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Il caso

Le aggiusta il lampadario, diventa la sua stalker: persecuzioni al centro anziani, accusata 78enne

di Pierluigi Sposato
Le aggiusta il lampadario, diventa la sua stalker: persecuzioni al centro anziani, accusata 78enne

Grosseto, messaggi di minacce e offese: «Vengo a trovarti all’obitorio», «Sei impotente e schiavo»

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GROSSETO. Gelosia. A oltre 70 anni. Per un uomo sposato e che per giunta non ne voleva sapere nulla di lei. In un centro anziani. Una passione insana. E anche qualcosa di più visto che la donna è stata querelata e adesso dovrà affrontare un procedimento penale per stalking. Proprio perché lei non avrebbe accettato il rifiuto dell’uomo a intraprendere una relazione sentimentale.

Questioni arriveranno dopo l’estate all’attenzione del giudice Sergio Compagnucci. La pm Valeria Lazzarini ha chiesto il processo per la donna, oggi 78enne, per fatti avvenuti fino all’ottobre 2021 ma risalenti indietro nel tempo, già molto prima del periodo Covid. “Galeotta” (per lei) fu una richiesta di aiuto: lei aveva bisogno di una mano per un problema al lampadario nella sua abitazione, lui era andato a dare una sistemata e aveva risolto. Fine di tutto (per lui), anche perché lui – 76 anni, sposato e con due figli – non aveva motivo di cercare altro. Ma da quel momento, secondo quanto raccontato nella querela, era iniziato il calvario. Fatto di telefonate e di messaggi di lei a tutte le ore, anche di notte. Di appostamenti. Tornare al centro anziani dove lui trovava gli amici per giocare a carte era diventato un problema. Anzi, lo era già prima perché lei – secondo quanto raccontato da lui – lo aveva messo nel mirino già tempo addietro, infastidendolo. Al punto che la presidenza era stata costretta ad allontanarla dalla sala, almeno una volta. Poi la vicenda del lampadario, che aveva fatto scatenare quella che appare alla Procura una gelosia immotivata, ingiustificabile, fatta anche di messaggi deliranti, di offese e minacce. Lei era convinta che lui se la facesse con una certa donna, Antonella la chiamava, e voleva fare di tutto perché questa presunta relazione terminasse. Lo voleva tutto per sé. Con le buone o con le cattive. Si poteva andare da frasi più o meno accettabili o neutre giuridicamente come «Stai bene con quella maglietta bianca» a cose molto più pesanti. I messaggi acquisiti al fascicolo ne sono una testimonianza: «Tanto vengo a trovarti all’obitorio», «deficiente, impotente, sei uno schiavo, speriamo che tu muoia, ammazzati».

Ce n’erano talmente tanti che l’uomo, vistosi perso, aveva deciso di cambiare numero di telefono. Ma lei non si sarebbe arresa ed era riuscita a procurarselo. Come? Era entrata nella sua auto, aveva frugato un po’, aveva trovato un biglietto sul quale il pensionato aveva scritto il nuovo numero di telefono. E così la (brutta) storia era ricominciata. E l’uomo aveva dovuto di nuovo cambiare numero. Con tutte le preoccupazioni connesse allo stato di salute proprio e della moglie, che certo non poteva essere rasserenata dal fatto che arrivassero telefonate e messaggi anche nel cuore della notte.

Lei, comunque, era determinatissima. E secondo la querela non l’avrebbero fermata nemmeno le restrizioni per il Covid. In tempi di pandemia, il centro anziani era stato chiuso. Nei periodi in cui era possibile incontrarsi, l’uomo andava al bar per giocare con gli amici. E lei lo aveva raggiunto anche lì. Invitata ad allontanarsi, lei aveva replicato andando dai carabinieri e querelandolo per lesioni, perché lui le avrebbe strattonato la borsa. Querela archiviata subito dopo, perché infondata.

Non si poteva comunque più andare avanti. La figlia di lui aveva fatto gli screenshot dei messaggi ricevuti dal padre, questi era andato a sporgere querela, i carabinieri avevano ascoltato sia lui come le figlie, avevano raccolto le parole dei responsabili del centro anziani, avevano inviato tutto alla Procura. Poco dopo, le molestie sarebbero cessate. Non c’era stato bisogno di adottare misure restrittive, come ad esempio di allontanamento e di divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dal pensionato: l’indagata aveva evidentemente capito. Adesso però deve è stata chiamata davanti al giudice per rispondere di questi anni di comportamenti ritenuti persecuzioni dalla Procura. l

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