«Avremo altri eventi estremi in Toscana»: l’esperta spiega perché il clima sarà sempre più “pericoloso”
Parla la professoressa Marta Pappalardo: «Abbiamo perso la nostra sfida contro la natura. La cementificazione delle nostre città tra le cause principali dei disastri a cui stiamo assistendo»
«Esagerato» e «sottovalutato». Sono le parole chiave. Il riassunto, invece, sta in una frase: «Non abbiamo vinto la nostra battaglia contro la natura». Marta Pappalardo studia il clima di mestiere. È una professoressa dell’università di Pisa e ricercatrice, membro della giunta del dipartimento di scienze della terra. E quando analizza il disastro che si è consumato in Toscana nella serata di giovedì 2 novembre – con il maltempo che ha mandato sott’acqua intere città, devastato paesi e causato delle vittime – tiene subito a precisare che «non è corretto parlare di qualcosa di mai visto».
Perché secondo lei il maltempo di giovedì 2 novembre non si può definire un “evento eccezionale”?
«In realtà diciamo che il clima è sempre stato caratterizzato dai cosiddetti eventi estremi. Quando parliamo di “clima” svolgiamo un esercizio di approssimazione, ovvero facciamo media delle condizioni degli ultimi 20-30 anni e sulla base di queste definiamo il nostro clima. Se prendessimo scale temporali più lunghe la nostra idea di clima potrebbe cambiare. Se vivessimo 300 anni, per esempio, definiremmo in maniera diversa il nostro clima. Dobbiamo essere consapevoli che possono svilupparsi eventi estremi, come una nevicata nel deserto del Sahara e inverni miti nel Mediterraneo. Diciamo che sono consueti».
Dunque stiamo contando troppi danni rispetto alla quantità di pioggia caduta nel pomeriggio e nella serata di giovedì?
«Secondo me sì. Ho osservato i dati e credo che in alcuni punti, alcune zone del Pisano per esempio, la quantità di pioggia cumulata sia stata molto importante, ma le scene di devastazione che si sono verificate in altre aree sono prevalentemente il frutto della nostra capacità sempre minore di fronteggiare questo tipo di eventi».
Può spiegarsi meglio?
«Abbiamo riempito le nostre città di cemento, costruito case e palazzi. Questo ha compromesso la capacità di assorbimento dell’acqua da parte del terreno».
C’è un legame tra il cambiamento climatico e quanto accaduto in Toscana?
«Sì. Se d’estate fa più caldo aumenta la quantità di calore che si sviluppa nell’atmosfera e successivamente viene assorbito dal mare nel nostro contesto ambientale. Calore che poi viene rilasciato lentamente, dato che il mare assorbe calore più lentamente della terra e lo rilascia più lentamente. Più calore il mare assorbe d’estate, più ne restituisce in autunno, col risultato che aumenta il vapore acqueo presente in atmosfera, e quindi le precipitazioni hanno carattere più intenso».
Crede che eventi come quello del 2 novembre diventeranno “normali” nei prossimi anni?
«Normali no, ma sicuramente dobbiamo abituarci a fronteggiarli più spesso di quanto accaduto finora. L’aumento globale delle temperature, stando a quanto si sta osservando a livello scientifico, sta causando un aumento della frequenza di questi eventi stremi. Lo scenario è quello che eventi come questo aumentino di frequenza se le temperature globali continueranno a salire. Un aumento di questo tipo di piogge torrenzali è probabile».
Cosa si può fare per prevenire disastri e vittime?
«Possiamo tenere i fenomeni sotto controllo. La Toscana ha un sistema di monitoraggio ottimo. E la politica deve capire che la pianificazione territoriale deve andare incontro alle esigenze di un futuro climatico che, se non prevenuto a dovere, per noi potrebbe essere problematico».
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