Al pronto soccorso si paga ed è possibile saltare la fila: i rischi per la sanità pubblica
A Bergamo l’esperimento-campanello d’allarme
Il Policlinico San Marco di Zingonia ha aperto il pronto soccorso a pagamento. Chi cioè è stato bollato come codice bianco o verde, avendo bisogno di cure per medicazioni, piccoli traumi, distorsioni e patologie in generale non gravi, può saltare la coda con 149 euro. Questo il prezzo della prima visita, poi ovviamente nel caso si rendessero necessari altri esami specialistici il costo di questi andrebbe a sommarsi. Così la struttura ha deciso di alleggerire la pressione sul pronto soccorso. Le posizioni critiche nei confronti del nuovo servizio non si contano, soprattutto perché chi aveva aperto già la strada a queste “soluzioni” erano strutture private diversamente dal Gruppo San Donato convenzionato con il Sistema sanitario nazionale. I precedenti sono a Milano e Brescia.
Molti professionisti giudicano l’operazione un campanello d’allarme rispetto alla direzione che sta prendendo il sistema sanitario italiano, un avvicinamento al sistema assicurativo americano, a causa delle sofferenze di una realtà che deve fare sempre di più i conti con la carenza di personale in primis. Dai medici di famiglia spesso sopra al massimale di assistiti alle ex guardie mediche che hanno chiuso molte sedi, ai tanti contratti di medicina d’emergenza non assegnati. E accade che i pazienti che non necessitano di prestazioni urgenti vadano a ingolfare i pronto soccorso. Non è una novità e c’è chi sta già cercando di affrontare il problema puntando intanto sul mantenimento dei presidi, da diversificare poi per prendere in carico chi i pazienti meno gravi e chi le vere e proprie urgenze. Intanto però «i privati continuano a colmare i vuoti lasciati dal pubblico creando sempre più pazienti di seria A e pazienti di serie B» è il commento di tanti professionisti. E c’è chi considera che la tanto decantata necessità di una sanità pubblica all’indomani della pandemia non sia ancora accompagnata dalle necessarie risorse economiche.
Intanto contro il «pronto soccorso dei ricchi», come è già stata salutata l’iniziativa di Zingonia, si sono levate tante voci, di professionisti del settore e di politici. Su Domani la senatrice Sandra Zampa per esempio, invocando maggiori risorse da destinare al sistema sanitario nazionale, ha detto che sarebbe disposta a revocare la convenzione alle strutture che adottano la soluzione delle prestazioni a pagamento; mentre il senatore del Pd, Andrea Crisanti, ha annunciato un disegno di legge per rivedere il rapporto pubblico-privato rispetto ai costi che dovrebbero essere a carico del privato per l’utilizzo delle infrastrutture pubbliche.
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