Italia
Addio al reddito di cittadinanza per oltre 9.600 famiglie toscane
Saranno 44mila i nuclei che usufruiranno delle nuove misure di sostegno. Irpet: «Cala l’efficacia e l’efficienza dell’intervento pubblico nel contenere la povertà»
FIRENZE. Quasi 27mila toscani dovranno dire addio al reddito di cittadinanza. Per altri 82mila sarà invece una sorta di arrivederci. Chiamati, in ogni caso, ad avviare un percorso che porti alla stipula di un contratto di lavoro a fronte di un sostegno economico inferiore a quello percepito con il reddito di cittadinanza. Le “misure per l'inclusione sociale e l’accesso al mondo del lavoro” varate dal consiglio dei ministri con il cosiddetto “decretone del Primo Maggio” avrà un impatto su oltre 53mila nuclei familiari toscani e, in qualche modo, andrà a riformare anche il concetto di povertà. Cancellando, sul territorio regionale, oltre 26mila individui considerati bisognosi di un sostegno economico e per i quali è necessario avviare un percorso di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro. In base alle simulazioni dell'Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica, oltre 9.600 nuclei familiari toscani non solo perderanno il reddito di cittadinanza, ma non avranno diritto a nessuna delle due misure, l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro, introdotte dal governo Meloni.
Reddito di cittadinanza
Il decreto va a riformare il reddito di cittadinanza che, a partire da settembre, con l’attivazione del Supporto per la formazione e il lavoro, si sdoppierà. E per gli oltre 53.400 nuclei familiari che ne beneficiano, per un totale di oltre 108.500 persone, gli effetti saranno immediati. O meglio, immediate saranno le conseguenze. Perché delle due nuove misure saranno, secondo le stime dell’Irpet, “solo” 44mila nuclei saranno i percettori, circa 9.600 in meno. Questo, da un lato, porterà ad una spesa annua inferiore di circa 32 milioni di euro per la Toscana, con un importo medio a famiglia che passerà dagli attuali 458 ai futuri 386 euro, ma dall’altro, secondo l’Istituto diretto da Nicola Sciclone «l’abolizione del reddito di cittadinanza e l’introduzione delle due nuove misure diminuirà l’efficacia e l’efficienza dell’intervento pubblico nel contenere il fenomeno della povertà».
Assegno di inclusione
L’Assegno per l’inclusione, che partirà a gennaio per i nuclei familiari con almeno un componente con disabilità, minorenne o over 60 considerati “non occupabili”, è destinato a quasi 23mila nuclei familiari toscani impattando su circa 52.500 persone. Per le casse pubbliche, la misura peserà per circa 102 milioni annui, “distribuendo” un importo medio ad ogni famiglia di 371 euro al mese. Attivabile dall’inizio del prossimo anno, dura 18 mesi ed è rinnovabile per altri 12 mesi, ma con uno stop di un mese.
Supporto lavoro
Al “Supporto per la formazione e il lavoro”, la misura che debutterà a settembre con l’obiettivo di “favorire l’attivazione nel mondo del lavoro delle persone a rischio di esclusione sociale e lavorativa”, accederanno secondo le previsioni dell’Irpet poco più di 29.500 persone coinvolgendo in totale 20.800 nuclei familiari. Lo strumento, rivolto a persone tra 18 e 59 anni “occupabili” e appartenenti a nuclei senza componenti con disabilità, minorenni e over 60, riconosce un importo mensile di 350 euro per un massimo di 12 mesi attivando percorsi di formazione o di inserimento nel mondo del lavoro. Per la Toscana, si prevede una spesa di poco superiore ai cento milioni di euro annui.
L’impatto territoriale
L’impatto maggiore, secondo l’Irpet, si avrà sulla costa toscana. O almeno, secondo l’Istituto i territori a vocazione turistico-balneare vedranno calare del 27,5% i percettori delle misure di sostegno al reddito. Quota leggermente maggiore nei territori in cui domina la produzione manufatturiera legata al Made in Italy (meno 28,5%) e in quelli legati all’alta industria (meno 27,8%). In ogni caso, «l’Assegno di inclusione e il Supporto per la formazione e il lavoro hanno una minore capacità di selezionare in modo adeguato il gruppo dei più bisognosi – evidenzia l’Irpet –. Il grado di copertura dei nuclei in condizione di povertà assoluta scende infatti dal 60% al 46%, mentre diminuisce (dal 16 all’8%) la quota di nuclei che ricevono il beneficio nonostante non siano poveri».
«Con questa misura il governo conferma una decisione: anziché fare la guerra alla disoccupazione e alla povertà fa la guerra ai disoccupati e ai poveri – accusa l’assessora al lavoro Alessandra Nardini –. Il reddito di cittadinanza nei mesi scorsi ha evitato a tante persone di sprofondare ancora di più nella povertà. Ignorare questo significa non conoscere le reali condizioni del Paese e alimentare la disperazione e il conflitto sociale. Il reddito di cittadinanza andava migliorato e si stava provando a fare. Gli sforzi dovrebbero concentrarsi sul rendere più efficaci le politiche attive e di formazione, rafforzando la rete dei servizi pubblici per l’impiego. In Toscana il nostro impegno va in questa direzione».
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