Orari assurdi e diritti calpestati: meglio dare un calcio al Mondiale in Qatar
Italia fuori dai Mondiali ma in fondo è meglio così: il commento scritto da una studentessa del liceo classico Carducci di Viareggio nell’ambito del progetto del Tirreno “Scuola 2030”
Terminata anche la quindicesima giornata di Serie A, noi appassionati di calcio e tifosi sfegatati ci troviamo a mani vuote, senza argomenti di discussione con gli amici o impegni durante il fine settimana.
Ci aspetta fino a gennaio un periodo buio, insensato e inutile. Ma non tutte le speranze vanno perdute. Possiamo sempre goderci qualche big match dei Mondiali che, nonostante l’assenza dell’Italia, ci possono comunque regalare qualche giocata stellare o sfide tra campioni di assoluto livello. Mentre seguiamo attentamente i passaggi dei vincitori della scorsa edizione, dei conquistatori della Coppa America o di qualsiasi altra squadra qualificata, potrebbe sorgere la domanda: «Ma i mondiali li dovevano fare proprio in Qatar?». Io personalmente ho subito trovato insensato disputare questo evento a novembre, nel bel mezzo dello svolgimento dei più importanti campionati nazionali ed europei. Inoltre molti orari sono improponibili: come potrei guardare una partita alle 10 di mattina, durante l’orario scolastico? O alle 4 di pomeriggio, quando ho molti altri impegni? Ho quindi cominciato a pensare che forse non tutto il male vien per nuocere e che la non qualificazione dell’Italia abbia anche dei riscontri positivi. Ma continuavo a chiedermi il perché di questa scelta e i benefici, o conseguenze negative, che ne possiamo riscontrare.
Intanto, il motivo di disputare questa competizione in inverno è abbastanza banale: in Qatar c’è un clima afoso e caldo e sarebbe stato impossibile per giocatori, tifosi e staff tecnico essere ospitati nello stadio a giugno e luglio, quando le temperature toccano i 43 gradi. Gli orari sono ovviamente una conseguenza del fuso orario; il Qatar è due ore avanti rispetto all’Italia.Queste evidenti problematiche, e la mancanza di infrastrutture appropriate, non avevano fatto desistere la Fifa da assegnare nel 2010 l’organizzazione di un evento di tale importanza al piccolo Paese del Golfo, per finalità economiche e politiche che stanno più a cuore ai grandi dirigenti. E il Qatar ne avrà molti benefici: oggi grazie ai Mondiali tutti conoscono questo piccolo ma influente staterello e l’Europa si rivolgerà sempre di più al gas qatariota per sostituire le fonti fossili russe. Ma molto del denaro che verrà ricavato è già stato usato per costruire edifici adatti.
Questo sarà il Mondiale più costoso finora, 15 volte più di quello del Brasile. Inoltre la costruzione di sette nuovi stadi ha acceso polemiche sulla condizione massacrante degli operai di cui sono state stimate oltre 6.500 morti, ma le autorità locali lo smentiscono. Dal punto di vista umano, in Qatar non vengono nemmeno rispettati i diritti che noi riteniamo scontati, soprattutto quelli delle donne, che devono ottenere il permesso dai loro tutori maschili per svolgere qualsiasi attività che a noi sembra scontata, come sposarsi o trasferirsi in un altro Paese.Perciò, chiedo anche a voi lettori: c’era davvero bisogno di fare i mondiali in Qatar? Che siate appassionati di calcio o meno, vi identificate anche voi con chi siede sul divano e guarda la finale gelando sotto una coperta, col camino acceso e l’albero di Natale, e si chiede: «Perché?», quando avrebbe voluto tifare con la T-shirt della Nazionale addosso, rinfrescato dalla brezza serale estiva? Non so voi, ma intanto io aspetto sconsolata la ripresa del campionato a gennaio. Quasi quasi l’Italia ha scelto il momento migliore per saltare un Mondiale.
*Studentessa del liceo classico Carducci di Viareggio (Lucca)
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