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Ora Grillo si fa (il falso) esame di coscienza: «Ho peggiorato il Paese. E non è una battuta»

di Michele Gambino
Ora Grillo si fa (il falso) esame di coscienza: «Ho peggiorato il Paese. E non è una battuta»

Da Fazio dichiara: «Ho sbagliato tutto». La richiesta di impeachment per Mattarella, gli insulti alla Montalcini, le posizioni no-vax e le Ong “taxi del mare”

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Per ognuno di noi arriva il momento in cui, giunti al crepuscolo della vita, sentiamo il bisogno di fare i conti con noi stessi, e ci fermiamo a chiederci con malinconia quali tracce lascerà il nostro passaggio sulla terra. Va da sé che normalmente questi bilanci si fanno nel chiuso della propria coscienza, o confidandosi con qualcuno che ci è caro.

Se invece sei Beppe Grillo, e hai attraversato la storia del nostro Paese, ecco che il bilancio della tua vita puoi permetterti di farlo in pubblico, in maniera fragorosa, come fragorosa è stata tutta la tua esistenza.

Grillo da Fabio Fazio (record di ascolti, e onore al merito al conduttore, che calcola ogni passo e non ne sbaglia uno) si è presentato all’inizio come se fosse pronto alla pubblica seduta di autocoscienza di un uomo straripante: «Sono qui per sapere chi sono – ha esordito rivolto al pubblico – sono il peggiore? Sì, sono il peggiore, ho peggiorato questo Paese, non c’è battuta in questo...».

Peccato che nel fare il suo bilancio Beppe Grillo ha un po’ barato sui pesi. E d’altra parte imbonire, ingannare, inventare, fa parte tanto della professione del politico che di quella del comico, e dunque Grillo è doppiamente giustificato. Basta non cadere nei suoi giochetti, e capire che l’esordio autocritico e introspettivo era solo un espediente per la rivendicazione orgogliosa delle cose fatte: ho abolito il 144, ho portato Skype in Italia, ho attaccato la Parmalat, l’Enel, ho avuto la macchina all’idrogeno...

Tutte battaglie che guarda caso Grillo condusse molto prima che Di Maio e compagnia apparissero all’orizzonte. Come se il partito che nel 2018 mise in un angolo i partiti fosse un parto secondario e non tanto rilevante della sua inesauribile energia.

E invece non è così: ce lo ricordiamo tutti il povero Pierluigi Bersani, premier incaricato nel 2013, costretto alle consultazioni in diretta streaming con i carneadi Crimi e Lombardi, a loro agio davanti alle telecamere come due capponi davanti al cuoco.

Al navigato e dunque “impuro” diessino che chiedeva voti in Parlamento per fare un governo, gli immacolati Crimi e Lombardi dissero di sentirsi come a “Ballarò” (inteso come programma televisivo) e chiesero «le prove». Le prove di cosa non riuscirono a spiegarlo. Forse, per avere i voti, il povero Bersani avrebbe dovuto dimostrare di non essere mai stato in Parlamento e di non sapere nulla di politica, così da mettersi alla pari con loro.

Sono stati tanti gli errori politici di Grillo. Eppure, dopo aver detto da Fazio «Ho sbagliato tutto», di quegli errori non ne ha citato nemmeno uno.

E allora, visto che viviamo in un eterno presente, vale la pena ricordarne qualcuno di questi errori: dalla richiesta di impeachment per il presidente Mattarella agli insulti a Rita Levi Montalcini; dalle posizioni no-vax all’appoggio al movimento dei forconi francese; dalle ironie sugli autistici all’aver definito le navi delle Ong “taxi del mare”, fino alla battaglia delle battaglie, quella per l’uscita dall’euro, così demenziale che oggi nessuno, nemmeno tra i pasdaran del movimento, osa ricordarla.

«Noi siamo stati un movimento evangelico, siamo nati il 4 ottobre come San Francesco», ha rivendicato il fondatore davanti al pubblico di Fazio. Nel sentirlo è venuta in mente una cosa che ripeteva spesso una vecchia volpe della prima repubblica, il socialista Rino Formica, quando parlava del suo partito: «Il convento è povero, ma i frati sono ricchi».

Il convento dei 5 Stelle fece in fretta a riempirsi di fraticelli vestiti alla Upim, ma non ci volle molto prima che molti di loro cominciassero ad uscirne in doppiopetto e tailleur firmato. Fece scuola Roberto Fico, il presidente della Camera, immortalato mentre andava a Montecitorio in autobus, nel primo giorno del nuovo lavoro, e finito a battagliare per l’auto blu e l’ufficio di rappresentanza anche dopo aver perso la carica.

Di tutti gli errori in buona fede di Grillo il più grande fu proprio quello di non conoscere la natura umana. E dunque di non saper immaginare che una coalizione fondata sull’uno vale uno e sul pauperismo, non teneva conto delle lusinghe del potere e delle aspirazioni personali di ogni individuo.

“Umano, troppo umano”, scriveva Nietzsche. Per questo la stragrande maggioranza degli eletti dal popolo pentastellati, appena entrati in Parlamento, si scordò dei buoni propositi e iniziò una feroce battaglia contro la propria povertà. Ed è vero che con il Reddito di cittadinanza i grillini dimostrarono d’interessarsi anche delle altrui povertà, ma quel decreto, come quasi tutta l’azione politica dei cinquestelle, era così zeppo di approssimazioni ed errori da poter essere cancellato dalla nuova maggioranza senza colpo ferire.

«Io sono un uomo buono», ha detto anche l’ex comico. Potrebbe venirci in mente un altro uomo buono, l’apprendista stregone di Disney (ma ad inventarlo era stato Goethe) che senza cattive intenzioni fece marciare le scope e combinò disastri.l




 

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