Il Tirreno

Toscana

Lo scandalo

Principe Harry, le bugie e gli strafalcioni del libro campione di incassi sulla royal family

di Lavinia Orefici
Principe Harry, le bugie e gli strafalcioni del libro campione di incassi sulla royal family

La nostra Lavinia Orefici, esperta della corona inglese, ha letto per voi il libro più chiacchierato del momento. E ne ha tante da dire

4 MINUTI DI LETTURA





Sono trascorsi quattro giorni dall’uscita ufficiale dell’autobiografia del principe Harry e la monarchia britannica non è ancora crollata sotto il peso delle parole del duca di Sussex. È in piedi e saldamente al comando del regno.

Il manoscritto Spare macina numeri da record: un milione e 400 mila copie vendute tra Nord America e Regno Unito nelle prime ventiquattr’ore dall’uscita gli fanno conquistare il Guinness dei Primati. Per raggiungere lo stesso risultato l’autobiografia di Michelle Obama, considerata un successo editoriale, impiegò una settima. Spare svetta tra le vette di carta.

Ma se queste cifre fanno la felicità dei Sussex e gonfiano il loro portafoglio, in patria c’è poca gloria per il principe Harry. I sondaggi danno la popolarità del figlio di re Carlo III in caduta libera, con un gradimento al 24% e, tra gli over 65, perfino lo zio Andrea, duca di York, accusato di molestie sessuali, spogliato dalle medaglie e messo al bando dall’ufficialità reale, risulta più apprezzato. Ma anche tra i giovanissimi, quella fascia di età tra i 18 e i 24 anni che han sempre guardato con simpatia ad Harry e Meghan, i Sussex hanno perso fascino, portando a zero il distacco tra chi li accusa e chi li difende. Eppure fino al 2018 il principe Harry occupava i primi posti nella classifica dei royals più amati.

Punta sul vittimismo Harry, Henry, Harold, come viene chiamato da una settimana a questa parte. Gioca al povero principe nelle interviste che hanno preceduto il battage pubblicitario del lancio del libro, ma su di lui l’accusa che si va via, via evidenziando è quella di aver venduto la sua famiglia per “trenta denari”, per l’esattezza cento milioni di dollari.

Dal dolore per la morte della madre al rapporto con il fratello, passato da alleato a nemico, dagli scandali che lo hanno travolto fino a Camilla, matrigna cattiva e vendicativa, il duca di Sussex squarcia quel velo di mistero che avvolge la magia dei Windsor.

Poco importa che dati alla mano ci sia poca coerenza tra il racconto del libro e la realtà dei fatti; come quando il principe Harry descrive il momento in cui gli è stata comunicata per telefono la notizia della morte della bisnonna, la regina madre, nel 2002, quando si trovava in collegio a Eton, mentre in realtà era sulle Alpi svizzere a sciare con il padre e il fratello, come testimoniato dagli obbiettivi dei fotografi, gli stessi che hanno anche immortalato il rientro anticipato a Londra proprio per quel motivo.

Nella versione di Harry il nemico giurato è il fratello William, colpevole tra le tante accuse di averlo sbattuto a terra nella cucina del Nottingham Cottage a Kensington Palace, facendolo cadere sulla ciotola del cane e ferendolo. Una lite scatenata da Meghan e dai suoi comportamenti maleducati. Sarebbe stata la telefonata con il terapista ad aiutarlo a superare quello scontro.

Un altro tasto dolente riguarda la moglie di re Carlo, Camilla, che secondo il racconto, lui e William avrebbero pregato il padre di non sposare. La regina consorte sarebbe una donna cattiva e pericolosa, pronta a tutto pur di ricevere una copertura mediatica positiva per riabilitare la sua immagine.

Con lei Harry svela un segreto di Pulcinella. L’operazione simpatia orchestrata da Palazzo nei confronti di Camilla Parker Bowles non è mai stata un mistero.

Nel lungo j’accuse del principe la memoria lo tradisce a più riprese, su piccoli dettagli, come il colore del golf indossato da Meghan la sera del primo appuntamento o su grandi battaglie, come quella contro la stampa che secondo il principe era colpevole di aver definito un flop il primo impegno di sua moglie con la regina Elisabetta nel 2018. Insinuazioni che non sono passate inosservate all’autorevole Valentine Low, giornalista del Times, pronto a riesumare, giornale per giornale, i titoli entusiastici a proposito di quell’impegno.

L’elevato numero di inesattezze facilmente riscontrabili fa traballare l’intero impianto d’accusa del principe Harry, con il ghostwriter, J.R. Moeringher, già premio Pulitzer, che dai social network corre in soccorso del duca di Sussex (e della sua opera) pubblicando frasi della saggista americana Mary Karr secondo cui la linea di confine tra i fatti e la memoria è offuscata.

Ci sarebbe la tragedia della morte di Diana dietro ai ricordi non sempre nitidi del principe Harry. L’adorata mamma è il fil rouge del libro, dalla prima all’ultima pagina, il suo nome appare quasi duecento volte.

L’autoindulgenza del principe Harry, sovrapposta a dettagli troppo intimi hanno esasperato anche l’americanissimo New York Times, la cassazione del giornalismo.

Casa Windsor segue la linea del silenzio, la miglior strategia possibile per l’istituzione che ha fatto del motto “never complain, never explain” la sua filosofia vincente. Se da Palazzo non arriva nessun comunicato ufficiale, con gli impegni pubblici della famiglia reale ricominciati a pieno ritmo, è lo spirito british a prevalere. Paladina della salute mentale, soprattutto quella dei più giovani, la principessa del Galles ha detto, durante una visita a Liverpool giovedì 12, «purtroppo la terapia non funziona per tutti». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web