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La testimonianza

Maltempo, i Comuni e le allerte-caos: io, insegnante pendolare, e il “Progetto Maiorca”

Marco Farano livornese che insegna all’Istituto alberghiero Matteotti di Pisa e il collage ironico pubblicato sui social da Marco Farano
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Marco Farano livornese che insegna all’Istituto alberghiero Matteotti di Pisa e il collage ironico pubblicato sui social da Marco Farano

Marco Farano vive a Livorno e per andare a Pisa col maltempo fa scattare… questo progetto

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Livorno, ore 7,30 di martedì scorso, la Protezione civile ha diramato un’allerta arancione. Così Marco Farano esce di casa e dà inizio al “Progetto Maiorca”. Non è un sub, come lavoro fa l’insegnante.

Ma per raggiungere l’istituto Matteotti di Pisa deve affrontare il maltempo. Così ha deciso di «ribattezzare il suo viaggio col nome dell’apneista italiano più volte record mondiale di immersione».

Un’ironia che nasconde un dubbio. Il professore percorre spesso i 25 chilometri tra lui e il suo posto di lavoro chiedendosi: «Quella di martedì scorso è stata una delle tante giornate in cui viene decretata l’allerta meteo arancione. Perché il sindaco livornese Salvetti chiude le scuole, mentre il pisano Conti non lo fa? Perché non vi mettete d’accordo e ci dite come ci dobbiamo comportare?».

Una domanda che nasce dalla vicinanza tra le due città e che non si pone solo lui. Perché «è vero, a Livorno la pioggia causa disagi molto più che a Pisa» ma, come l’insegnante dell’alberghiero, anche tanti «studenti sono pendolari». E quando arriva il maltempo anche loro diventano protagonisti del “Progetto Maiorca”. «I ragazzi che viaggiano tra Livorno e Pisa sono tanti – conferma Farano –. E per loro non c’è alternativa ai mezzi pubblici. Devono spesso prendere un bus per raggiungere la stazione ferroviaria. Da qui proseguono in treno. Quindi prendono un altro autobus per raggiungere la scuola. È una routine che col maltempo diventa un’avventura. Tra ritardi e cancellazioni non sanno se raggiungeranno o meno la scuola. Così come non sanno se e quando riusciranno a tornare. Alla fine preferiscono restare (o ne approfittano, ndr) a casa».

Un’opzione che l’insegnante non può esercitare. Farano si definisce un «insegnante pendolare». «Viaggio da 26 anni – rivela –. Mi sono sempre spostato soprattutto con la macchina. Il sogno nel cassetto è sempre stato quello di andare a scuola in bicicletta, ma prima ho insegnato a Rosignano, poi a Piombino, ora a Pisa. È diventata un’abitudine». Così come affrontare il maltempo: «Tanti anni fa a Rosignano si allagò tutto. Lasciai la macchina lì e tornai con un amico cercando di evitare l’acqua alta. Ma a volte ho avuto paura di finire sott’acqua anche a Pisa e nel tragitto per raggiungerla: uno si fa coraggio e guida sperando di raggiungere la sponda opposta della pozzanghera».

Il tutto sempre senza perdere la vena ironica. E proprio questa qualità ha contribuito a portare il problema degli studenti e dei docenti pendolari all’attenzione del sindaco Salvetti. Il suo post ha contribuito alla richiesta di un maggiore coordinamento tra comuni vicini in caso di maltempo. Una richiesta che magari darà una risposta anche i dubbi di Funaro: «Lunedì scorso le scuole erano chiuse a macchia di leopardo: a Rosignano si entrava in classe, a Livorno no, a Pisa sì e a Massa Carrara no. Serve un po’ più di comunicazione e coordinamento».

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