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Paradosso Usa: in classe col giubbotto antiproiettile. E i massacri a scuola continuano
Le armi vendute senza controllo anche a giovani di 21 anni. In alcuni istituti è obbligatorio lo zaino trasparente per controllare eventuali pistole, in altri all’ingresso sono presenti dei metal detector. L'articolo scritto da una studentessa del liceo Majorana di Capannori nell'ambito del progetto del Tirreno "Scuola 2030"
Che negli Stati Uniti sia possibile comprare un’arma senza troppi problemi è ormai chiaro: come in Italia esistono i negozi di scarpe, in America esistono quelli di fucili. È una cosa normale. Secondo le stime, circa il 40% della popolazione possiede almeno un’arma da fuoco; sono 393 milioni gli statunitensi che hanno una pistola in casa.
Dati assurdi, come è assurdo il fatto che un ragazzo di soli 21 anni possa comprare un semiautomatico senza che nessuno si faccia troppe domande. Ed è per questo motivo che le morti da colpi di arma da fuoco sono maggiori di quelle dovute ad incidenti stradali.
Infatti, spesso, sentiamo al telegiornale parlare di sparatorie avvenute nelle metropolitane, nei centri commerciali e anche nelle scuole. Di recente, ad esempio, abbiamo tutti seguito la vicenda del bambino di soli 6 anni che ha sparato e ferito gravemente la sua maestra, dopo un comune battibecco.
Ma i “massacri scolastici” sono molti. Primo fra tutti il caso della Columbine High School in Colorado (1999), che ha visto come protagonisti due studenti, Eric Harris e Dylan Klebold, entrambi diciottenni.
La facilità con cui si sono procurati due semiautomatici 9 mm, due fucili a pompa calibro 12 e pure una pistola calibro 9 ha portato alla morte di 13 persone, senza contare i 24 studenti feriti.
Altra sparatoria degna di nota che sottolinea l’assurdità di queste leggi che danno il consenso al possedimento di armi è quella della Sandy Hook Elementary School (2012). Un ragazzo di 20 anni, Adam Lanza, apre il fuoco nella scuola elementare situata nel sud-ovest del Connecticut e uccide a sangue freddo 27 persone tra insegnanti e bambini di 6 o 7 anni.
Un altro caso che mi ha particolarmente colpito è stato quello della Virginia Polytechnic Institute (2007), nel quale hanno perso la vita 32 persone, colpite da proiettili sparati da una Glock 19, comprata semplicemente in un negozio vicino la casa dell’aggressore. Da far gelare il sangue.
Il problema delle armi negli Stati Uniti sta diventando sempre più grave, è un dato di fatto. E non sembra che si stia facendo nulla per risolverlo, anzi.
In Ohio, Stato del nord-est, giusto quest’estate è stata promossa una legge che consente agli insegnanti di tenere un’arma così da poter proteggere loro stessi e gli studenti da una possibile sparatoria.
E pensiamoci, ci sentiremmo davvero al sicuro?
In alcune scuole, per evitare i massacri, gli studenti sono obbligati a portare uno zaino trasparente, così che possibili armi possano essere visibili; in altre invece sono presenti dei metal detector all’ingresso.
Il detto dice “prevenire è meglio che curare”, ma in questo caso non credo che si addica.
Non sarebbe meglio evitare che le armi siano di così facile accesso, anziché cercare di trovare un modo affinché queste stragi si prevengano? Se i fucili non fossero accessibili a tutti, se ci fosse bisogno di un porto d’armi, se semiautomatiche non costassero poche centinaia di dollari, forse non ci sarebbe bisogno che i nostri coetanei debbano andare a scuola con il giubbotto antiproiettile, temendo di dover scrivere un messaggio di addio ai propri genitori da sotto un banco, mentre i colpi rimbombano tra i corridoi. l
Studentessa di 17 anni del liceo Majorana di Capannori (Lucca)
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