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Alluvione in Toscana, sommersi tre volte in 8 giorni: «Così nemmeno nel 1966» – Video

di Alessandro Formichella
Alluvione in Toscana, sommersi tre volte in 8 giorni: «Così nemmeno nel 1966» – Video

Prato: l’argine sinistro del Bagnolo, dove si è aperta la falla, era stato appena ripristinato dopo la rottura di giovedì scorso

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PRATO. Rompe il torrente Bagnolo nella parte ovest della città e la città di Prato torna in un attimo sotto l’incubo alluvione. Quarta allerta arancione e terza esondazione in otto giorni di emergenza. Poco prima delle 22 di venerdì sera, dopo un’altra “bomba” di pioggia che ha scaricato oltre 30 millimetri di acqua in un’ora su un terreno totalmente impregnato da quasi dieci giorni, l’argine sinistro del Bagnolo ha di nuovo rotto come già aveva fatto la sera di giovedì 2 novembre.

La zona si era allagata anche durante l’emergenza fra sabato e domenica scorsi. Un fronte di circa cinque metri si è aperto al confine dei comuni di Prato e Montemurlo, a circa 500 metri dalla chiesa di Sant’Ippolito in Piazzanese.

Niente da fare. Un’altra notte di alluvione, con l’acqua esondata dal torrente che è arrivata fino a circa 60 centimetri di altezza in un gruppo di abitazioni ex coloniche di via Sant’Ippolito.

Una decina questa volta le abitazioni coinvolte direttamente dall’ennesima esondazione.
 Venerdì sera, la protezione civile aveva diramato l’allerta avvertendo tutte le famiglie del borgo di andare ai piani più alti delle abitazioni o di evacuare immediatamente seguendo le indicazioni del Comune di Prato.

Sono 170 le persone alle quali è stato dato ordine di evacuare dai piani terra delle proprie case per trovare rifugio ai piani più alti. Ieri mattina, il lago di acqua e fango aveva coperto tutta la parte alta del borgo di Sant’Ippolito. «Da che abbia ricordi non era mai accaduto che il Bagnolo rompesse gli argini – dice Marcello Menicacci, 73 anni, che ha casa e azienda agricola alluvionate e che qui abita fin dalla nascita, vale a dire dal 1950 –. Neppure nel 1966, durante l’alluvione di Firenze, si era avuta una situazione simile. Dal 2 novembre scorso questa è la terza volta che abbiamo le abitazioni alluvionate, questa volta con un quantità di acqua minore rispetto alla notte terribile fra il 2 e il 3 novembre scorso».

Fra via Visiana e via San’Ippolito è un pieno di mezzi della protezione civile e di idrovore in funzione. Ma anche qui ci vogliono ore per togliere acqua, fango e detriti dalle abitazioni e dai campi incanalandoli verso il torrente Ficarello che si trova più in basso.

L’argine sinistro del Bagnolo, dove si è aperta la falla, era stato appena ripristinato dopo la rottura di giovedì scorso. Un lavoro veloce, una corsa contro il tempo. Ma è stato proprio il tempo che è mancato. Tanto che venerdì sera, si è avuta la nuova rottura.

«Quasi inutile con tutta l’acqua che è venuta giù in dieci giorni – dice uno degli uomini della protezione civile mentre è al lavoro – bisogna che smetta di piovere e che i lavori siano realizzati con massicciate di calce e sassi. Ma ci vuole tempo per consolidare un lavoro di questo tipo. E qui il tempo non c’è stato».

Per le vie del borgo si trovano gli uomini della protezione civile della Regione Campania, quelli dell’associazione La Racchetta di Scandicci, la Misericordia di Vicarello, la protezione civile della Pubblica Assistenza L’Avvenire di Prato. Sono tutti al lavoro. Di nuovo, dopo un’altra ondata di maltempo che ha flagellato la seconda città toscana.

Una nuova alluvione in una Prato che è già stata martoriata prima dall’uragano Ciaran e adesso dalla nuova perturbazione di origine atlantica. Una storia senza fine che, per chi la sta vivendo, ha ormai i contorni dell’incubo, se oggi e anche nei prossimi giorni non farà capolino dal cielo qualche raggio di sole.


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