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Impennata del gasolio più 4% in appena 12 giorni

di Martina Trivigno
Nella foto un distributore di benzina
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Nella foto un distributore di benzina

I benzinai: «Allineamento generalizzato dei costi verso l’alto»

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FIRENZE. «Da quando abbiamo l’obbligo di esporre i prezzi medi regionali, c’è un allineamento generalizzato delle cifre verso l’alto». Per Marco Princi, presidente toscano di Faib, la Federazione gestori carburanti Confesercenti, non deve sorprendere l’aumento del costo del carburante a Ferragosto. «È sempre stato così», sottolinea.

Ma ora preoccupa di più perché, se l’obiettivo del governo era quello di mettere un freno all’aumento dei prezzi alla pompa con l’esposizione del cartello, la misura non sembra aver funzionato. Neppure in Toscana, dove il prezzo medio del gasolio (self service) ha subito un’impennata del 4% dal 1° agosto, mentre quello della benzina (sempre self) ha registrato un aumento dell’1,5%. In pratica, proprio da quando per i distributori di carburante è entrato in vigore l’obbligo di esporre il cartello con i prezzi medi regionali, hanno fatto “cartello”. Tradotto: le cifre hanno continuato ad aumentare, più o meno per tutti. «In effetti, c’è stato un rialzo delle quotazioni – sottolinea Princi – ma questo accade tutti gli anni, vicino al ponte di Ferragosto. Il problema del cartello, però, è un dato di fatto: ci siamo allineati verso l’alto. E l’incremento non riguarda soltanto i distributori di marca, ma anche le pompe bianche, cioè i distributori di carburante indipendenti che, prima del 1° agosto, tendevano ad avere prezzi più bassi. Ora, invece, anche loro si sono adeguati con i prezzi in rialzo, anche nella nostra regione».

Per rendersene conto, basta fare un “giro” su “Osservaprezzi carburanti”, il sito del ministero delle Imprese e del Made in Italy che consente di consultare in tempo reale i prezzi dei carburanti, comunicati dagli esercenti e praticati negli impianti di distribuzione nel territorio nazionale.

Ieri, in Toscana, il prezzo medio regionale al litro è stato fissato a 1,939 euro per la benzina (self) e a 1,842 euro per il gasolio. Soltanto per fare alcuni esempi, il distributore Esso di via di Bramasole, a Montelupo Fiorentino (Firenze), la benzina costava 2,169 euro, mentre il gasolio 2,069 euro. Sempre restando in provincia di Firenze, a Sesto Fiorentino, il distributore Q8 offre il carburante a un prezzo ben superiore a quello medio regionale: 2,004 euro la benzina, 1,944 euro il gasolio. E spostandoci a Orbetello, in provincia di Grosseto, al distributore Tamoil sull’Aurelia, la benzina costa 1,999 euro, mentre il gasolio 1,914 euro. Stessa compagnia (Tamoil), ma città diversa: siamo a Rosignano Solvay (Livorno): qui, la benzina ha un costo di 1,989 euro, mentre il gasolio 1,899 euro. Ad Aulla, in Lunigiana, nella stazione Eni, un litro di benzina costa 1,939 euro al litro, mentre la stessa quantità di gasolio 1,874 euro.

Fin dall’inizio, la Faib aveva avvertito che l’esposizione dei cartelli non avrebbe fatto altro che creare una grande confusione alla clientela, sottolineando che l’esposizione del prezzo medio sarebbe stata fuorviante: «È palese che il differenziale tra media regionale e prezzo su pompa non sarà mai allineato», aveva specificato. E ora – spiega Princi – sono anche cambiate le abitudini di chi si sposta in auto: sempre più persone, infatti, si stanno “convertendo” a una mobilità più sostenibile, affidandosi ai trasporti pubblici. «In questo periodo sono soprattutto i turisti a fare rifornimento di carburante nei nostri distributori – sottolinea il presidente regionale di Faib Confesercenti – mentre è inferiore il numero di persone del luogo che usa la macchina per spostarsi. E stanno cambiando le abitudini anche nei pagamenti. Le persone ricorrono sempre di più alla moneta elettronica. Mi spiego: un tempo, chi faceva il pieno era solito pagare con la carta di credito perché si trattava di cifre più importanti: 70-80 euro. Ora, invece, assistiamo a un maggiore frazionamento: più di rado i nostri clienti fanno il pieno e, in genere, la cifra media di ogni rifornimento ammonta a 10-20 euro. E, anche in questo caso, i contanti sono una rarità: nel 70% dei casi utilizzano bancomat o carte di credito».

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