Gioco
Livorno e il conflitto allo stadio. Ultras con bandiera palestinese e dg rappresentante ebraico: «Il vero problema è Hamas»
In occasione della gara in trasferta del club amaranto il presidente Joel Esciua ha chiesto ai tifosi di non esporre i colori della Palestina, ma non è stato ascoltato. Il direttore generale silenzia la polemica: «Il popolo palestinese non ha colpe, politica e pallone non devono stare insieme»
LIVORNO. «Stiamo parlando di Hamas, non del popolo palestinese». Diviso tra l’angoscia per le sorti del popolo ebraico e quelle del Livorno calcio, Vittorio Mosseri è tra due fuochi. Sabato 7 ottobre il consigliere Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) e presidente della comunità ebraica livornese ha vissuto l’attacco di Hamas a Israele e «le barbarie mai viste prima da parte di un gruppo di terroristi».
Domenica 8 da direttore generale del Livorno – società guidata da un altro esponente della comunità ebraica: Joel Esciua – ha affrontato gli echi polemici causati dalla bandiera della Palestina esposta a Ghivizzano dai 700 tifosi labronici allo stadio per la partita con il Ghiviborgo.
Il presidente Esciua ha chiesto ai supporter di non esporla. «L’attacco dei fondamentalisti è inconcepibile e condannato da tutti – ha spiegato Mosseri –. Io non ero alla partita, ma la rimozione della bandiere (che alla fine non c’è stata, ndr) è stata chiesta per non dare adito a polemiche. Penso che politica e calcio non vadano d’accordo. Ribadisco: il vero problema è Hamas, non la Palestina e tanto meno il popolo palestinese».
Una posizione in linea con quella delle comunità ebraiche. Al dolore e alla paura per il proprio popolo sotto attacco, si aggiungono le preoccupazioni per un allargamento del conflitto e per atti di terrorismo contro le comunità ebraiche in Italia e nel mondo. Non a caso (vedi articolo nella pagina a sinistra), anche in Toscana l’allerta è massima: sinagoghe e cimiteri sono ritenuti luoghi sensibili ed è stata incrementata la sorveglianza da parte delle forze dell’ordine.
«Come essere umano e cittadino del mondo sono sconvolto, indipendentemente dall’essere o meno rappresentante della comunità ebraica, mentre come livornese mi sento sereno – spiega Mosseri –. Io, la comunità livornese e tutta la comunità ebraica italiana ci sentiamo tutelati. Purtroppo siamo a rischio di attacchi da parte di fanatici. Per ideologia o per spirito di emulazione possono fare del male gratuitamente. Pensate ai turisti israeliani uccisi in Egitto. La situazione è difficilissima. Ma anche qui a Livorno le forze dell’ordine ci sono vicine e ci garantiscono la massima sicurezza».
«Ed è una cosa importante», sottolinea il capo della comunità ebraica ricordando «i bambini rapiti, i giovani uccisi mentre fanno festa, le donne stuprate, gli anziani presi come ostaggio ed esposti nelle piazze. Una cosa inaccettabile. Un attacco alla civiltà».
Un conflitto che mette a rischio la vita di persone a cui la comunità ebraica livornese è legata a doppio filo. «Chiunque di noi ha parenti e conoscenti che stanno lì – sottolinea Mosseri –. Noi viviamo nella paura per loro. Loro vivono nell’insicurezza e nel terrore. Come comunità, non solo livornese ma toscana e italiana, non ci siamo ancora incontrati fisicamente, ma ci scambiamo messaggi, informazioni e siamo vicini a chi si trova lì».
Vale a dire a chi sta vivendo da sabato in un incubo, forse amplificato dagli errori politici e organizzativi del premier israeliano Benjamin Netanyahu. «Dall’Italia non posso e non riesco a dare un giudizio alle sue scelte politiche», spiega Mosseri sottolineando però come le notizie che gli arrivano da Israele delineino una situazione di caos: «È un momento di insicurezza e paura. In tanti stanno cercando di andare via. Non solo israeliani, ma anche tanti turisti. Gli aeroporti sono chiusi, trovare un volo per poter raggiungere un altro paese è un’impresa».
Un dramma, conclude Mosseri, «frutto di un terrorismo bieco e bestiale. Le immagini che arrivano da Israele fanno male al cuore di qualsiasi uomo e i miei sentimenti sarebbero uguali indipendentemente dalla mia religione e dal fatto che sia coinvolto Israele. Come stiamo ricevendo vicinanza da tutti in tutto il mondo, allo stesso modo io esprimerei tutta la mia vicinanza a chiunque sia vittima di una barbarie simile, al di là delle religioni. In pericolo c’è l’intera civiltà».
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