Italia
Azimut Benetti, il lusso sostenibile: scelte green in anticipo sui tempi
Giovanna Vitelli traccia la rotta del Gruppo leader nei mega yacht: «Il percorso per abbattere le emissioni è iniziato oltre vent’anni fa: un atto di grande lungimiranza di mio padre il quale ha investito in questa direzione prima che il mercato fosse maturo»
Gli effetti inaspettati del Covid, l’impegno green e il varo della prima serie ibrida della nautica, lo sviluppo dei cantieri toscani, che hanno appena festeggiato i 150 anni di Benetti. A tracciare la rotta è Giovanna Vitelli, la presidente del Gruppo Azimut Benetti.
Azimut Benetti è da 23 anni consecutivi il primo produttore al mondo di mega yacht. La pandemia ha avuto un impatto sulla nautica da diporto?
«Il Covid ha avuto un effetto inaspettato sul settore, differendo dalle previsioni iniziali. Contrariamente ad altri mercati, non solo non si è verificata una crisi, ma si è registrata un’evoluzione positiva. Il momento difficile che abbiamo affrontato ha portato inevitabilmente a una maggiore consapevolezza della fragilità della vita, generando un interesse crescente verso il benessere. Dopo il lockdown c’è stata la forte ricerca di spazi “isolati”, da vivere con i propri cari, lontano dalla folla, che forse solo una barca può offrire. La nautica ha quindi offerto l’opportunità di libertà di movimento e di distanziamento sociale, così ambìti da tutti. Il settore nautico ha sperimentato un autentico boom, con una crescita particolare per i cantieri che sono stati in grado di offrire il prodotto giusto al momento giusto. In particolare, le imbarcazioni che promuovevano una connessione più intima con la natura, sia a livello tecnologico che nell’esperienza di utilizzo, hanno riscontrato un grande successo. Avendo da sempre fatto importanti investimenti in ricerca e sviluppo, con particolare riguardo alle soluzioni ibride ed elettriche, eravamo pronti a soddisfare le esigenze del mercato. Due esempi di successo sono il B.Yond 37 metri, premiato come lo yacht più green nella sua categoria, e l’Oasis Deck, che ha introdotto un concetto rivoluzionario abbassando la poppa per creare una terrazza a filo d’acqua che offre una connessione diretta con il mare».
Come state gestendo le commesse e i tempi di consegna in questa fase che, vale un po’ per tutti i settori, è caratterizzata da un aumento dei costi dell’energia, delle materie prime e dalla difficoltà di approvvigionamento?
«Il periodo attuale è estremamente favorevole dal punto di vista delle vendite, tanto che Benetti ha un portafoglio ordini che si estende fino al 2026, e addirittura al 2027 per alcuni prodotti. Tuttavia, come giustamente dice lei, negli ultimi due anni in particolare, abbiamo riscontrato un notevole aumento di alcuni costi. Per affrontare queste difficoltà, abbiamo beneficiato della solida partnership con la catena dei nostri fornitori, i cui rapporti sono stati facilitati dal fatto di essere sempre stati affidabili, puntuali e trasparenti, e dunque tutta la filiera di collaboratori ci ha aiutato nella scelta delle soluzioni migliori. Inoltre, avere un portafoglio ordini così importante ci ha permesso una pianificazione a lungo termine che ha favorito anche i nostri fornitori. Oggi stiamo osservando una tendenza al ribasso dei costi delle materie prime e ci auguriamo che la filiera dei fornitori dei prodotti semilavorati si allinei alla diminuzione dei prezzi, evitando fenomeni di speculazione che potrebbero mettere a rischio le relazioni a lungo termine tra committente e fornitore».
Il futuro, ma anche il presente, è il lusso sostenibile: quali sono gli impegni e le principali sfide di Azimut Benetti in questa direzione?
«Il percorso del Gruppo Azimut Benetti per abbattere le emissioni è iniziato oltre venti anni fa: un atto di grande lungimiranza di mio padre, che ha fortemente voluto che l’R&D (ricerca e sviluppo) si concentrasse sullo sviluppo di soluzioni per ridurre le emissioni di CO2 e che ha avuto il coraggio d’investire in questa direzione prima che il mercato fosse maturo. Il nostro presente consiste nei risultati concreti ottenuti grazie a questo impegno “precoce”: oggi è di Benetti il B.Yond 37M, “Green yacht of the year – 2022” e il più grande yacht ibrido al mondo. Inoltre, la metà della flotta di Azimut è composta da Low Emission Yacht, modelli che offrono una riduzione delle emissioni dal 20 al 30% rispetto a barche comparabili. A gennaio 2024, la flotta Azimut si arricchirà di Seadeck, la prima serie ibrida della storia della nautica e la più efficiente mai realizzata, con una riduzione delle emissioni che arriva anche al 40%. Di recente, poi, abbiamo esteso il nostro campo di azione alla filiera logistico-produttiva, alleandoci con Eni Sustainable Mobility per la decarbonizzazione dello yachting: si tratta del primo accordo per la fornitura e lo sviluppo della rete di distribuzione di HVOlution, il biocarburante da materie prime rinnovabili per la nautica da diporto. Usando l’Hvo al posto del carburante di origine fossile per le prove mare, i test tecnici, lo spostamento dei prototipi arriveremo a un abbattimento delle emissioni fino al 90%».
Un anno fa Azimut Benetti ha firmato un protocollo con la Regione Toscana e con i Comuni di Livorno e Viareggio che prevedeva l’investimento di 90 milioni in tre anni: cosa è stato fatto finora?
«Siamo in linea con il nostro programma e con gli investimenti previsti. A Livorno il progetto riguarda la concessione demaniale dell’area dei bacini, che comprende lo sviluppo dell’area produttiva del cantiere Benetti e la ristrutturazione dell’area in cui si trova la divisione Lusben, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente l’efficienza del nostro servizio di refit. Abbiamo già avviato i lavori e prevediamo di terminarli entro i tempi stabiliti nel protocollo. Il progetto avrà anche un impatto significativo sull’occupazione, beneficiando l’indotto».
Ci sono cambiamenti in vista per i cantieri di Livorno e/o Viareggio?
«Il Gruppo intende continuare a investire nell’ottica di razionalizzare, ammodernare e ampliare le proprie aree produttive per essere in grado di aumentare la produzione all’interno dei propri spazi. Sono previsti diversi interventi per migliorarne l’efficienza dal punto di vista industriale, ma anche interventi come l’istallazione del fotovoltaico al fine di sfruttare l’energia solare per una produzione più sostenibile».
Il fondo sovrano dell’Arabia Saudita è entrato con il 33% nel capitale del cantiere navale. Perché avete aperto agli arabi?
«Sì, alcuni mesi fa abbiamo annunciato l’ingresso nel capitale sociale come socio di minoranza (con una quota del 33%) di Public Investment Fund (Pif), il fondo sovrano dell’Arabia Saudita nonché uno dei più grandi al mondo. Pif entra nel Gruppo con la prospettiva d’investitore strategico di lungo termine ed è un’operazione che aprirà nuove opportunità strategiche perché la forza finanziaria di Pif e le sinergie con altri settori potranno sostenere Azimut Benetti nella crescita dimensionale e tecnologica. Come gruppo costruttore di mega yacht più importante del mondo siamo ovviamente molto soddisfatti e orgogliosi di aver ottenuto la fiducia di uno dei maggiori fondi sovrani a livello globale, già presente nel lusso, nella tecnologia e nel tempo libero. Pif accompagnerà il nostro Gruppo nel lungo termine e offrirà opportunità di business anche nel Medio Oriente, area in fortissimo sviluppo. Chiaramente la mia famiglia e il management mantengono un ampio controllo del Gruppo e la sua conduzione strategica».
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