Ora annusiamo i pomodori come fossero tartufi
La dittatura dei prezzi e c’è ancora chi dà la colpa alla guerra in Ucraina
È un vero peccato che tra le molte dittature avvertite solo dal bellicoso generale Vannacci – dittatura degli immigrati, dei gay, delle femministe, degli ambientalisti eccetera – ne manchi una.
Che invece è serissima e incombe su tutti noi: la dittatura dei prezzi.
Dicesi dittatura un sistema in cui tutti obbediscono e uno solo comanda (in genere, uno alla Vannacci). E questo è esattamente quel che succede con l’aumento dei prezzi: arrivano gli economisti a spiegarci che per questo e quel motivo i prezzi aumenteranno, e detto fatto i prezzi schizzano in alto. Solo che un mese dopo gli stessi economisti ci spiegano che la congiuntura negativa è terminata e i prezzi caleranno. E invece come se niente fosse quelli continuano a salire.
È dunque evidente che le parole degli economisti contano come una promessa di Matteo Salvini, e a che decidere per tutti è da sempre una misteriosa entità che dirige la baracca da una località segreta. Il cosiddetto mercato.
Gli esempi sono a portata di tutti. L’altra sera, per dire, ho portato i figli di un mio amico a fare un giro notturno al parco del Circeo. Lo avevo già fatto due anni fa, e allora il biglietto costava 8 euro. Quest’anno la stessa passeggiata di euro ne vale 12. Ho chiesto il motivo alla guida, e lui mi ha spiegato che è colpa della guerra in Ucraina. E per quanto nessuno abbia dubbi sul fatto che il maledetto Putin sia colpevole di innumerevoli misfatti (e lui non faccia niente per smentirci), sono rimasto lì a chiedermi in che modo c’entrasse lo zar del Cremlino col biglietto d’ingresso al parco del Circeo.
Altro esempio: nella località di mare in cui trascorro le vacanze, Sabaudia, c’è una frutteria il cui proprietario da sempre si vanta di vendere solo prodotti a chilometro zero, coltivati e raccolti su terreni di sua proprietà. Se questo è vero, e io non ho motivo di non credergli, non si capisce per quale motivo i pomodorini siano passati dai 4 euro al chilo della scorsa estate agli 8 di questa. E stavolta siamo sicuri che Putin non abbia colpe, visto che la scorsa estate la guerra in Ucraina era già in pieno svolgimento.
Il ragionamento vale anche per il supermercato di una nota catena in cui vado a fare la spesa da queste parti: le zucchine coltivate in zona hanno toccato la vetta degli 8 euro al chilo, e la gente invece di comprarli li annusa come fossero tartufi. I pomodorini raccolti in Campania, una cinquantina di chilometri più a sud, idem. I calamari, pescati secondo il cartellino nel vicino mar Tirreno, seguono le quotazioni della borsa di Londra. Ieri stavano a 30 euro al chilo.
Diciamolo, viene voglia di uscire di corsa da supermercato col carrello della spesa, caricare tutto nel portabagagli dell’auto e fuggire. Tanto poi passerà la Meloni a saldare il conto. Mi preoccupo non tanto per me, quanto per il generale Vannacci: se continua così, con l’intero ricavato delle vendite del suo libro potrà comprarsi al massimo un chilo di zucchine e mezzo di pomodorini.
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