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La scelta

Il ristoratore: «Troppe discussioni tra clienti, ho chiuso la sala fumatori e non me ne pento»

di Francesco Paletti
Il ristoratore: «Troppe discussioni tra clienti, ho chiuso la sala fumatori e non me ne pento»

Il dibattito sulla nuova stretta sul fumo: il titolare del locale di Vicopisano spiega i motivi di una scelta fatta 4 anni fa

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PISA. «La sala fumatori? Ce l’avevo, l’ho chiusa quattro anni fa e non me ne sono pentito». Ormai dal 2019 non è più un “paradiso” per i tabagisti incalliti il ristorante “D’Antonio”, storica e popolare trattoria di Lugnano (Vicopisano).

I motivi li spiega il titolare Stefano Vallini: «Sono sostanzialmente due: da un lato la doverosa attenzione alla tutela della salute dei nostri dipendenti dato che almeno uno di essi doveva per forza essere destinato a servire in quella sala e poteva, comprensibilmente e giustamente, non gradire troppo. Dall’altra le discussioni che talvolta si generavano anche all’interno delle stesse comitive...».


In che senso, mi scusi?

«È capitato con una certa frequenza che, pure in uno stesso gruppo di amici o familiari che avevano prenotato insieme, ci fosse chi voleva mangiare nella sala riservata ai fumatori, perché tabagista, e chi nelle altre, in quanto non fumatore. Non è mancato neppure qualche alterco per questo motivo. Così abbiamo deciso di darci un taglio».

Avete perso qualche cliente per questa scelta?

«Qualcuno sì, soprattutto i tabagisti più incalliti (sorride, ndr) che avevano piacere di fumare anche durante il pasto, magari tra una portata e l’altra, senza alzarsi da tavola. Gli altri fumatori, invece, hanno continuato a venire: semplicemente alla fine del pasto si alzano ed escono per dedicarsi alla sigaretta».

Adesso non si può più fumare nel suo locale?

«All’interno no. È possibile farlo all’aperto, in estate, dato che abbiamo anche uno spazio all’esterno in cui possiamo mettere dei tavoli e cenare. Ma anche lì ci sono spesso problemi...».

Di che genere?

«Anche se è consentito fumare, capita che vi sia qualche cliente a cui dà fastidio la sigaretta del vicino: dunque ci sono, spesso, persone da spostare o tavoli da allontanare. Inoltre, nel caso vi sia qualche discussione, tocca a noi fare un po’ da mediatori e da arbitri. Non è così frequente, ma è capitato di trovarsi pure in qualche situazione spiacevole».

Lo sa che il ministro della Sanità Schillaci sta pensando di estendere il divieto di fumo anche all’aperto in presenza di minori e donne in gravidanza?

«Mi sembra giusto. Per quanto mi riguarda, io sarei anche favorevole ad estenderlo anche a tutti i locali pubblici con spazi esterni. Soprattutto per ragioni egoistiche (sorride, ndr)...».

In che senso?

«Ci toglierebbe da diverse situazioni spiacevoli dato che a quel punto non vi sarebbe nessun margine di discrezionalità da parte nostra: c’è una legge e quella va applicata. Ci aiuterebbe moltissimo nel rapporto con i clienti».

Ritiene che misure di questo tipo possano anche dissuadere i fumatori o allontanarli dal vizio?

«Mi piacerebbe crederlo ma penso proprio di no. Basta venire una qualunque sera nel nostro locale per rendersene conto».

Che cosa accade?

«In un qualunque venerdì o sabato sera in media noi abbiamo un centinaio di clienti a mangiare ed è del tutto normale, a metà cena, trovarne più di venti all’esterno, nei dintorni dell’angolo fumatori che abbiamo allestito fuori, con la loro sigaretta. Magari fra una portata e l’altra e spesso si portano anche il bicchiere. Anzi, quando abbiamo diverse comitive sono anche molti di più di venti perché si alzano tutti insieme. Per altro a farlo, nella maggior parte dei casi, sono i clienti più giovani». l

 

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