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Concerie, Castellani: «Abbiamo visto segnali di ripresa, ma adesso rischiamo uno stop»

di Andreas Quirici
Concerie, Castellani: «Abbiamo visto segnali di ripresa, ma adesso rischiamo uno stop»

La nostra intervista al presidente dell'Associazione conciatori: aspettiamo indicazioni importanti da Lineapelle

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Un 2022 di grande ripresa, ma anche criticità e qualche incertezza per il 2023 a causa dell’evoluzione degli scenari internazionali con guerra in Ucraina e costi energetici a preoccupare maggiormente per i prossimi mesi. C’è però l’appuntamento di Lineapelle a febbraio (21-23, Milano Rho) che sarà il momento per valutare il reale stato di salute di un mercato che sembrava aver ripreso quota dopo il calo di vendite e quindi di produzione e fatturato. Temi affrontati dal presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno, Ezio Castellani, in un’intervista che traccia il bilancio dell’anno concluso da poco e guarda anche al 2023 che ci si augura possa sancire la completa ripartenza di un settore centrale per l’economia toscana e il made in Italy. Eppure ci sono ancora nubi all’orizzonte. Compresa l’inchiesta per smaltimento illecito di rifiuti che la magistratura ha ribattezzato "Keu", nome del materiale derivante dal trattamento dei fanghi della depurazione conciaria, inchiesta che ha avuto ripercussioni inevitabili sull’immagine del settore. Da sottolineare che la presidenza di Castellani ha avuto inizio in una fase successiva al caso Keu.

Presidente Castellani, che bilancio fa rispetto al 2022 per il settore conciario collegato all’Associazione conciatori?

«Dal nostro osservatorio, quello di un’associazione di categoria ben radicata sul territorio con circa 150 aziende conciarie associate con caratteristiche diverse, abbiamo uno spaccato molto ampio dell’andamento del settore. Tendenzialmente nel 2022 abbiamo registrato un progressivo consolidamento post-pandemico che in particolare nella prima metà dell’anno è stato caratterizzato da dinamiche positive nelle principali variabili congiunturali. Il ritorno ai consumi è stato concreto e, una volta che le restrizioni causate dal Covid e il blocco dei mercati sono stati superati, l’intera filiera della moda, in particolare quella connessa all’abbigliamento in pelle, ha ripreso con forza a crescere. Pensiamo ai numeri incoraggianti che arrivano da Pitti, che nelle scorse settimane ha visto il ritorno di buyers internazionali molto attivi verso l’abbigliamento in pelle. L’appuntamento di Lineapelle sarà decisivo per darci indicazioni più complete sulle prospettive del comparto».

Proseguiamo con prospettiva sul 2023: è vero, come molti dicono, che nonostante il buon andamento dell’anno scorso ci sono comunque forti incertezze per il rincaro dei costi energetici e le tensioni internazionali?

«Le questioni geopolitiche internazionali hanno un’inevitabile ricaduta sul sistema economico nell’attuale mercato globalizzato. Le oscillazioni del prezzo del gas e il rincaro dei costi energetici e delle materie prime anche in questo inizio 2023 restano tra le principali criticità anche per l’industria della moda e per le nostre aziende. Pensiamo ad esempio all’aumento delle tariffe della depurazione che ne è derivato e che sta fortemente pesando sull’intero indotto del conciario. In questo scenario le buone performance di ripresa del 2022 rischiano un concreto stop. Il superamento del conflitto e della crisi ucraina resta essenziale perché il mercato si normalizzi, insieme a strumenti condivisi sia a livello di singole categorie produttive e di filiera che nel più ampio contesto del sistema Italia. Con il gruppo d’acquisto di energia e gas dell’Associazione Conciatori, ad esempio, siamo riusciti a garantire alle concerie aderenti e agli impianti centralizzati la regolare fornitura di gas ed energia».

Quanto all’assetto dell’Associazione conciatori ci saranno sviluppi nei prossimi mesi o l’attuale è definitivo?

«L’Associazione Conciatori continua nel suo naturale percorso di costante evoluzione quale associazione di categoria impegnata a dare sintesi e voce alle istanze dei suoi associati, circa l’80% delle concerie del distretto toscano. In questo percorso auspichiamo che gli imprenditori del distretto si sentano sempre più protagonisti e partecipi dando un contributo che anche grazie a nuove idee ed energie supporti l’ente e l’intero distretto nell’affrontare le nuove sfide del mercato».

Il sistema conciario toscano è rappresentato da due realtà, la vostra e Consorzio Conciatori di Ponte a Egola. A che punto è il processo verso un’associazione unica?

«Crediamo che le sinergie possano essere una risorsa importante. Non vanno forzate e vanno valorizzate quando ci sono i presupposti per renderle concrete. I tempi in cui eventuali operazioni potranno concretizzarsi sono un tema che ci interessa poco. Ci interessa piuttosto lavorare con convinzione e con una visione condivisa di programmi e strategie. Con questa consapevolezza, stiamo proseguendo in un costante confronto con le altre associazioni di categoria del territorio così come con tutte le forze che ne rappresentano le istanze, imprenditori, sindacati e istituzioni, accomunati dall’interesse al bene comune del distretto».

Parliamo di innovazione: è centrale per le concerie.

«La capacità di innovare è una delle caratteristiche che rendono le concerie toscane leader del mercato. Sia in termini di contenuto-moda che di lavorazioni, la ricerca rimane essenziale, anche grazie al contributo di realtà come Poteco, il Polo tecnologico conciario, che supporta le aziende nel loro processo di evoluzione. Il risultato di questo lo vedremo all’imminente edizione di Lineapelle, dove tra poche settimane le concerie toscane presenteranno una produzione che siamo certi si confermerà all’avanguardia sotto il profilo dell’innovazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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