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"Vibes", "cool" e "briefing"? «Roba da radical chic»: il ministro vuole costituzionalizzare l'italiano

di Giorgio Billeri
"Vibes", "cool" e "briefing"? «Roba da radical chic»: il ministro vuole costituzionalizzare l'italiano

Sangiuliano, responsabile del ministero della Cultura: «Chi ne abusa è uno snob, altre nazioni hanno consacrato la loro lingua»

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ROMA. Autarchia linguistica? Forse non siamo proprio a questo, perchè il mondo globale non lo consente più. Ma il messaggio del ministro della cultura Gennaro Sangiuliano, con l’appoggio di buona parte del mondo accademico, sembra abbastanza chiaro: difesa a oltranza della lingua italiana con il conseguente inserimento nella cartas costituzionale.

«La consacrazione della lingua nazionale è in molte Costituzioni, di gran parte dei Paesi non solo europei – spiega Sangiuliano – quindi si tratta di essere coerenti con altre grandi nazioni europee e occidentali, e già il presidente Meloni presentò una proposta in tal senso. Poi, naturalmente, la riforma va armonizzata con il quadro di riforme a cui sta lavorando il ministro Casellati».

«La lingua è l'anima della nostra nazione, il tratto distintivo della sua identità – afferma Sangiuliano – il secolo scorso insigni studiosi del calibro di Croce, Gentile, Volpe hanno a lungo argomentato sulla circostanza che l'Italia sia nata molto prima della sua consacrazione statutaria e unitaria. L'Italia nasce attorno a quella che fu definita la lingua di Dante. In Italia – sottolinea ancora il ministro – non esiste un'autorità pubblica con poteri giuridici come sono ad esempio l'Académie française e il Conseil International, per la Francia, o la Real Academia Espanõla per la Spagna. Abbiamo, è vero un'istituzione prestigiosissima come l'Accademia della Crusca, fondata nel 1583, autorevole ma priva di strumenti giuridici. Credo che un certo abuso dei termini anglofoni – prosegue Sangiuliano – appartenga a un certo snobismo, molto radical chic, che spesso nasce dalla scarsa consapevolezza del valore globale della cultura italiana. E anche della sua lingua, che invece è ricca di vocaboli e di sfumature diverse. Valorizzare e promuovere la nostra lingua non significa ignorare il mondo che ci circonda – argomenta Sangiuliano – non significa, cioè, in alcun modo che in un mondo globalizzato non si debbano studiare e apprendere bene altre lingue, a cominciare da quella inglese, come diceva Tullio De Mauro il multilinguismo ci aiuta a gestire la complessità del presente. Qui non si tratta di promuovere una battaglia di retroguardia ma solo se sei ben saldo nelle tue radici puoi meglio aprirti al mondo».

«Prendo atto con piacere della diffusa esigenza di costituzionalizzare la lingua italiana. Argomento che nelle scorse legislature si era sviluppato attraverso presentazioni di proposte di legge costituzionali per modificare l'articolo 12 o in alternativa l'articolo 9 (c'è un confronto tra storici della lingua e costituzionalisti) e come emendamenti alle varie riforme costituzionali sulle quali il parlamento era impegnato. Purtroppo senza esito. La campagna di questi giorni che vede il presidente dell'Accademia della Crusca Marazzini sostenere questa necessità e le parole del ministro per la Cultura Sangiuliano sono di conforto rispetto a una battaglia che, da minoritaria, sta diventando di pubblico dominio». Lo dichiara in una nota il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli (Fdi)che ha depositato due proposte di legge. Critico Ivan Scalfarotto (Azione) su Twitter:: «Abbiamo un ministro della Cultura che critica le parole straniere usando le parole straniere. Un ministro poco radical e per nulla chic. Sarebbe da dirgli in latino: Sangiuliano, 'Cura te ipsum'».
 

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