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Pensioni, tra errori e dimenticanze (frequenti) ecco come farsi aumentare l’assegno

di Leonardo Monselesan
Pensioni, tra errori e dimenticanze (frequenti) ecco come farsi aumentare l’assegno

Per il ricalcolo il termine entro il quale si può chiedere varia tra i 3 e i 5 anni. E dipende dal caso

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La pensione non è solo un traguardo che sembra diventare sempre più difficile da raggiungere, ma anche un terreno accidentato, in cui l’errore è sempre in agguato. Il rischio si corre infatti, come spiegano dal patronato Inca Cgil, non solo al momento del primo calcolo della pensione, ma anche nell’adempimento degli obblighi che si presentano a cadenza regolare, come presentare la dichiarazione dei redditi o una varietà di altri documenti. È quindi consigliabile, al momento in cui si riceve il provvedimento definitivo di liquidazione della pensione, recarsi subito in un patronato per effettuare un controllo.

Tre anni per rimediare

Per le pensioni erogate dopo il 2012, anno di entrata in vigore della Legge Fornero, c’è infatti un massimo di 3 anni per rimediare ad eventuali errori di calcolo da parte dell’INPS. Questa tipologia di ricalcolo passa dal procedimento di ricostituzione contributiva della pensione. Per effettuarla, un patronato deve indagare sulla vita lavorativa del pensionato, ma non solo. È infatti anche necessario conoscere le situazioni che possono portare ad un accredito dei contributi figurativi, quelli maturati in occasione di momentanee interruzioni del rapporto di lavoro, come eventuali periodi di malattia, maternità, mobilità, cassa integrazione, servizio civile ..

L’interessato dovrà quindi recuperare la documentazione attestante i contributi da inserire nel conteggio complessivo per richiedere un ricalcolo della pensione.

L’eccezione dei 5 anni

Dopo tre anni dal pensionamento, il ricalcolo può essere fatto solo per i casi che non contemplino errori iniziali da parte dell’Istituto, come ad esempio la mancata erogazione di altre prestazioni previdenziali, ed è possibile recuperare gli arretrati spettanti fino ad un massimo di 5 anni. Unica eccezione sono i casi in cui siano presenti contributi versati in altre gestioni previdenziali che il pensionato non ha voluto, saputo o potuto inserire nel primo conteggio. In questo caso, al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia, è possibile richiedere, tramite contact center INPS o patronato, una pensione supplementare. Questo non è però possibile per le gestioni dei lavoratori pubblici, per i quali si può invece richiedere il trasferimento dei contributi alla gestione già utilizzata.

La quattordicesima

Rientrano nell’ambito dei ricalcoli effettuabili dopo 3 anni dal pensionamento le ricostituzioni reddituali. Una prima casistica molto comune in cui viene effettuata è quella della mancata erogazione della quattordicesima mensilità. Questa è riservata ai pensionati con un reddito complessivo personale inferiore a 14.657,24 euro, due volte il trattamento minimo.

La prestazione è quindi vincolata alla presentazione della dichiarazione dei redditi. Se l’interessato si fosse dimenticato di presentarla, o se non avesse ricevuto la mensilità aggiuntiva per qualsiasi motivo diverso da un aumento del reddito, può recuperare quanto gli spetta effettuando una ricostituzione.

Gli altri casi

Un’altra forma di ricostituzione reddituale è legata alla diminuzione della pensione per superstiti, solitamente dovuta ad un aumento del reddito del beneficiario. Se una parte del reddito che ha causato questo calo dovesse venire meno, è possibile effettuare una ricostituzione per fare sì che anche l’importo della pensione di reversibilità venga adeguato di conseguenza, senza dover aspettare i tempi per il ricalcolo automatico da parte dell’INPS. L’ultima tipologia di ricostituzione reddituale più comune è quella che può essere effettuata in presenza di un reddito complessivo IRPEF molto basso e di un trattamento pensionistico pari o inferiore a quello minimo (563,74 euro al mese, 7.328,62 all’anno).

In questo caso sono previsti due strumenti, l’integrazione al trattamento minimo e la maggiorazione sociale della pensione, che mirano ad adeguare la pensione al minimo previsto, in misura differente in base al reddito complessivo e, nel secondo caso, anche all’età. Infine, vi sono le ricostituzioni reddituali, quelle che vengono eseguite quando una prestazione viene momentaneamente bloccata, e una volta maturati nuovamente i requisiti per ottenerla, non si vogliono aspettare i tempi di ricalcolo automatico dell’INPS.

I pensionati lavoratori

Coloro che avessero continuato a lavorare dopo il pensionamento possono inoltre richiedere un aumento della pensione con il supplemento di pensione attraverso un patronato autorizzato. Questo può essere richiesto ogni cinque anni di lavoro svolto (e contributi versati) dopo il pensionamento o, al raggiungimento dei 67 anni di età, per una sola volta a due anni dal pensionamento o dall’ultimo supplemento di pensione ricevuto.

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