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Clima, in Toscana fino al 60% di olive è andato perso tra gelate e temperature torride
Danni anche ai frutteti, Coldiretti: «Fenomeni inusuali». E ora tutti guardano all’arrivo delle piogge con trepidazione.
Un alito di vento increspa le fronde degli ulivi. A San Casciano (Firenze) – come in tutta la Toscana – fa caldissimo da giorni. Sui rami si agitano le poche olive rimaste. Non sono verdi, belle piene come al solito. Per quello ci vuole l’acqua. Sono invece striminzite. E «quest’anno la siccità ha smesso così tanto in stress la pianta da cominciare a scartare le olive che non riesce a portare a fondo nella maturazione», dice Matteo Mugelli, titolare dell’azienda agricola “Torre Bianca”. Lui è andato nella sua tenuta, a San Casciano, e ha visto che la metà delle olive non era più sui rami. «Le ho trovate a terra», racconta. È la “cascola”, in termini agricoli. «Un po’ è fisiologica – spiega – ma quest’anno è accentuata: le temperature sono fuori dalla normalità».
E già la stagione era partita male. «Nelle aree interne – continua – le piogge di maggio hanno bloccato l’impollinazione: così sui rami sono già cresciute meno olive. Per questo ho perso almeno il 50% della produzione. Se consideriamo anche il caldo e gli altri fattori, la perdita sale al 60% di olive, essendo ottimista». Con riflessi sui prezzi, anche visti i costi di produzione: «un aumento del 10-15% è inevitabile. Nella vendita finale una bottiglia da mezzo litro di olio extra verginea porto a 18 euro (da 16 euro). All’ingrosso è ancora peggio. E infatti sulla grande distribuzione stanno già virando su altri prodotti, riducendo sugli scaffali lo spazio dell’olio extravergine, che non può essere venduto ai prezzi di prima».
Ma il caldo e gli altri fenomeni estremi – gelate, grandinate, trombe d’aria e piogge eccessive – che si sono avvicendati nei mesi scorsi non hanno inciso solo sulla prossima annata olivicola, dove la riduzione oscilla tra il 10% e il 50% a seconda dell’areale, stima Coldiretti Toscana. Tutta la campagna ne risente: per gli alberi da frutto è diminuita la produzione di pere (-70%), mele (-30%), susine (-30%), meloni (-50%), frumento (-10%), pomodoro (-10%) ma anche delle varietà primaverili di miele (90%), latte (-15%) e uova (-10%). Previsioni in calo anche per il vino (-20%).
Lo sta toccando con mano sui suoi 50 ettari di frutteto in Val di Chiana Dante Moretti, titolare dell’omonima azienda agricola. Da lui le gelate di primavera avevano già fatto fuori almeno la metà della produzione di mele. Di più, l’80% in meno, per le susine. Il 70% per le pesche. E ora «il caldo – spiega Moretti – sta mettendo le piante sotto stress, c’è bisogno di più irrigazione (almeno il doppio) e il frutto, nonostante tutto, non cresce come dovrebbe».
E così le pesche non sono più quelle di una volta. Lontani i tempi dei frutti grandi, succosi. «Invece di averne una grande, da 300 grammi, ora è da 150 grammi. E – aggiunge Moretti – i prezzi di vendita sono inferiori: da oltre 1,20 euro a 80 centesimi».
E nelle campagne sono tutti preoccupati, conferma la presidente di Coldiretti Toscana Letizia Cesani: «Si tratta di fenomeni non tradizionali. I danni visibili di questo caldo ci sono, anche se non siamo ancora in grado di quantificarli perché il picco continua. Lo vedremo alla fine». Ma una cosa si può dire: «Il rischio che ci sia un aumento di prezzi è alto: non credo che l’incremento supererà un 10%, anche se è variabile da settore a settore. Perché al di là di un calo quantitativo, c’è l’aumento dell’irrigazione e in generale dei costi di produzione, che comunque non si scaricheranno interamente sul consumatore finale».
Ora tutti guardano all’arrivo delle piogge con trepidazione. Non del tutto positiva: «Per l’uva – conclude – ci preoccupano le grandinate. C’è la necessità che piova, ma c’è la paura che metta a rischio l’uva quasi pronta ad essere raccolta».
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