Il Tirreno

Toscana

I numeri regionali

Toscana, aumentano i contratti ma sono tantissime le dimissioni volontarie

di Danilo Renzullo
Toscana, aumentano i contratti ma sono tantissime le dimissioni volontarie

Aumenta il lavoro ma non la stabilità: contratti precari e molta incertezza

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FIRENZE. La domanda di lavoro cresce. O meglio, dopo il blackout causato dalla pandemia, torna a crescere. Il numero di rapporti di lavoro lievita, ma l’occupazione resta in prevalenza precaria e incerta anche se la Toscana, rispetto all’immediato post-pandemia, risponde meglio alla richiesta di lavoro stabile. Parallelamente aumentano le cessazioni, alimentando la cosiddetta “great resignation”, il fenomeno delle dimissioni volontarie che nel 2022 registra un nuovo record. Questa, in estrema sintesi, la fotografia sulle dinamiche del mercato del lavoro dipendente e parasubordinato scattata dal ministero del Lavoro. Nel 2022 sono stati 765.344 i rapporti di lavoro attivati in Toscana, 734.992 quelli terminati (in parte poi rinnovati). Uno scarto di poco più di 30mila contratti di lavoro che resiste, non solo alla precarietà, ma anche alla “fuga” dei lavoratori dal mondo del lavoro. Lo scorso anno la percentuale di dimissioni volontarie (22,1%), è stata più del triplo dei licenziamenti (6,9%).

Attivazioni

Con oltre 765mila contratti di lavoro stipulati, la Toscana si conferma una delle regioni più “dinamiche” a livello nazionale (oltre 12,5 milioni i contratti di lavoro attivati nel Paese lo scorso anno). I dati confermano la particolare vocazione della Toscana per il turismo, che se a livello nazionale costituisce una fetta consistente delle attivazioni di rapporti di lavoro, a livello regionale rappresenta il settore che traina il mercato del lavoro. Il 21,2% dei contratti, è stato sottoscritto da aziende attive nel settore ricettivo e della ristorazione, il 28,3% in più rispetto all’anno precedente. Pubblica amministrazione, istruzione e sanità sono, a seguire, i settori che alimentano maggiormente l’andamento del mercato con il 17,9% di quota di assunzioni, stabili o a tempo limitato. Si confermano, invece, le difficoltà per il comparto edile: il settore delle costruzioni, nonostante la domanda di lavoratori scaturita dal boom di bonus per le ristrutturazioni, è riuscito ad occupare solo una piccola porzione, il 4,9%, del mercato.

Precariato

Cresce la domanda di lavoro, ma non il lavoro stabile. «La composizione percentuale dei rapporti attivati per tipologia di contratto evidenzia come il rapporto a tempo determinato costituisce la forma più diffusa di formalizzazione dei contratti di lavoro», sottolinea l’indagine del ministero. E se a livello nazionale la forma determinata rappresenta il 68,1% del totale, in Toscana la percentuale scende al 64,1%, ma resta bassa anche quella dei rapporti a tempo indeterminato, che rappresenta il 17,6% dei contratti sottoscritti, seppur di due punti percentuali più alta rispetto alla media nazionale. A fronte dell’instabilità che caratterizza la maggior parte dei rapporti di lavoro, cresce però anche il numero di contratti a tempo determinato trasformati in indeterminato. Lavoro precario, o comunque a termine, stabilizzato. Lo scorso anno sono state 49.367 le trasformazioni, il 6,9% dei contratti a tempo attivi, con un aumento in numeri assoluti di oltre 15mila rispetto all’anno precedente. In termini percentuali, le stabilizzazioni dei lavoratori precari sono aumentate di oltre il 44% rispetto al 2021.

Cessazioni

La cessazione per scadenza dei contratti rappresenta la prima “causa” dell’interruzione di un rapporto di lavoro. Nel 2022 sono terminati 734.992 contratti, in parte poi rinnovati. Il 64,4% è decaduto per scadenza, mentre nel 22,1% dei casi è stato il lavoratore a deciderne l’interruzione. La “fuga” dal lavoro ha triplicato il numero di licenziamenti, terza causa (6,9%) della fine dei rapporti di lavoro in Toscana, che “detiene” però la percentuale più alta di interruzione di contratti lavorativi per cessazione di attività: 0,8% dei casi contro una media nazionale dello 0,3%.

Una fotografia, quella del ministero, che da un lato rileva la ripresa del mercato del lavoro e dall’altro fa emergere quello che per Ciro Recce, segretario generale della Cisl toscana, è un «dato preoccupante». «Perché – sottolinea – nella nostra regione cresce il numero di contratti attivati e aumentano le opportunità occupazionali, ma nella maggior parte dei casi si tratta di lavoro a tempo determinato». Una piaga che si aggiunge alla distanza, sempre maggiore, tra «le richieste delle aziende e le risposte» che arrivano dal mercato del lavoro e, spesso, ad un’offerta che, soprattutto nell’ambito turistico, si traduce in «richieste che, dall’orario alla paga, non rispettano i contratti». «C’è necessità di dare maggiori opportunità anche attraverso le politiche attive – conclude Recce –: abbiamo le risorse che la Regione ha messo a disposizione, si tratta di veicolarle e indirizzarle nella maniera migliore». Aumento dei salari e lotta alla precarietà è la ricetta che secondo Rossano Rossi, segretario della Cgil Toscana, occorre concretizzare anche per combattere la fuga dei cervelli e delle “braccia” all’estero. «Il problema non è creare posti di lavoro, ma occupazione stabile e pagata adeguatamente – sottolinea – anche per arrestare il fenomeno che spinge tanti giovani a rinunciare o a lasciare il posto di lavoro. Insistendo invece sulla frammentazione dei rapporti di lavoro e incentivando la precarietà, pensiamo ad esempio al ritorno dei voucher, non si restituisce dignità al mondo del lavoro».


 

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