Italia
Cane ibrido "impiccato" in Fi-Pi-Li, i pastori esasperati dai massacri di gregge ma c'è chi dice: «Crudeltà, non hanno colpe»
Il racconto tra chi alleva e vive nella paura degli attacchi dopo l'orrore sulla superstrada. Gesto crudele già visto in Maremma e nel Livornese
«Io faccio il pastore, e il lupo fa il lupo. L’animale non ha colpa. Accanirsi su di lui è stupido, oltre che inutile. Chi ha fatto quel gesto ha sbagliato. Che senso ha ammazzarlo ed esibirlo così?». Sotto il sole del primo pomeriggio il termometro arriva a sfiorare i 35 gradi mentre le pecore si rifocillano seguite da vicino da tre cani a loro protezione. «Laggiù nelle scorse settimane ne ho trovate cinque, tutte sbranate. I cani? Servono a poco, perché quelli si mangiano anche loro».
Appeso al cavalcavia
Campagna pisana. Sullo sfondo i capannoni della zona industriale, a poche centinaia di metri il gregge di un pastore della zona che preferisce rimanere anonimo. «Non voglio problemi», dice. Indica il cavalcavia sulla Fi-Pi-Li all’altezza di Lavoria. Lì ieri mattina è stato impiccato un predatore, ucciso con un colpo di pistola. Gli automobilisti di passaggio – sotto choc – hanno chiamato i carabinieri. È stata aperta un’indagine e sono già stati ascoltati i pastori nelle vicinanze del macabro ritrovamento. Quello ammazzato e messo in mostra non è un lupo vero e proprio, ma un ibrido. In gergo scientifico, un canide: un incrocio tra il cane e il lupo, carnivoro e aggressivo. Nemico numero uno degli allevatori. In tutta la Toscana, dalla Maremma al Pisano. Comunque verrà effettuato l’esame del dna sull’animale ucciso e impiccato per accertare la specie di appartenenza.
Esasperati
Sono oltre 7mila gli esemplari ovini e caprini uccisi dai predatori dal 2017. Lo fa sapere Coldiretti. «Negli ultimi anni si sono spinti sempre di più vicino alle abitazioni – dice Giuseppe Carai, dell’omonima azienda di Volterra che guida insieme ai fratelli – Di giorno si infilano nel gregge, di notte assalgono le stalle. Abbiamo speso 100mila euro per le recinzioni anti-lupo per mettere le pecore al sicuro». Oltre 100mila euro di danni in un anno. La famiglia Carai ha fatto un passo indietro. «Abbiamo ridotto da 1.200 a 800 i capi. E arriveremo a poco più di 200 nel 2026. Siamo stanchi – spiega Giuseppe – di raccogliere carcasse». Su quanto accaduto sul cavalcavia di Lavoria, Giuseppe ha pochi dubbi: «È stato uno di noi che ha perso la testa dall’esasperazione e ha commesso un errore gravissimo». Ma non è la prima volta che la rabbia dei pastori esplode nella crudeltà: il 28 aprile 2017 al confine tra le campagne di Monterotondo Marittimo e Suvereto fu ritrovato un lupo ucciso, scuoiato e appeso. Il presunto autore del gesto ora è a processo. I lupi e i canidi fanno paura – e danni – in tutta la Toscana. Soprattutto nella zona sud: uno degli ultimi avvistamenti, risalente a fine maggio, è avvenuto a Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto. Dove è stata anche sbranata una pecora di un’azienda agricola.
Migliaia di euro
Ma quanto vale l’attacco di un predatore per un pastore? «Nel 2022 abbiamo perso 20mila litri di latte per le predazioni – continua Carai –, e poi ci sono i danni collaterali. Quando c’è un attacco anche se vengono uccise poche pecore, le altre si spaventano e riducono la produzione del latte. Oltre a quelle che per lo spavento si ammassano e muoiono. Un dramma». Il pastore pisano che chiede l’anonimato racconta che la Regione rimborsa «180 euro a pecora, meno di un terzo del suo valore reale, tra la produzione e i costi di mantenimento».
Impossibile difendersi
Contro i canidi c’è davvero poco da fare. «Nel giro di un anno – riprende Carai – mi hanno sbranato dieci cani, erano pastori del Caucaso. Li divorano completamente, lasciano solo la testa». Secondo lo studio di Life WolfAlps Eu – team di esperti che lavora per mitigare l'impatto del lupo sull'allevamento del bestiame – sono intorno ai 3.300 i lupi e canidi in Italia di cui quasi 2.400 nelle regioni della zona peninsulare con una presenza molto elevata in Toscana dove «hanno colonizzato quasi la totalità degli ambienti idonei», spiega il rapporto degli studiosi.
Abitudini e paura
I pastori si svegliano alle 4 e vanno «a mungere per qualche ora – racconta Carai –, poi portiamo le pecore a pascolare fino al pomeriggio. Noi abbiamo quattro gregge e mio nipote gira costantemente con un quad per controllare che non ci siano attacchi dei predatori». Risolvere il problema è complicato. «Recintarli in zone boschive monitorate da personale specializzato è l’unica soluzione – conclude Carai –, anche perché se come i cani figliano due volte all’anno, tra poco ne avremo tantissimi, vicini alle case e in mezzo alle pecore. Così il lavoro del pastore sparirà per sempre, almeno in Toscana».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
