Il Tirreno

Toscana

La possibilista

Si celebri l’affetto così non fingiamo

di Valeria Fatone
Si celebri l’affetto così non fingiamo

San Valentino: l’opinione

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Arriva San Valentino, che stress. Quante volte lo abbiamo pensato.

È la festa più temuta al mondo, una tragedia che si ripete ogni anno mettendo a disagio praticamente tutti: ricorda a chi è single che per un altro anno non ha trovato nessuno, fa sentire in imbarazzo chi è innamorato e getta nel panico chi resta in coppia pur non essendolo più. D’altronde è impossibile far finta di nulla perché ovviamente il consumismo ci ha inzuppato il pane, ne approfitta per fare i suoi affari e quindi giù con le pubblicità di cioccolatini e gioielli. Non c’è scampo.

Le coppie che si trovano ancora nella prima fase, quella dell’innamoramento, che per fortuna, per aver fatto una buona scelta o non aver avuto modo di annoiarsi provano ancora un sentimento forte, sentono comunque l’obbligo di dover festeggiare in qualche modo: fare una sorpresa, un regalo che rischia di deludere perché al di sotto delle aspettative dell’altro. Ma questi sono i più fortunati. Il dilemma vero è di quei tantissimi che tirano a campare, che rimangono dove sono per inerzia, abitudine o semplicemente per i figli. Sì perché San Valentino è l’ennesimo pretesto col quale si viene chiamati a dimostrare un sentimento ormai sopito o che perlomeno non è più lo stesso da molto tempo. D’altronde la vita media si è allungata, adesso sopravviviamo fino a 90 anni, è diventato davvero difficile mantenere intatta la passione. La scienza ci viene in aiuto: l’essere umano non è monogamo per natura, nessun animale lo è, proprio perché altrimenti sarebbe difficile mandare avanti la specie. L’esclusiva quindi è un’invenzione della società evoluta. E così si decifrano tante cose: perché dopo un po’ ci annoiamo pur volendo bene all’altra persona; perché ci lasciamo o cerchiamo un amante, perché abbiamo bisogno di emozioni nuove. Adesso tutto torna. Allora perché non salviamo quello che c’è di buono? Perché non smettiamo di pretendere dimostrazioni impossibili e ci accontentiamo di un sentimento che si è fisiologicamente e logicamente trasformato in qualcosa di diverso ma che è pur forte, anche senza assurgere al più alto romanticismo?

Sto parlando dell’affetto. Quello che ci può essere per chi ti ha dato una famiglia e un punto fermo, per la persona che ti è sempre stata accanto, in salute e in malattia, quella con cui litighiamo non per colpa sua o mia, ma semplicemente perché l’assiduità del rapporto e la routine mettono a dura prova chiunque. Cogliamo l’occasione per guardarci negli occhi e accettare quello che siamo. E festeggiamo, che ogni scusa è buona per star bene, in questa greve esistenza. Celebriamo l’affetto senza pretese, non ci sarà più bisogno di fingere. Ed elimineremo tanto stress.
 

 

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