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Mille modi di fare informazione: il premio “Ghinetti” a Vianello e Factanza
A San Miniato il direttore di Radio Rai 1 e le cofondatrici della startup social. Alla cerimonia finale hanno partecipato gli studenti dell’istituto Cattaneo. Il direttore del Tirreno Tancredi: «Con Andrea cifra stilistica e impegno sul campo»
SAN MINIATO. Da dove arriviamo, dove stiamo andando e quali valori uniscono (o dovrebbero unire) il prima e dopo del mestiere del giornalista per far sì che oggi l’informazione di qualità sia considerata una esigenza, come il respirare o il mangiare. Perché è in gioco la libertà di ciascuno di noi. Sono questi i temi che uniscono due mondi apparentemente lontani, entrambi legati al fare informazione, protagonisti ieri a San Miniato in occasione della consegna del ventinovesimo Premio “Roberto Ghinetti”. Un riconoscimento nato nel 1994 in memoria di un collega, giornalista praticante al Tirreno di Pontedera, prematuramente scomparso l’anno precedente a causa di una malattia. Nel ricordo di una giovane promessa di una professione tanto necessaria quanto, troppo spesso, nel mirino di chi pensa di poterne fare a meno, l’Auditorium dell’istituto Cattaneo ha ospitato i vincitori del Premio: Andrea Vianello direttore di Rai Radio1 e dei giornali Radio della Rai che, e – per la sezione giovani – Bianca Arrighini e Livia Viganò, co-founders di Factanza.
Da una parte un professionista che del «trovare le parole, quando non ci sono o per qualche motivo non ci sono più, quando sono lì ma non c’è una voce in grado di portarle o sopportarle, quando sono difficili da pronunciare e da ascoltare» – si legge nella motivazione – ha fatto la propria missione professionale e personale. E superando con tanta determinazione e lavoro anche le conseguenze di una malattia che ha rischiato di ucciderlo e lo ha privato per lungo tempo della capacità di esprimersi, all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina «per la prima volta nella storia di un radiogiornale siamo andati in onda direttamente dai luoghi della guerra» racconta lui stesso. «Non è stata una esperienza eroica – spiega ai ragazzi del Cattaneo – Abbiamo voluto dare un segnale, è stata un settimana di testimonianza, un’esperienza forte». Vianello e lo staff di Radio Rai sono tornati in Ucraina un anno dopo. «Questa guerra, che ci ha trovato impreparati, ha formato una nuova generazione di inviati. A loro vorrei dedicare questo premio, ai molti giovani colleghi italiani e stranieri che stanno raccontando la guerra dal fronte: stanno facendo un pezzo di storia del giornalismo».
Poi la parola è passata a due giovanissime imprenditrici, appena 25enni, che dal 2019 hanno dato vita al progetto Factanza, poi diventato startup e oggi letteralmente esploso con quasi un milione di followers sulle diverse piattaforme social. Un’idea nata per rispondere, prima di tutto a una esigenza che sentivano personalmente: «Impegnate nello studio – spiegano Livia e Bianca – non riuscivamo a informarci. Non come avremmo voluto. Non solo. Siamo partite dal fatto che tra i giovani nessuno legge più i giornali ma tutti usano i social. E ci siamo dette: allora facciamo informazione sui social. Perché se non sappiamo quello che succede intorno a noi non possiamo fare scelte adeguate».
A fare gli onori di casa la vice preside dell’Istituto, la professoressa Gabriella Salerno. Presente anche la consigliera dell’Ordine Maria Adele De Francisci che patrocina l’evento insieme a Regione, Provincia e Associazione Stampa Toscana. La consegna del premio, invece, era affidata al sindaco di San Miniato, Simone Giglioli, e al direttore del Tirreno Luciano Tancredi, promotori insieme del premio Ghinetti.
Giglioli, nel complimentarsi con Vianello, ha sottolineato «l’ottimo stato di salute di uno strumento di comuncazione e informazione come la radio» e messo in evidenza il fatto che quest’anno «il “Ghinetti” fa davvero un salto generazionale con il riconoscimento a Factanza» .
«Premiamo un direttore, un giornalista, che ha attraversato diverse stagioni di questa professione e diversi media – ha aggiunto Tancredi –. Lo ha fatto sempre con una cifra stilistica riconoscibile e diretta che è quella della divulgazione e dell'impegno sul campo. Bianca Arrighini e Livia Viganò, invece, non sono giornaliste e questo è un fatto nuovo. Eppure lo sono più di tanti altri che si vedono in giro e il certificato di qualità del loro lavoro arriva dai tantissimi che le seguono». l
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