Piero Neri: «Per la costa toscana il futuro è lo sblocco delle infrastrutture»
Il presidente di Confindustrra Livorno-Massa Carrara: la Darsena Europa sarà motore di sviluppo dell’Italia centrale
Non è stato un anno facile, il 2022, per le industrie. Non lo è stato perché la guerra ha dirottato l’export su nuove rotte commerciali non sempre fruttuose. E non lo è stato perché il caro energia ha aumentato i costi dei processi produttivi. Ma Massa-Carrara e Livorno hanno l’aggravante delle infrastrutture bloccate che consentirebbero il rilancio delle zone industriali. A dirlo è Piero Neri, presidente di Confindustria Livorno – Massa Carrara, nonché presidente e amministratore delegato dello storico gruppo livornese Neri specializzato nei servizi marittimi, nel rimorchio portuale e nella cantieristica navale.
Quest’anno è stato caratterizzato dal conflitto in Ucraina. Che impatto ha avuto nelle industrie del territorio?
«Certamente gli avvenimenti bellici in corso in Ucraina non hanno solo ripercussioni di carattere umanitario, bensì anche di carattere economico e sociale. Da un lato il blocco dell’interscambio commerciale verso i Paesi Baltici, la Polonia, la Bielorussia e la Russia incide sulle quote di import e export. Dall’altro il rincaro dei prezzi, soprattutto energetici, sta pesando sui costi dei processi produttivi delle imprese e sulle disponibilità finanziarie delle famiglie. Il conflitto spinge a rivedere le relazioni commerciali attraverso le lenti della geopolitica e mette in luce la vulnerabilità di forniture da paesi a elevato rischio geopolitico».
Cosa prevede per il prossimo anno?
«La mancanza di visibilità su durata ed esiti del conflitto impedisce di fare ipotesi attendibili. Rispetto alla pandemia, il rischio geopolitico è di più lungo periodo. Ciò può fare la differenza nelle scelte di investimento e disinvestimento delle imprese. A livello di “strategia”, le imprese possono essere spinte a muoversi verso tre direttrici principali: ricerca di fornitori alternativi per accrescere la resilienza, con catene del valore basate su criteri di affidabilità e a minor rischio geopolitico anziché di riduzione dei costi; eliminazione o riduzione di casi di single source dependence; generale revisione della gestione delle scorte. È in questo senso che sempre più spesso si parla di friend shoring, cioè del fatto di inserire la valutazione di rischio geopolitico nei rapporti commerciali e soprattutto nei settori strategici».
Sia Livorno sia Massa-Carrara stanno vivendo da anni una deindustrializzazione. Pensa che torneranno mai a ospitare grandi industrie?
«L’industria manifatturiera, ad alta intensità di manodopera, presente sul territorio costiero – dalla nautica all’acciaio, dalla chimica al lapideo, dall’oil & gas all’automotive, insieme alla logistica marittimo-portuale in tutte le sue articolazioni – costituisce un insieme di risorse strategiche che formano un sistema articolato e diversificato, non facilmente rintracciabile nel sistema Paese. La strategia, che abbiamo tracciato come Confindustria per la reindustrializzazione della costa toscana, è esattamente finalizzata a rendere efficace e funzionale la connessione tra le infrastrutture che caratterizzano la geo-economia compresa tra l’area metropolitana di Firenze e le portualità di Carrara, Livorno e Piombino. Il percorso non è certamente in discesa, poiché restano ancora da completare le grandi infrastrutture, quali la Darsena Europa, il corridoio tirrenico, i collegamenti ferroviari dalla costa verso l’area metropolitana fiorentina, le infrastrutture materiali e immateriali per i porti di Piombino, Elba, Livorno e Marina di Carrara, oltre che l’ammodernamento di strade e ferrovie per valorizzare la posizione strategica dell’Interporto Vespucci».
Quindi crede la Darsena Europa possa rappresentare la svolta o servirà semplicemente a evitare il tracollo?
«Nessun tracollo, semmai un consolidamento delle potenzialità che abbiamo già avuto modo di dimostrare restando saldi nella competitività all’interno dello shipping internazionale. Quindi certamente la Darsena Europa sarà il nuovo motore di sviluppo non soltanto della Toscana costiera ma anche dell’Italia centrale».
A Carrara ambientalisti e operatori turistici contestano il progetto di ampliamento del porto, sostenendo che causerà un aumento dell’erosione della spiaggia. Lei cosa ne pensa?
«Beh, penso si continui a usare surrettiziamente la terminologia impropria di ampliamento, mentre la sostanza è ben altra. Il progetto del nuovo Piano regolatore portuale, dopo anni di attese, sta provvedendo a una riorganizzazione delle aree esistenti per la migliore funzionalità dei quattro comparti principali (commerciale, cantieristica, nautica e crocieristica), che devono convivere in un porto con dimensioni limitate. A differenza dei precedenti progetti, quello attuale non prevede “sforamenti” oltre il perimetro portuale: in altri termini, per chi conosce la zona, non si va al di là della sponda destra del Carrione. In secondo luogo, lo studio effettuato dimostra che il nuovo assetto servirà a far meglio defluire verso la Versilia la sabbia portata dal Magra: il vero problema dell’erosione è che di sabbia ne “scende sempre meno”».
Nei giorni scorsi sono stati consegnati i lavori del Waterfront di Marina di Carrara. Servirà a rilanciare il turismo da crociera?
«Il Waterfront rappresenta per sua natura un intervento di “ricucitura” tra il tessuto urbano e l’area portuale. Nel caso di Marina di Carrara, si qualifica anche come opera sempre più aggregata al progetto di nuovo Piano regolare generale. La razionalizzazione degli spazi con lo spostamento della parte commerciale tutta a levante dove arrivano i binari della ferrovia, permetterà la migliore fruizione della banchina che si andrà a liberare e sarà occupata principalmente dall’attività crocieristica».
A Piombino il prossimo anno arriverà il rigassificatore. Teme che possa bloccare l’attività del porto?
«Assolutamente no, nel modo più assoluto. Il tema dell’energia è d’interesse strategico nazionale per cui l’autorizzazione per tre anni del rigassificatore a Piombino emerge come un’opportunità di sviluppo, dato che tale infrastruttura sarà di particolare utilità per tutto il Paese».
Mondo del marmo: alcune aziende apuane nei giorni scorsi hanno sottoscritto un patto per la sostenibilità e l’economia circolare. Non è un ossimoro?
«Al contrario, è la palese dimostrazione che le aziende del lapideo stanno progredendo verso l’innovazione e l’economia circolare, coniugando appunto l’escavazione del marmo con la sostenibilità. Penso piuttosto che debba essere riconosciuto il ruolo storico del marmo quale primo attore socio-economico nella comunità locale, antesignano in qualche modo nel realizzare le dimensioni di sostenibilità sociale ed economica che, inscindibilmente a quella ambientale, danno luogo al concetto di sostenibilità a tutto tondo. Del resto, anche il piano regionale di indirizzo territoriale-piano paesaggistico delle Alpi Apuane prevede che per quantità sostenibili di materiale estratto si intendono quelle che consentono il sostegno economico alla popolazione. Ne emerge un quadro che sancisce il ruolo insostituibile del marmo nella dimensione economica e sociale della comunità apuana».
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