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La brutalità del messaggio del regime di Teheran

di Alessandro di Consoli
La brutalità del messaggio del regime di Teheran

Telecamera su una forca bufera sull’ambasciata dell’Iran. L’accusa: «Sembra un cappio, è un’intimidazione»

29 maggio 2023
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A denunciarlo per primo è stata la deputata del Pd Lia Quartapelle. Ieri a Roma, negli spazi dell’ambasciata della Repubblica islamica dell’Iran, sulla via Nomentana, a una forca per impiccagioni è stata montata una telecamera. Il messaggio è di una brutalità inequivocabile.

Il regime di Teheran spia la dissidenza in ogni angolo del mondo, e chiunque insista col continuare a protestare contro il sistema di potere retto da Ali Khamenei e Ebrahim Raisi rischia la forca, ovvero l’assassinio politico. Alle parole di Quartapelle sono seguite quelle durissime del senatore Filippo Sensi, che ha chiesto al governo di convocare immediatamente l’ambasciatore iraniano in Italia.

Il fatto accaduto è molto grave. Perché in Italia è in atto un’importante mobilitazione da parte di associazioni, partiti e comuni cittadini contro le condanne a morte, le torture e le persecuzioni in atto in Iran contro i dissidenti, in larga misura donne, e questo macabro simbolo esibito in territorio italiano risuona come minaccia diretta non solo ai tanti cittadini iraniani dissidenti che vivono in Italia ma anche ai tanti attivisti italiani che da mesi stanno facendo sentire la loro voce contro un regime liberticida e di brutale ferocia.

Non sappiamo bene se sia possibile un immediato intervento “giudiziario” all’interno di un’ambasciata che, com’è risaputo, è retta dal principio dell’extraterritorialità, ma è politicamente ed eticamente inaccettabile che nel nostro Paese un’ambasciata esibisca una forca allo scopo di minacciare e intimidire i suoi oppositori. Il senatore Sensi ha fatto bene a proporre l’immediata convocazione dell’ambasciatore, perché questo simbolo non può rimanere un minuto in più lì dov’è stato montato.

Dalla Russia alla Turchia, dall’Iran alla Cina, è sempre più evidente che i regimi dittatoriali o autocratici mirano a controllare l’informazione e il dissenso in ogni angolo del mondo. Poiché l’informazione si propaga rapidamente a livello globale, per le dittature e le autarchie è fondamentale bloccare il flusso informativo negativo, e per fare questo utilizzano due strumenti: infiltrare, inquinare e “comprare” pezzi di informazione estera, oppure minacciare direttamente o indirettamente chi tiene accesi i riflettori su tortura di Stato, incarcerazione degli avversari, violazione dei diritti umani e persecuzione dei dissidenti. Il regime iraniano, per i gravi reati di cui si sta macchiando, sicuramente continuerà a minacciare in ogni angolo del pianeta l’imponente galassia del dissenso. Ma in Italia ciò che ha fatto non è accettabile. Per noi italiani la conquista della democrazia e dello stato di diritto è stata lunga e faticosa, e a nessun Paese dittatoriale o autocratico può essere concesso di applicare sul nostro territorio le sue logiche liberticide. Su questo tema non sono ammessi attendismi o timidezze da parte di nessuno. Quella forca va tolta immediatamente dagli spazi dell’ambasciata iraniana.

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