Il Tirreno

Toscana

Scuola2030
L’iniziativa

Il mito di Medusa per proteggere tutte le altre donne

di Giada Biolcati, Sofia Polese e Alessandra Stefani
Il mito di Medusa per proteggere tutte le altre donne

La raffigurazione della violenza di genere realizzata da tre studentesse del liceo XXV Aprile di Pontedera

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Per l’importante tema che viene ricordato in particolare nella giornata del 25 novembre, ci è stato richiesto di realizzare un elaborato. Nel nostro caso, abbiamo scelto una figura mitologica disprezzata da molti per l’incomprensione di ciò che ha subito, che accomuna purtroppo moltissime donne. Il suo nome è Medusa. Anche chiamata Gorgo, per l’associazione ad altre due donne (che insieme formano le “Gorgoni”), della sua storia si parla in varie tragedie del mondo greco. Tra le tante versioni ci interessa quella più realistica, per quanto possa esserlo dato che si parla di mitologia. Questa narra che la donna, una bellissima fanciulla di cui probabilmente la dea della sapienza era gelosa per il suo fascino, fosse stata violentata nel tempio della divinità stessa da Poseidone, e conseguentemente trasformata da Atena in un mostro.

Come dei testi giustificano, sarebbe stata Medusa a sedurre Poseidone con il semplice sguardo. Ma ciò non significa che la divinità dovesse compiere l’atto. Fu poi mandata su un’isola, dove presumibilmente erano presenti le altre due Gorgoni. Infine, venne uccisa sotto il volere di molti dei, che aiutarono l’eroe Perseo a tagliarle la testa senza finire pietrificato dai suoi occhi, come sapevano fare le altre due Gorgoni; ma a differenza di loro, Medusa non era immortale. Tra le tre, lei rappresentava la perversione intellettuale. Un personaggio confuso e non delineato, ma che nella sua immagine complessiva per l’interpretazione attuale dà un messaggio forte e diretto. Nella nostra cultura, vittime di abusi sessuali sono solite tatuarsi la gorgone per far capire di essere vittoriosi dall’evento e di aver avuto coraggio. Tornando alla nostra raffigurazione, abbiamo deciso di far uscire dalle lingue dei serpenti delle parole molto spregevoli, a simboleggiare la velenosità e la vicinanza che non si può rimuovere. Le parole sono in rosso, come il colore simbolo di questa giornata, e così come le crepe sul volto della donna.

* Studentesse del liceo XXV Aprile di Pontedera
 

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