Il presidio
Dungeons&Dragons, macché satanismo e istigazione al male: questo gioco di ruolo è puro divertimento
All'inizio sembra complicato ma basta iniziare e ci si diverte davvero tantissimo. L'articolo di una studentessa di 16 anni del liceo Vallisneri di Lucca pubblicato nell'ambito del progetto del Tirreno "Scuola2030"
Più o meno tutti abbiamo sentito parlare del gioco di ruolo “Dungeons&Dragons”, ma vi siete mai chiesti cosa sia esattamente e perché venga definito “il gioco del diavolo”?
Be’, io qualche domanda me la sono posta, ma non perché ne abbia sentito parlare in “Stranger things”, al contrario; la serie, dove ci sono continui riferimenti al gioco, non mi ha suscitato alcuna curiosità in merito.
A catturare la mia attenzione e a portarla su questo argomento è stato il dibattito fra alcuni miei compagni di scuola circa l’opportunità di portare o meno un gruppo dedicato a questo gioco di ruolo durante la prossima cogestione a scuola.
Avevo già sentito parlare di “Dungeons&Dragons” ed ero anche consapevole delle “leggende” che ci girano intorno, tipo il suo collegamento con il diavolo. A conti fatti, però, non sapevo niente, né della sua storia, né di come si giocasse. Così ho fatto delle ricerche.
“Dungeons&Dragons” (abbreviato come D&D) viene pubblicato nel gennaio del 1974 dagli americani Gary Gygax e Dave Arneson. Il gioco nasce come evoluzione di un wargame, “gioco di guerra”, degli anni Settanta. Anziché controllare eserciti e giocatori, in D&D i giocatori controllano personaggi da loro creati che si evolvono da una partita all’altra. Sono presenti personaggi come elfi, nani, draghi e orchi che, come dichiarato dall’ideatore del gioco, si rifanno alla storia medievale, ai miti, ai racconti pulp e alle opere letterarie di Tolkien. Ad esempio nella prima edizione erano presenti hobbit, ent e balrog, sostituiti in seguito per problemi di copyright. Ma, se come me siete fan sfegatati del fantasy e della mitologia, vi assicuro che già dalla creazione del personaggio coglierete i mille riferimenti presenti nel gioco.
“Dungeons & Dragons” viene inoltre universalmente riconosciuto come il primo gioco di ruolo da tavolo di ambientazione fantasy e attualmente pare contare più di 20 milioni di giocatori sparsi per il globo. Cosa se per me alquanto scioccante; non credevo ci giocassero così tante persone.
Sostanzialmente il gioco si svolge in questo modo: i giocatori, dopo aver creato il proprio personaggio e avergli assegnato poteri, abilità o talenti (seguendo le regole riportate sul manuale) interpretano un gruppo di avventurieri, il cosiddetto “party”. Un Dungeon Master, narratore, ne racconta le gesta (può creare di sua iniziativa l’ambiente di gioco oppure prendere spunto da uno dei numerosi manuali contenenti avventure già descritte) e il lancio dei dadi determina l’esito degli eventi.
A mio avviso si può dire di tutto su questo gioco, ma non che non stimoli la creatività e l’immaginazione. Io stessa ho provato, sotto consiglio di un conoscente che gioca a D&D, a creare il mio personaggio e a immergermi in questo mondo così vario e a tratti un po’ contorto. Mi sono divertita un sacco a cercare di creare questo personaggio per farlo assomigliare a idee bizzarre che mi venivano in mente. Ho poi provato a creare una sorta di storia, come una partita fittizia potremmo dire, e vi assicuro che per quanto le regole possano sembrare complesse, in realtà risultano molto più facili una volta iniziata la partita.
Mi sono voluta però documentare anche sul perché venga definito il gioco del diavolo, e ne è venuto fuori che il gioco, non solo dopo la sua diffusione, venne accusato, tra le altre cose, di istigare i giovani a formare sette, a pensare al suicidio e a venerare il diavolo con riti satanici.
Tutto viene collegato a un evento di cronaca nera. Il 15 agosto 1979 il sedicenne Dallas Egbert scompare dall’università del Michigan. Per cercarlo i genitori assumono un investigatore privato che, a seguito delle indagini, scrive una lista di 11 possibili cause della scomparsa del ragazzo, due delle quali legate proprio al noto gioco da tavolo.
A seguito di questa vicenda, e della pubblicazione della lista da parte della stampa, gruppi di genitori, organizzazioni religiose o semplici cittadini “preoccupati” fondarono associazioni contrarie ai giochi di ruolo, iniziando così a fomentare una vera e propria campagna contro D&D, campagna che purtroppo continua ancora al giorno d’oggi in alcune città americane e asiatiche. In Europa questi gruppi sono quasi del tutto assenti – per fortuna, aggiungerei io – e, a parte coloro che reputano computer o i videogame la radice del male della nostra società, i giochi da tavolo come D&D vengono, paradossalmente, visti come una sana evasione dalla realtà. Sottolineandone addirittura la grande forza di socializzazione, e lavoro di squadra, e la continua stimolazione creativa che si creano durante le partite. l
*Studentessa di 16 anni del liceo Vallisneri di Lucca
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