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Toscana

La testimonianza

Attentato a Bruxelles, il viareggino nei luoghi del terrore: «Ero in metro e la polizia ci ha fatto scendere all’improvviso. In città silenzio e sirene»


	Il luogo dell'attentato di Bruxelles e Gianluca Cerri
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Il luogo dell'attentato di Bruxelles e Gianluca Cerri

Gianluca Cerri lavora nella capitale belga e si è trovato quasi in mezzo al caos. «Qui c’è un filo di apprensione costante, ne sono capitate tante»

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BRUXELLES.  Gianluca Cerri è un viareggino che abita a Bruxelles, dove lavora come tecnico elettronico per una società belga che ha un contratto di manutenzione con la Commissione Europea. Era in metropolitana di ritorno a casa quando si è verificato l’attentato terroristico nella città belga, con due vittime uccise da un terrorista islamico che rivendica la sua appartenenza all’Isis. Stava tornando dal lavoro quando Bruxelles si è ritrovata a piombare nella paura del terrorismo islamico. E lui, dai luoghi dell’attentato, non era molto lontano.

«Non ero proprio sul posto dell’attentato ma stavo tornando in metro. A un certo punto la polizia ci ha fatti scendere dai vagoni e ha svuotato tutto il treno. La polizia cercava l’attentatore, il fatto era appena successo. Noi lì non sapevamo nulla, io l’ho capito solo quando sono tornato a casa accendendo la televisione», racconta Cerri. «Io abito di fronte allo stadio, la partita l’hanno sospeso. La gente è rimasta dentro, a partita sospesa. La situazione è surreale, ci sono sirene ovunque in un silenzio strano delle strade vuote delle persone. Lo stadio pieno senza i cori e i rumori tipici della partita è strano».

Cerri conclude condividendo una sua inquietudine più profonda: «Qui a Bruxelles un filo di apprensione costante c’è, ne sono capitate tante. Quando vado in giro in metro sto sempre con gli occhi aperto, che non ci sia qualcosa di strano. Sto più attento che altrove».

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