Mps riapre il risiko: dalla vendita del 25% una boccata d'ossigeno da 920 milioni
Per il l ministero l’operazione rappresenta «la prima fase di un più ampio processo di valorizzazione»
Il vice premier Matteo Salvini e il centrodestra esultano, il presidente della regione Toscana Eugenio Giani si aspetta un «grazie» per aver scongiurato «la svendita ad Unicredit» mentre i sindacati, tiepidi, allontanano lo spettro dello «spezzatino» e tornano a temere per il futuro dei lavoratori.
Il giorno dopo l’avvio della procedura accelerata che ha portato il Mef a cedere il 25% delle quote del capitale sociale ad un centinaio di fondi, Montepaschi scivola in Borsa e chiude con -7,94% a 2,83 euro, sotto il prezzo di 2,92 euro al quale lunedì sera il ministero ha collocato le azioni scendendo al 39,23% della banca. Boom di scambi: nel corso della seduta sono passati di mano 100 milioni di azioni dell’istituto senese, pari a oltre il 7,9% del capitale (quasi l’8%), contro una media di 2,9 milioni degli ultimi 30 giorni. E mentre sul mercato c’è già chi scommette che il Tesoro, dopo i conti annuali, possa valutare di vendere un’altra tranche la prossima primavera e accelerare ulteriormente l’uscita dal capitale della banca prevista entro il 2024, si torna a parlare di risiko.
Per gli analisti finanziari, infatti, la procedura di privatizzazione lampo avviata dal governo è destinata a far tornare di attualità il tema delle future nozze della banca. Le condizioni per le fusioni e acquisizioni stanno «migliorando, sia sul fronte legale sia per il collocamento» e questo «favorisce le fusioni e acquisizioni con operatori di dimensioni simili» spiegano da Mediobanca. Recenti indiscrezioni avevano individuato in Banco Bpm l’opzione preferita per l’operazione. Ma Banco Bpm ha sempre respinto ogni notizia sul suo potenziale interesse per Mps. «E già a metà dicembre potrebbe annunciare una solida strategia standalone» precisano ancora gli analisti. Come spiegato dal Tesoro, l’operazione rappresenta solo «la prima fase del più ampio processo che porterà il Mef a valorizzare pienamente la Banca» ma intanto consente all’esecutivo di fare cassa in vista delle coperture necessarie alla manovra 2024, circa 920 milioni di euro, con un corrispettivo per azione superiore di quasi il 50% rispetto al prezzo di sottoscrizione dell’aumento del capitale sociale della banca realizzato nel novembre 2022 quando aveva investito 1,6 miliardi. «Spero che si vada nel senso del matrimonio – ha detto il presidente Eugenio Giani – quindi non più fagocitare il Monte dei Paschi perché considerato un carrozzone, come veniva considerato tre anni fa», bensì «un matrimonio con realtà che non offuschino la sua identità, le sue maestranze, il radicamento in Toscana e in particolar modo a Siena, ma le esaltino per renderlo ancora più forte».
La dismissione della quota rimanente potrebbe avvenire a questo punto in una o più fasi, mediante un’offerta pubblica o tramite operazioni straordinarie, compresa una fusione. La cessione della quota di minoranza consente intanto all’esecutivo di guadagnare tempo mentre la dimensione più contenuta della partecipazione residua da collocare, insieme ai progressi compiuti negli ultimi due anni sul fronte della redditività e della ristrutturazione, potrebbe agevolare un’eventuale operazione futura con potenziali partner.
«Sono orgoglioso di essermi opposto, nonostante anni di gestione fallimentare del Pd, alla svendita di Mps. Oggi raccogliamo i frutti di scelte strategiche che faranno guadagnare le famiglie italiane dopo i soldi investiti grazie all’ultimo aumento di capitale» ha detto il ministro Salvini. Con lui esulta anche Fratelli d’Italia per voce del deputato senese Francesco Michelotti: «L’operazione va nella giusta direzione e può rendere concreto anche il progetto di un nuovo polo bancario molto attento alle esigenze territoriali» ha detto. Di «operazione brillante e coerente con quanto è stato dichiarato in sede di finanziaria» ha parlato invece il presidente di Cassa Depositi e Prestiti Giovanni Gorno Tempini mentre i sindacati non si sbilanciano. E se per la Fisac Cgil, è «indispensabile il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, per la gestione di eventuali evoluzioni di tipo industriale» la First Cisl dice no ad una “svendita spezzatino” rivendicando il fatto che «la banca è solida e che serve un’operazione di sistema con Fondazioni bancarie» mentre la Uilca torna a chiedere «tutela per il futuro dei dipendenti».
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