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La corsa

Palio di Siena, Giovanni Atzeni è il tiranno del tufo. E ora Tittia insegue due leggende

di Marco Sabia

	Giovanni Atzeni dopo il trionfo (foto Fabio Muzzi)
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Giovanni Atzeni dopo il trionfo (foto Fabio Muzzi)

Il fantino trionfa per la quinta volta consecutiva. Solo la Torre ha cercato di insidiare il dominio della Selva “volante”

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SIENA. È un assolo che dura da 4 anni, dal 2 luglio 2019: Giovanni Atzeni detto “Tittia” ha vinto il suo quinto Palio di Siena di fila, un record mai toccato nella plurisecolare storia della festa senese. E per Tittia è anche il Palio della stella, nel senso che adesso ha in bacheca dieci vittorie, a meno quattro dal fantino più vincente dell’era moderna: Andrea Degortes detto “Aceto”.

Tittia ha trionfato insieme a Violenta da Clodia, al secondo alloro consecutivo sul tufo del Campo: questa cavalla entra di diritto nella leggenda del Palio insieme alle colleghe Fedora Saura, Preziosa Penelope e Morosita Prima, solo per citare le cavalle femmine dominatrici degli ultimi anni. Un Palio mai realmente in discussione, dato che – ormai come da abitudine – Atzeni ha preso la testa sin dalla partenza e non l’ha mai lasciata; d’altronde si raccontava che prima di questa corsa del 2 luglio 2023 Atzeni avesse la possibilità di montare in 8 delle 10 contrade in lizza, qualora fosse capitato in sorte il miglior cavallo; la Dea bendata ha poi spedito la migliore – Violenta da Clodia – nella Selva e a quel punto a Tittia non è restato altro che mettere insieme tutte le tessere del puzzle. Solo la Torre (Giuseppe Zedde detto “Gingillo” su Zio Frac) c’ha provato, ma non è mai riuscita a insidiare realmente la Selva “volante”. Quest’ultima contrada si conferma la più vincente del nuovo millennio, con ben 7 drappelloni da sfoggiare nelle proprie stanze. Ma ciò che rimane negli occhi è il fatto che – sebbene il Covid abbia mandato in soffitta per due anni il tufo senese – Atzeni canta e porta la croce da quattro anni, un dominio che neanche il suo maestro Luigi Bruschelli detto “Trecciolino” era riuscito a raggiungere.

La corsa è stata tutto sommato monotona, mentre alla mossa le “carezze” fra Onda e Torre hanno movimentato la mezz’ora d’attesa che ne ha preceduto lo svolgimento: appena scattati, l’Onda ha nerbato la Torre, mentre successivamente lo stesso trattamento è stato riservato dalla Tartuca alla più quotata nemica Chiocciola, che è finita per cadere al primo Casato (fantino e cavallo si sono rialzati). Anche la stessa Onda (Carlo Sanna detto “Brigante” su Viso d’Angelo) è caduta, così come l’Istrice (Federico Arri detto “Ares” su Reo Confesso) e la Giraffa (Federico Guglielmi detto “Tamurè” su Abbasantesa). Tutte le contrade son comunque arrivate alla spicciolata dietro la Selva, limitandosi a guardare il nuovo dittatore del Palio alzare il nerbo con largo anticipo in segno di vittoria.

Ne esce delusa sicuramente la Chiocciola, capitata da rincorsa e poi danneggiata in corsa dall’avversaria Tartuca, che si era affidata a Sebastiano Murtas detto “Grandine” su Una per Tutti; e anche la stessa Onda – sebbene avesse intrapreso un Palio nelle prime file – ha visto infrangersi ogni speranza con la caduta al secondo San Martino. Sfortunato ma battagliero Giuseppe Zedde, che alla mossa si è trovato accanto l'avversaria (non riconosciuta) Onda e accanto la Selva, che voleva vincere e che montava un fantino – Tittia – che aveva già trionfato sia nell’Onda che nella nemica ufficiale della Torre, che è l’Oca. Nonostante questo la Torre ha disputato un Palio più che dignitoso, sebbene nel Palio il secondo sia soltanto il primo degli ultimi, la totale antitesi dello spirito olimpico.

Per quanto riguarda l’operato del mossiere Bartolo Ambrosione, per quattro volte ha mandato fuori dai canapi le contrade, così da mettere in pausa i bollenti spiriti; e ha dato la prima mossa come valida, appena Jonatan Bartoletti su Anda e Bola ha fato capolino per entrare dal verrocchino, lo strumento che sostiene il secondo canapo.

Adesso Tittia – che ha staccato Giuseppe Pes a nove trionfi – mette ufficialmente nel mirino il suo maestro Trecciolino, che di vittorie sul tufo ne ha collezionate 13. E – ovviamente – Aceto, simbolo del Palio del secolo scorso e fermo a quota 14. Con un ritmo del genere, nessun record sembra irraggiungibile per il tiranno di piazza del Campo.

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