che esiste un abuso di potere dominante da parte della Uefa e della Fifa che esercitano un monopolio. In sostanza, la Uefa non può sanzionare club che decidono di partecipare ad altre competizioni. La decisione, che non costituisce un via libera automatico alla Superlega nella forma proposta dai suoi promotori, può ridefinire gli equilibri e la struttura dell'intero calcio europeo.
Cosa dice la sentenza
Secondo la corte di giustizia Ue, la Uefa non può esercitare il monopolio sul calcio e sarebbe legale creare una competizione parallela gestita dai club. «Le norme Fifa e Uefa sull'approvazione preventiva delle competizioni calcistiche interclub, come la Super League, sono contrarie al diritto dell'Ue. Sono contrari alla bassa concorrenza e alla libera prestazione dei servizi», spiega la Corte nella Sentenza C-333/21 sulla Superlega. «Le norme Fifa e Uefa che subordinano alla loro previa approvazione qualsiasi nuovo progetto calcistico interclub, come la Super League, e vietano ai club e ai giocatori di giocare in tali competizioni, sono illegali. Non esiste un quadro normativo per le norme Fifa e Uefa che garantiscano che siano trasparenti, obiettive, non discriminatorie e proporzionate. Allo stesso modo, le norme che attribuiscono alla Fifa e all'Uefa il controllo esclusivo sullo sfruttamento commerciale dei diritti relativi a tali competizioni sono tali da restringere la concorrenza, data l'importanza per i consumatori dei media e i telespettatori nella Comunità europea». «La Federation internationale de football Association (Fifa) e l'Unione delle associazioni calcistiche europee (Uefa) sono associazioni di diritto privato con sede in Svizzera. Il loro obiettivo è promuovere e definire il quadro per il calcio a livello mondiale ed europeo. Hanno adottato norme che conferiscono loro il potere di approvare le competizioni calcistiche interclub in Europa e di sfruttare i vari diritti mediatici relativi a tali competizioni. Un gruppo di 12 squadre di calcio europee, che agiscono attraverso la società spagnola European Superleague Company ha deciso di avviare un nuovo progetto di competizione calcistica, la Super League. Fifa e Uefa si sono opposte al progetto, minacciando di imporre sanzioni ai club e ai giocatori che dovessero partecipare». «La European Superleague Company ha intentato un'azione contro la Fifa e la Uefa dinanzi al tribunale commerciale di Madrid (Spagna), sostenendo che le loro norme sull'approvazione delle competizioni e sullo sfruttamento dei diritti dei media sono contrarie alla legge – si legge nell'atto –. Avendo alcuni dubbi in merito in relazione, tra l'altro, al fatto che la Fifa e l'Uefa detengono un monopolio su tale mercato, il giudice spagnolo ha sottoposto alcune questioni alla Corte di giustizia», spiega la corte che «rileva che l'organizzazione di competizioni calcistiche interclub e lo sfruttamento dei diritti mediatici costituiscono, evidentemente, attività economiche. Devono quindi rispettare le regole della concorrenza e rispettare le libertà di movimento, anche se il valore economico dello sport presenta alcune caratteristiche specifiche, come l'esistenza di associazioni dotate di determinati poteri di regolamentazione e controllo e il potere di imporre sanzioni. La corte rileva inoltre che, parallelamente a tali competenze, anche la Fifa e l'Uefa si organizzano competizioni calcistiche». La corte dichiara poi che, «quando un’impresa in posizione dominante ha il potere di determinare le condizioni alle quali imprese potenzialmente concorrenti possono accedere al mercato, tale potere, tenuto conto del rischio di conflitto di interessi che dà luogo a tale potere, deve essere soggetto a criteri utili per garantire che siano trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati. Tuttavia, i poteri della Fifa e della Uefa non sono soggetti a nessuno di questi criteri. La Fifa e la Uefa stanno quindi abusando di una posizione dominante». «Inoltre, data la loro natura arbitraria, le loro norme in materia di approvazione, controllo e sanzioni devono essere considerate restrizioni ingiustificate alla libera prestazione dei servizi. Ciò non significa che una competizione come il progetto della Superlega debba necessariamente essere approvata. La corte, interpellata in generale sulle regole Fifa e Uefa, nella sua sentenza non si pronuncia su quello specifico progetto». Parallelamente, la corte osserva che «le norme Fifa e Uefa relative allo sfruttamento dei diritti mediatici sono tali da arrecare danno ai club calcistici europei, a tutte le società operanti nei mercati dei media e, in ultima analisi, ai consumatori e ai telespettatori, impedendo loro di godere di nuove e potenzialmente innovative Competizioni interessanti, spetta però al Tribunale di Commercio, verificare se tali regole possano comunque avvantaggiare diversi attori del calcio, ad esempio garantendo in modo solidale la redistribuzione dei profitti generati da queste serate».
La reazione della Uefa
La sentenza di giovedì 21 dicembre non contiene una formale approvazione del progetto Superlega ed è su questo aspetto che la Uefa si concentra. «La Uefa prende atto della sentenza pronunciata oggi dalla corte di giustizia della corte europea nel caso della European Super League. Questa sentenza non implica l'approvazione o la convalida della cosiddetta “super league”, ma piuttosto sottolinea una carenza storica nel quadro della pre-autorizzazione della Uefa, un aspetto tecnico che è già stato riconosciuto e affrontato nel giugno 2022», dice l'organizzazione presieduta da Aleksander Ceferin. «La Uefa è fiduciosa nella solidità delle sue nuove regole, e nello specifico che siano conformi a tutte le leggi e regolamenti europei pertinenti», sottolinea la Uefa nella nota. «La Uefa rimane risoluta nel suo impegno a sostenere la piramide calcistica europea, assicurando che continui a servire i più ampi interessi della società. Continueremo a plasmare il modello sportivo europeo collettivamente con associazioni nazionali, leghe, club, tifosi, giocatori, allenatori, istituzioni europee, governi e partner».
Il progetto
Il progetto Superlega è nato nel 2021 con l'iniziativa di 12 club e nella sua forma originaria è rapidamente tramontato. Nove società si sono immediatamente sfilate davanti allo scontro con la Uefa, a favore della quale si sono schierati anche i governi di diversi paesi. A sostenere il progetto sono rimaste Real Madrid e Barcellona, con la Juventus in una posizione più defilata dopo l'annuncio di uscita dall'iniziativa. Inizialmente, la Superlega è stata presentata come un "torneo chiuso”, con presenze garantite per top club e inviti per alcune società. Nella successiva rielaborazione, è stato modificato lo schema che è diventato 'aperto' a 60 club, con una struttura divisa in categorie differenti, con meccanismi di promozione e retrocessione. Ogni squadra disputerebbe tra le 14 e le 20 partite ogni anno, in un format compatibile con i campionati nazionali. «Abbiamo ottenuto il diritto di competere. Il monopolio Uefa è finito. Il calcio è libero. I club sono ora liberi dalla minaccia di sanzioni e liberi di determinare il proprio futuro», dice Bernd Reichart, Ceo della società A22 che ingloba il progetto Superlega. «Per i tifosi proponiamo la visione gratuita di tutte le partite della Super League», aggiunge. «Per i club le entrate e le spese di solidarietà saranno garantite», afferma. «Al Real Madrid accogliamo con favore la decisione della corte», dice Florentino Perez, presidente del Real Madrid e pilastro del progetto. «Nei prossimi giorni studieremo la portata di questa delibera. In primo luogo, il calcio europeo non sarà un monopolio. In secondo luogo, i club saranno padroni del proprio destino. Oggi trionfa l'Europa delle libertà, del calcio e dei suoi tifosi. Oggi prevalgono la legge e la libertà. 70 anni fa compivamo un passo fondamentale con la creazione della Coppa dei Campioni. Difenderemo un progetto moderno e compatibile con le competizioni nazionali e che imporrà effettivamente il rispetto del fair play finanziario. Proteggerà i giocatori ed entusiasmerà i tifosi», dice annunciando che «da oggi gli sforzi si intensificheranno. Nessuno ha detto che porre fine a un monopolio sarebbe stato facile». Con la Superlega «ci sarà un calcio all'altezza del XXI secolo. Lavoreremo senza minacce, senza agire contro niente e nessuno. Da oggi il presente e il futuro sono nelle mani dei club e dei loro tifosi. È un grande giorno per la storia del calcio e dello sport».
Chi sta facendo un passo indietro
«La nostra posizione non è cambiata». Fra i club fondatori, salvo poi fare un passo indietro a poche ore dall'annuncio, il Manchester United fa sapere in una nota di non essere interessato alla Superlega dopo il via libera arrivato di fatto con la sentenza della corte di giustizia europea. «Rimaniamo pienamente impegnati nella partecipazione alle competizioni Uefa e in una positiva collaborazione con Uefa, Premier League e gli altri club dell'Eca per continuare a sviluppare il calcio europeo», si legge ancora nella nota dei Red Devils. Anche Manchester City e Chelsea erano tra 12 club fondatori della Super Lega ed entrambi erano stati poi i primi a uscirne. E ora come allora, Manchester City e Chelsea non sono più interessati alla Superlega sebbene la corte di giustizia dell'Unione europea ne abbia riconosciuto il diretto di esistere. «Questa sentenza non cambia la nostra posizione - fa sapere il Chelsea -. Crediamo fermamente che, lavorando al fianco della Premier League, della Football Association, degli altri club europei attraverso la nostra forte relazione con l'Eca, della Uefa e della Fifa, possiamo, insieme, continuare a far crescere il calcio europeo a vantaggio di tutti». «Il Manchester City ha confermato che nel 2021 ha avviato formalmente le procedure per uscire fuori dal gruppo che lavorava a un piano per una Superlega - si legge invece in una nota dei Citizens -. La nostra posizione non è cambiata. Restiamo legati ai valori del calcio europeo e continueremo a lavorare con gli altri club attraverso l'Eca e a partecipare alle competizioni europee».
Le italiane
Tra i club italiani, Milan, Inter e Juventus figuravano nella rosa dei 12 club fondatori della Super Lega: se i due club meneghini avevano preso subito le distanze, la società bianconera lo aveva fatto soltanto nel giugno scorso. Nessun commento dal club torinese, ma l'ex presidente Andrea Agnelli - grande fautore della Superlega - torna a far sentire la sua voce su X: “Fino alla fine", recita il post che riprende il celebre motto juventino, e cita parte del testo del brano degli U2, "Where the streets have no name", che si chiude con "Love football". L'Inter, in una nota, ribadisce che «il futuro del calcio europeo possa essere garantito solamente dalla collaborazione tra i club all'interno dell'Eca e in partnership con Uefa e Fifa». Come la Roma, che «non appoggia in nessun modo alcun progetto di cosiddetta Superlega che rappresenterebbe un inaccettabile attacco all'importanza dei campionati nazionali e alle fondamenta del calcio europeo». C'è poi il post su X del Pescara: il club abruzzese, che ha come allenatore un certo Zdeněk Zeman comunica che, «non avendo ricevuto alcun invito alla Superlega, non rilascerà dichiarazioni in merito». Anche perché, del resto, risulta difficile immaginare che zemanlandia faccia rima con Superlega.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
