Il Tirreno

Toscana

Visto dall'esperto

La Toscana dei vini è regina al Vinitaly

di Antonio Paolini*
La Toscana dei vini è regina al Vinitaly

Chianti, Brunello, Nobile, Supertuscan: le nostre etichette trionfano alla fiera di Verona

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Non solo capolavori su tela, come i Bacco di Caravaggio e Guido Reni arrivati fin qui dagli Uffizi - e dunque anche loro con targa toscana - e in mostra, inaugurata domenica dai ministri Sangiuliano e Lollobrigida, nello spazio del ministero dell’Agricoltura. Ma pure la nuova arte digitale ha la Toscana e i suoi vini come primattori. Nello Spazio Wine2Digital del Palaexpo la Master of Wine Sarah Heller, che è anche visual artist, ha messo in scena la sua versione, in opere digitali appunto, delle emozioni suscitate da quelli che reputa i più grandi vini d’Italia, e non solo: tra i prescelti il Pergole Torte di Montevertine, il Brunello di Montalcino di Biondi Santi, il Masseto e l’Ornellaia, dell’omonima tenuta, il Sassicaia di Tenuta San Guido.

Parte intanto col turbo il Vinitaly dei “tuscan wines” - inaugurato dal governatore Eugenio Giani e dalla sua voce con delega all’Agricoltura Stefania Saccardi - e schiera subito i pezzi da novanta. A cominciare dal Brunello di Montalcino, nel cui team consortile è appena approdato come direttore Andrea Machetti (già colonna di Mastrojanni) e che ha scelto di presentarsi con un “calice a calice” tra le due sponde d’un decennio in uno speciale tasting - il “Ten years Challenge”, riservato a un gruppo scelto di addetti e condotto dal Master of Wine Gabriele Gorelli – che ha messo a confronto cinque esemplari della vendemmia 2008 e altrettanti della 2018.

Il mondo del vino incassa intanto le cifre sulle presenze enoturistiche, forti di un +39% in un anno e +16% addirittura sul pre Covid. Ovvia la soddisfazione del presidente del consorzio del Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci, che sottolinea il ritorno prepotente del continente americano, da cui è arrivato oltre un quarto degli eno-viaggiatori.

Ieri in passerella è andato il Chianti Classico, che celebra la a lungo corteggiata, e ora in arrivo – da luglio – possibilità di citare in etichetta le Unità Geografiche Aggiuntive, sottozone corrispondenti all’ingrosso ai (diversissimi nell’unità di fondo) territori comunali ricadenti nella denominazione. Lo ha fatto con un evento condotto dal presidente Giovanni Manetti e per la parte tecnica dal critico “geoclassificatore” top Alessandro Masnaghetti. Ma è un trend quasi generale quello della “diversità nella unità”, e della valorizzazione di quelli che i francesi chiamano “lieu dit”.

Anche il Nobile di Montepulciano (iniziative ‘23 raccolte sotto il titolo“The History Teller”) ha fissato per ieri il suo appuntamento con la stampa (soprattutto internazionale) per comunicare – spiega il presidente Andrea Rossi – al meglio il progetto Pievi, le sottozone previste dal nuovo disciplinare.

Guarda ai cambiamenti che su questo fronte e sull’ecosistema viticolo in generale minaccia di produrre il cambiamento climatico l’accordo di collaborazione tra Vigneto Toscana, l’associazione dei viticoltori targata Coldiretti e l’Istituto per la Bio-Economia del Cnr che è stato presentato ieri a Verona: servirà a individuare strategie di difesa e mitigazione imperniate su sostenibilità ambientale e uso delle risorse, puntando a riduzione degli impatti e al rafforzamento della resilienza in campo.

In pista anche il Chianti Rufina, con un’anteprima: quella di “Terrelectae”, i nuovi “haut de gamme”, Riserva da singola vigna, che debuttano col millesimo 2019 e puntano ai piani alti del mercato. Nove per ora i produttori, con altri quattro pronti a entrare dal millesimo successivo.

Aria di gran ritorno, poi, per due territori. Il Vino Orcia (255.000 bottiglie da 60 cantine, di cui oltre metà socie del Consorzio) che si ripresenta con stand e banco in collettiva. E riapre casa comune a Verona anche il Chianti Docg, che offre un doppio hub alle label aderenti e ai loro prodotti, con oltre 170 etichette di 90 produttori in assaggio nel primo dei due spazi allestiti, mentre il secondo, dedicato al Vin Santo, ha in forza 38 cantine con 45 vini.

Oltre 40 aziende e banco consortile (più 9 postazioni individuali) per la Doc Maremma Toscana. Con riflettori e focus puntati - spiega Francesco Mazzei, presidente – in primis su Vermentino e Ciliegiolo. E mentre Doc Montecucco ha scelto di festeggiare e spegnere al Vinitaly le prime 25 candeline della sua storia, si preparano a chiudere in grande stile la sfilata - e i Vinitaly days - domani i “100% Sangiovese” e, a seguire, i Supertuscan, i vini che (con in prima fila i big del Livornese) sono da anni tra i protagonisti del Livex, il listino delle bottiglie da investimento il cui prezzo, con relative oscillazioni – ma occhio alle ultime, non tutte di segno positivo - viene monitorato da trader e collezionisti come si fa per i pacchetti azionari o i “future”. 

* critico enogastronomico

 

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