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Omicidio di Vada, l’ombra della ’ndrangheta dietro a fughe e condanne: dove può essere il presunto killer in fuga
Antonino Fedele, ricercato dai carabinieri in quanto sospettato dell’omicidio dell’ex genero Massimiliano Moneta, in passato ha dato prova di sapersi muovere bene in Francia, dove è probabile che abbia ancora degli amici e dove non a caso lo stanno cercando
ROSIGNANO. Il trasferimento, dopo quello del fratello Michelangelo, dalla sua Calabria alla provincia di Livorno. Poi la lunga latitanza in Francia, una decina d’anni circa, e il ritorno in Toscana dopo che alcune vecchie vicende giudiziarie si sono sgretolate di fronte alla Cassazione, anche per l’intervenuta prescrizione e non solo dopo le assoluzioni. Antonino Fedele, ricercato dai carabinieri in quanto sospettato dell’omicidio dell’ex genero Massimiliano Moneta, ucciso due giorni fa a colpi di fucile nel podere dell’ottantenne, in passato ha dato prova di sapersi muovere bene nel Paese d’oltralpe, dove è probabile che abbia ancora degli amici e dove non a caso, gli investigatori, lo stanno cercando. Non solo lì, naturalmente: anche nei dintorni di Rosignano, dove abita, e in Calabria, in particolare nella zona di Rizziconi (nella città metropolitana di Reggio), il comune del quale è originaria la sua famiglia.
Le accuse al fratello
Nella stessa regione del sud Italia è nato il fratello settantaseienne Michelangelo, che vive a Donoratico (Castagneto Carducci) dagli anni Settanta ed è stato condannato dalla corte d’appello di Firenze a otto anni di reclusione per usura aggravata (pena ridotta rispetto ai 12 anni del primo grado in tribunale a Livorno e da parte della difesa ci sarà il ricorso in Cassazione). Secondo una nota del 2019 della guardia di finanza, che negli anni scorsi gli ha sequestrato 29 fra appartamenti, immobili e terreni per quattro milioni di euro, è stato «ritenuto collegato in passato a un’associazione mafiosa originaria della provincia di Reggio Calabria (il clan “Piromalli” della ‘ndrangheta)», ma secondo quanto riferisce il suo avvocato, il livornese Marco Talini, «l’accostamento alla criminalità organizzata non è mai stato affermato in alcun provvedimento giurisdizionale ed è un’affermazione tanto ricorrente quanto priva di qualunque fondamento». Michelangelo Fedele è totalmente estraneo al delitto di Moneta, che era suo nipote acquisito dopo il matrimonio del cinquantasettenne romano con la figlia di Antonino, dalla quale ha avuto tre bambini. L’ottantenne ricercato, a sua volta, non risulta mai stato indagato nelle inchieste che hanno riguardato il fratello e non aveva a suo carico provvedimenti restrittivi della libertà.
Le battaglie in aula
La famiglia Fedele, con la figlia di Antonino, era anche parte civile contro Moneta. In particolare l’ex marito, alle 15 del giorno in cui è stato ucciso, era atteso davanti al giudice Ottavio Mosti per un’udienza del processo nel quale era imputato per sottrazione di persone incapaci e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice. A difenderlo le avvocate Barbara De Gregori e Nicoletta Ricci, che hanno sempre respinto con forza le accuse, mentre la parte civile – la figlia di Fedele – era rappresentata dalla collega Giulia Bottoni. Sono state proprio le due legali livornesi a dire al giudice che l’imputato era stato ammazzato. Con il magistrato che, in un clima surreale, non ha potuto far altro che annullare l’udienza.
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