Il Tirreno

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Il caso

Alluvione in Toscana, il vivaio è ancora coperto di fango: servono 400mila euro per ripulirlo

di Luigi Spinosi

	Roberto Gheri e il vivaio devastato
Roberto Gheri e il vivaio devastato

Montale, danni per 1,5 milioni euro: «La mia azienda è diventata una discarica a cielo aperto»

08 dicembre 2023
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MONTALE. Il lavoro di una vita cancellato in una notte, ritrovandosi a partire praticamente da zero a 73 anni: è la storia di Roberto Gheri, titolare dei vivai Gheri, sommersi da una valanga di melma nell’alluvione del 2 novembre. E proprio da lì, dalla rimozione di quella melma, dovrà partire la rinascita dell’attività creata oltre 50 anni fa dall’uomo che oggi si muove sconsolato tra il fango e i rifiuti, ancora tutti lì a distanza di oltre un mese, che hanno invaso i 4 ettari del suo vivaio: «Viene a mancare la voglia – commenta Roberto Gheri – prima le gelate, e siamo ripartiti, poi la crisi, e siamo ripartiti, poi le devastazioni del vento e siamo ripartiti. E ora è arrivato questo. È difficile anche fare un bilancio dei danni. Solo per rimuovere il fango da qua è stato fatto un preventivo di 400mila euro, ma probabilmente la spesa sarà maggiore. Si trattava di presentare una perizia entro pochi giorni, mentre eravamo ancora con le mani nel fango per ripulire case e magazzini. Ma quella cifra, quei 400mila euro, come mi hanno spiegato i tecnici che hanno fatto la perizia, sono solo per rimuovere lo strato di terra che ha invaso i vivai. Ma l’acqua qua ha portato di tutto e non si sa cosa c’è lì sotto. Se, come è probabile, ci saranno rifiuti industriali, a far crescere ancora il costo della rimozione e dello smaltimento sarà un soffio».


Il vivaio si trova infatti tra la zona industriale e la ferrovia, e l’acqua arrivata dall’Agna si è riversata prima sulle aziende, poi ha invaso il vivaio Gheri, portando con sé di tutto (compresa un’automobile arrivata da chissà dove) prima di raggiungere la ferrovia, attraversarla e invadere la zona residenziale di via Alfieri, dove si trovano anche la casa e uno dei magazzini di Roberto Gheri, che ha subito dunque ulteriori danni anche sotto questo profilo (compresa la distruzione, tra le altre, della sua raccolta di incisioni musicali a cui l’uomo, appassionato melomane, era molto legato). Ma il disastro è su questo lato della ferrovia, sui 4 ettari del vivaio: qui solo un tubo largo circa un metro, un pertugio come lo definisce Gheri, serviva a raccogliere e a smaltire a sud dei binari l’acqua che si accumulava nella zona, che è più bassa dell’area circostante, mentre le bocche di sfogo, come una sorta di imbuto rovesciato erano più larghe. E le conseguenze si sono viste il 2 novembre.

Dell’attività restano ora solo le piante più alte, comunque destinate a una sorte infausta. Per il resto la superficie ricorda quella di un pianeta alieno di qualche film di fantascienza. «È diventata una discarica a cielo aperto, con uno strato di decine e decine di centimetri di fango e sporcizia – riprende Roberto Gheri – avevo appena trapiantato oltre 4mila piantine di araucarie. Non ne è rimasta nemmeno una. Sono state portate via dall’acqua, finite chissà dove. E anche le piante più grandi, quelle rimaste, difficilmente sopravviveranno, con le radici soffocate da quello strato di melma».

«E qui – continua Gheri indicando un’altra parte dei terreni, adesso ricoperta da rifiuti di ogni tipo – stavo per fare uno spazio per la vasetteria. Ringrazio il cielo di non averlo fatto, perché adesso sarebbero stati altri soldi buttati».

Ripartire non sarà facile, nonostante la tenacia che caratterizza le persone che, come Roberto, lavorano la terra e sono abituate a lottare con gli elementi, anche perché non sono solo i 400mila euro (a essere ottimisti), e non è nemmeno il milione e mezzo complessivo di danni (sempre a essere ottimisti) comprendendo piante e attrezzature distrutte: «Menomale che finalmente son vecchio e non dovrò averci a che fare a lungo con situazioni del genere». 

 

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