Stipendi più alti (ma non per tutti): ecco chi ci guadagna e chi non vedrà un euro
Sotto i 25.000 euro di reddito annui la decontribuzione al 3 per cento porta più soldi in busta paga. Premi o straordinari possono far svanire l’aumento
Buste paga più pesanti per i lavoratori dipendenti, seppure solo per quelli con reddito lordo fino a 25mila euro annui. E’ l’effetto della legge di bilancio 2023, che ha confermato la riduzione del cuneo fiscale pari al 2% dei contributi previdenziali pagati dai lavoratori dipendenti, sia privati che pubblici (ad eccezione di quelli domestici), con reddito lordo fino a 35.000 euro/annui (2692 euro/mese), aumentandola inoltre al 3% per i redditi fino a 25.0000 euro (1923 euro/mese).
Per chi non cambia
Per i redditi compresi tra 25.000 e 35.000 euro non ci saranno quindi cambiamenti rispetto al secondo semestre del 2022. A partire dal primo luglio scorso, infatti, il decreto “aiuti bis” aveva applicato un ulteriore taglio degli oneri contributivi a carico dei lavoratori dell’1,2%, che andava a sommarsi a quello dello 0,8% già messo in atto con la precedente legge di bilancio 2022.
Per i redditi inferiori a 25.000 euro ci sarà invece già dalla busta paga di gennaio un aumento salariale. Cerchiamo di capire chi ci guadagnerà e di quanto.
Chi ci guadagna di più
A beneficiare maggiormente degli sgravi saranno i più vicini alla soglia dei 25.000 euro/anno, con aumenti in busta paga che arriveranno a circa 493 euro in capo al 2023 (circa 41 euro/mese). Lo sgravio contributivo si riduce quindi all’aumentare e al diminuire del reddito, con i percettori di 15.000 euro/anno (1153 euro/mese) che guadagneranno 347 euro in un anno (circa 29 al mese). Cifra leggermente inferiore a quelle risparmiate dagli appartenenti alla fascia di decontribuzione del 2%: ad esempio coloro che guadagnano 35.000 euro/anno, riceveranno un aumento pari a 397 euro nell’anno (circa 33 euro al mese).
Come si calcola
Come si può notare facendo alcuni semplici calcoli, la percentuale sottratta dai contributi non corrisponde però direttamente all’aumento netto per il dipendente. Questo perché la riduzione dei contributi versati va a diminuire l’onere deducibile, andando di conseguenza ad aumentare l’imponibile fiscale, dal quale si ricava la somma dovuta per il pagamento dell’Irpef. Pertanto, con la riduzione dei contributi versati si ha però anche un aumento della tassazione, che va a diminuirne parzialmente i benefici al netto nelle buste paga. Il taglio dei contributi versati dai lavoratori non andrà però ad incidere sulla loro pensione, in quanto sarà lo Stato a provvedere alla copertura contributiva.
Per stabilire la soglia di decontribuzione bisogna fare riferimento al reddito lordo di tredici mensilità, con il limite per quella di dicembre incrementato del rateo di tredicesima maturato. Se invece i ratei della mensilità aggiuntiva vengono pagati mese per mese, questi non verranno inseriti nel computo del limite per il reddito mensile, ma dovranno rientrare nel limite dei 224 euro mensili (2692 annui nel complesso) per godere del taglio del cuneo fiscale.
Casi particolari
Nel caso in cui il/la lavoratore/lavoratrice non abbia avuto un rapporto di lavoro per tutta la durata dell’anno, per cessazione o inizio dello stesso nel corso del 2023, è necessario adeguare il limite per la mensilità aggiuntiva al numero di mesi per cui ne sono stati maturati i ratei. Questo numero dovrà quindi essere moltiplicato per 224, così da stabilire la soglia entro cui la tredicesima gode della decontribuzione. Non è però esclusa dal conteggio l’eventuale quattordicesima, se prevista dal contratto collettivo nazionale del lavoratore in questione. Questa, o i suoi ratei, andranno infatti sommati allo stipendio del mese in cui sono erogati per verificare l’eventuale diritto alla decontribuzione in quel frangente. Nel caso in cui un lavoratore sia titolare di più rapporti di lavoro, il diritto alla decontribuzione va accertato per ciascuno di essi, verificando che ognuno rientri singolarmente all’interno delle soglie di reddito definite dalla manovra.
Il beneficio potrà inoltre essere fruito a mesi alterni. All’aumentare degli importi percepiti grazie a straordinari o altre indennità, è possibile che in alcuni mesi si verifichi il passaggio da una fascia di decontribuzione all’altra (superamento dei 1923 euro/mese) o l’esclusione dal beneficio (al superamento dei 2692 euro/mese).l
