Il Tirreno

Toscana

Le reazioni allo scandalo

Qatargate, gli eurodeputati toscani: tutti indignati, ma anche «ignari»

di Stefano Taglione
Qatargate, gli eurodeputati toscani: tutti indignati, ma anche «ignari»

Bonafè (Pd): «Un caso ben diverso dal lobbismo, parliamo di uno Stato estero». Ceccardi (Lega): «Sul Paese del Golfo avevo presentato un’interrogazione»

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 «Sono indignata per ciò che è successo. Non stiamo parlando semplicemente di lobby, ma di interferenze di Stati esteri che, come ha affermato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, minano i processi democratici. Incontrare le lobby, cioè i portatori di interessi, è capitato anche a me durante le attività legislative, ma esistono registri precisi sulla trasparenza e viene tutto certificato. Questa vicenda, a mio parere, è ben diversa e più articolata. Lo ripeto: stiamo parlando di Stati che provano a interferire nei processi democratici europei per la loro reputazione o per altre finalità».

A parlare sul caso Qatargate è l’ex vicepresidente dell’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici al Parlamento europeo Simona Bonafè, segretaria del Pd toscano. Lei, che da pochi mesi ha lasciato Strasburgo per Montecitorio, si dice «arrabbiata» dopo l’arresto dell’ex collega Antonio Panzeri, dal 2014 al 2019 membro proprio di S&D (all’inizio Ds, poi Pd, infine Articolo 1). «Ma l’avrò visto solo una volta – sottolinea – visto che ero in Commissione ambiente e non mi occupavo di politica estera. Con lui non ho mai parlato di Qatar».

Panzeri – 67 anni, ex segretario generale della Camera del Lavoro di Milano e all’Europarlamento dal 2004 al 2019 – nei giorni scorsi è stato arrestato a Bruxelles insieme ad altre sette persone, fra cui il suo ex assistente Francesco Giorgi e la compagna di quest’ultimo, la vicepresidente dell’Ue Eva Kaili, che nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda ed è stata destituita dalla carica. «Panzeri lo conoscevano tutti, ha svolto ben tre mandati in Europa – afferma l’europarlamentare toscano Nicola Danti, ex Partito democratico e ora esponente di Italia Viva – ma credo che nessuno potesse immaginare una cosa del genere. I nostri codici di condotta sono molto rigidi e le lobby che incontriamo in occasioni pubbliche o nei nostri uffici, ad esempio, vengono sempre annotate: c’è un preciso registro di trasparenza che io ho sempre rispettato». L’empolese Irene Tinagli, eurodeputata del Pd, parla sui social di «un colpo durissimo per un’istituzione che da sempre è in prima linea per la difesa dei diritti. Per chi lavora ogni giorno con passione, serietà e dedizione è uno scandalo enorme che provoca dolore e tanta rabbia. Sarà necessario rivedere tutte le regole di accesso e interazione col parlamento da parte di lobby e organizzazioni non governative ed è necessario reagire con determinazione e tempestività per far valere la forza del Parlamento, la sua resistenza e la sua onorabilità».

Mentre la collega pisana ed ex sindaca di Cascina Susanna Ceccardi (Lega) cita Dante e «l’alto tradimento». «I parlamentari macchiati di queste accuse – dice – a mio avviso non sono colpevoli solo di corruzione, ma vendendosi a Paesi terzi che vogliono con i soldi islamizzare il nostro continente sono colpevoli anche di alto tradimento. Dante, i traditori della patria, li collocava nei gironi peggiori dell’Inferno». Due anni fa, l’ex candidata alla presidenza della Toscana, aveva presentato un’interrogazione sul Qatar: «Una parte rilevante del mio lavoro consiste nel leggere dossier e report, ascoltare audizioni e informarmi – prosegue – Avevo intuito che la sinistra avesse posizioni molto critiche con gli avversari nell’area del golfo del Qatar, ma pensavo che fossero frutto solo di un approccio ideologico. Evidentemente c’era di più. Avevo interrogato la Commissione europea sul Qatar, che utilizza associazioni culturali e Ong per sostenere la Fratellanza musulmana. Facendo sponda all’alleato turco che la sinistra vorrebbe da tempo in Europa e che noi paghiamo ogni anno miliardi di euro. Alla mia domanda, però, l’Alto rappresentante Borrell ha dichiarato che andava tutto bene. Queste vicende – conclude – minano la credibilità delle istituzioni di fronte a tutti i cittadini. Un danno devastante, perché il rapporto tra elettore ed eletto si basa, prima di tutto, sulla fiducia. Se questa viene meno è la fine della democrazia». l


 

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