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L'intervista

Germano, partigiano di 98 anni, alla cerimonia del 25 aprile anche con le stampelle: «Dovevo esserci» – Video

di Carlo Bardini
Germano, partigiano di 98 anni, alla cerimonia del 25 aprile anche con le stampelle: «Dovevo esserci» – Video

“Staffa”, nonostante gli acciacchi, non ha rinunciato alle celebrazioni a Biagioni, Pracchia, Bardalone, Campo Tizzoro e Maresca, il suo paese sulla montagna pistoiese : «Ora resistere ai revisionismi»

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«Forse alcuni giovani credono che sia una fantasia, ed invece bisogna spiegargli che è stata una tragedia». Germano Pacelli vuole che non si dimentichi. Ogni anno, il 25 aprile, è presente alla deposizione dei fiori ai cippi dei caduti in guerra sulla sua montagna pistoiese nel comune di San Marcello-Piteglio. E anche ieri, nonostante i suoi 98 anni, ha voluto partecipare alla cerimonia che ricorda le atrocità delle guerre e festeggiare la Liberazione di una nazione, l’Italia. Come sempre, è stato presente fin dall’inizio della mattinata partecipando al momento del raccoglimento a Biagioni, Pracchia, Bardalone, Campo Tizzoro e Maresca, il suo paese e nel quale ci sono anche alcune sue statue che ricordano la vita partigiana. Sì, perché Germano, al di là della sua professione di operaio, è un artista che si diletta sia nella pittura che nella scultura. Novantanove anni li compirà il 9 novembre e mentre per camminare ha bisogno delle sue stampelle che non lascia mai, la sua mente è perfettamente lucida e la memoria è da far invidia ad un ventenne. Nessuna incertezza, davvero una memoria storica.


Germano, anche ieri, malgrado qualche acciacco e i 98 anni, ha voluto essere presente alle celebrazioni del 25 aprile. Perché?

«Per alcuni tratti mi hanno accompagnato con la macchina, ma devo dire che sono stato molto in piedi. Per me era un impegno, era un dovere esserci. Perché vedi come succede, tanti, particolarmente i giovani, credono che la guerra, la Resistenza sia stato tutto una fantasia, per certi è stato un campeggio. Non è stata una fantasia. È stata una tragedia. La guerra è sempre una tragedia. È vero che c’erano dei momenti di calma durante quel periodo, ma la guerra è guerra».

Lei era un partigiano: di quale brigata faceva parte?

«Ero nella brigata Gino Bozzi attiva sulla montagna pistoiese ed emiliana e il mio soprannome era “Staffa”».

Perché “Staffa”?

«Non so di preciso il motivo di questo soprannome, forse perché ero un gran camminatore. Spesso mi usavano per portare messaggi anche lontani. Erano giorni difficili, ma anche di grande amicizia e solidarietà. Dei miei amici di brigata, però, credo di essere rimasto l’unico in vita».

Era difficile pensare di sparare a un’altra persona per liberare l’Italia?

«Non ho mai sparato a nessuno. Non ne ho mai avuto bisogno. Invece, ho visto tanti gesti di solidarietà e per me questi gesti si sono ripetuti in qualche modo nella mia vita anche dopo la guerra, quando sono tornato a fare l’operaio».

Lei è stato operaio per tutta la vita, ma a Maresca sono presenti alcune sue opere scultoree legate alla guerra. Fra queste “Omaggio alla solidarietà” e il monumento ai caduti civili e militari di Maresca. Quest’anno il corteo di commemorazione si è fermato anche davanti alla sua statua “Omaggio alla solidarietà”.

«L’ho sollecitata io questa fermata. Questo monumento mi è molto caro: è stato ispirato dalla solidarietà della popolazione. Quando eravamo in Garfagnana la fame era proprio estrema e uno di noi aveva nascosto tempo prima in quella zona 50 chili di grano Si scese alla prima borgata di Tereglio. Quando si fece per tornare via ci si sentì chiamare e venne una donna con una brancata d’uova. Eravamo tra il luglio ed agosto del 1944».

Dopo 78 anni cosa significa festeggiare il 25 Aprile?

«Significa molto, specialmente ora che c’è la ricerca di una guerra totale. E poi la guerra non finisce con la firma su un foglio di carta la guerra dura, per me non è finita perché quando ci penso a certe cose vedo l'assurdità».

Eppure lei non ha perso l’amore per il bello. È rimasto vedovo, vive in una pensione a Maresca, ma la sua camera è la sua vita, il suo laboratorio artistico dove continua a dipingere creando novità e rielaborando tele vecchie. Perché?

«Perché ogni giorno cambiano gli stati d’animo. Con il tempo le cose si vedono in maniera diversa, con altri occhi. E io amo rendere attuali i suoi lavori. Molti miei dipinti sono ispirati dai ricordi della guerra, che non mi abbandonano. Però, ora so che devo dosare le forze fisiche, non esagerare con troppi impegni. Quindi alla Marcia della Memoria del 24 aprile, organizzata da Anpi Montagna Pistoiese, di sera dopo cena ho preferito non esserci. Spesso sono stato anche nelle scuole, a raccontare la mia esperienza di partigiano: i ragazzi sono attenti alle nostre parole. Sono molto interessati».

Cosa ha fatto dopo la guerra?

«Ho lavorato anche all’estero, sia in Cecoslovacchia che in Svizzera prima di rientrare in Italia».

E oggi quale messaggio ha per i giovani?

«Bisogna sempre avere qualcosa di interessante da fare che ci occupi il tempo e che ci stimoli. Si potrebbe dire un hobby che ci aiuta nella vita. Per me questo è l’arte».

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