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Toscana

La direttiva Bolkestein

Spiagge all'asta, i rebus da risolvere: la mappatura e la “risorsa scarsa” - Ecco le prospettive

di Sara Venchiarutti
Spiagge all'asta, i rebus da risolvere: la mappatura e la “risorsa scarsa” - Ecco le prospettive

Dopo l’ultimatum della Corte di giustizia europea occhi puntati sul governo da stabilire i criteri di valutazione degli arenili liberi dalle concessioni

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A Viareggio o a Forte le spiagge libere sono pochissime. Dove prima c’erano solo paludi, appena un secolo di “quell’invenzione” liberty che è la Versilia ha creato una “metropoli” estiva. Con stabilimenti, ristoranti, locali quasi senza interruzioni lungo la costa nord. Diverso il sud della Toscana, rimasto più “selvaggio”. A Piombino, ad esempio, fa sapere Fabrizio Lotti (presidente Consorzio Balneari Costa Est), «su 19 chilometri solo 3 sono spiagge private. Le altre sono libere».

E infatti i Comuni italiani con la maggiore occupazione di spiagge date in concessione, come sottolinea il report di Legambiente Spiagge 2022, siano proprio nella costa “nordica”: a Pietrasanta ben il 98,8% è già dato in concessione. A Camaiore il 98,4%, subito seguito da Montignoso al 97% e Forte dei Marmi (93,7%). Meglio a Viareggio (71,5%). «Da noi – conferma Francesco Verona, presidente del Consorzio mare Versilia – ci sarà una spiaggia libera a Marina di Pietrasanta, un paio a Forte dei Marmi». In una regione, la Toscana, tra le 5 in Italia che non garantisce per legge una quota minima di spiaggia libera o libera attrezzata.

Insomma, da un’ipotetica “mappatura” verrebbe fuori una Toscana spaccata in due. Almeno per le spiagge. A livello regionale si parla di oltre 600 chilometri di costa (comprese le isole), di cui 270 occupati da spiagge accessibili. Di questi il 52,7%, in pratica la metà, è occupato da stabilimenti balneari, campeggi, circoli sportivi e complessi turistici. Ma con situazioni molto diverse da zona a zona. A livello regionale si parla di oltre 900 stabilimenti e 1.481 concessioni per stabilimenti balneari (al 31 dicembre 2021).

Una prima fotografia in attesa della mappatura ufficiale (e certa) che dovrà fare il governo su tutti i beni demaniali marittimi (non solo spiagge e stabilimenti, e non solo sul mare, ma anche lacuali e fluviali). Tutti l’aspettano. Perché questo è ormai il nodo della Bolkestein, la direttiva europea sulla libera circolazione dei servizi: sapere quante risorse (cioè tratti di arenili) sono ancora disponibili e quante no. E quindi: si andrà a gara oppure no?

Due giorni fa l’Europa, con una sentenza della Corte di giustizia, ha ribadito infatti che la direttiva va applicata in Italia. E quindi si deve procedere alla procedura di selezione pubblica. Appunto, dice Stefania Frandi, presidente del Sindacato dei balneari di Confcommercio (Sib) Toscana: «È giusto applicare il diritto dell’Unione, e la sentenza di pochi giorni fa ha forse detto l’ultima parola. Ma va applicato come interpretato dalla Corte: le gare non si possono fare finché non si capisce se c’è scarsità o meno».

Il governo si è dato tempo fino al 27 luglio. Ma come sarà valutata questa scarsità, viste anche le situazioni così diversificate? «Su questo lo Stato – spiega Frandi – ha ampia discrezionalità: potrà decidere se valutare il dato della scarsità a livello nazionale, o se fare un bilanciamento tra dato nazionale e locale. Quindi un’ipotesi potrebbe essere di fare le gare nei territori dove c’è scarsità e negli altri no. Tutti i criteri devono essere dettati dallo Stato, non ci può essere il funzionario del Comune che prende l’iniziativa. E infatti il nostro governo ha istituito il tavolo tecnico per la mappatura, e se ne parla a livello regionale». Ma ancora non si sa – e dovrà essere sempre lo Stato a valutarlo – oltre quale soglia la risorsa di spiagge disponibili è scarsa o meno. Così come «non si sa se si valuterà la risorsa in generale o quella realmente utilizzabile per gli stabilimenti balneari. Per esempio fuori dai centri urbani c’è la spiaggia, ma lì non può essere realizzato uno stabilimento», spiega l’assessore regionale al turismo Leonardo Marras. In ogni caso “pende” l’ipotesi di migliaia di aste entro il 31 dicembre, al massimo con parere motivato a fine 2024. Un “tesoretto” che può far gola a tanti. «Basta guardare – dice Frandi – alla Sardegna, dove sono intervenuti grandi gruppi che si sono presi fette di costa». Ad ora per la Toscana non si hanno notizie di gruppi interessati. «Credo – dice Lotti – che l’interesse sarà più da parte di alberghi e villaggi turistici. Non a caso gli alberghi con concessioni hanno timore del vicino». E c’è anche «il timore di infiltrazioni mafiose», avverte Verona.l
 

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