L’aumento dei tassi costerà 15 miliardi alle imprese, la Toscana non è tra le peggiori
Stima della Cgia. Nella nostra regione maggiori oneri per 969 milioni. L’aumento del costo del denaro è stato deciso dalla Bce con l’obiettivo di raffreddare l’inflazione
ROMA. Ammonterà a 969,1 milioni di euro il maggiore costo che le imprese toscane dovranno sopportare nel 2023 a causa dell’aumento dei tassi d’interesse deciso dalla Banca centrale europea (Bce) in questa seconda parte dell’anno e a cui si aggiungerà il nuovo incremento previsto il 15 dicembre. A stimare l’entità dei maggiori oneri sui prestiti è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese. A livello nazionale si calcolano costi aggiuntivi per circa 15 miliardi di euro, «ipotizzando un aumento medio dei tassi d’interesse del 2 per cento tra il 2022 e il 2023».
La Toscana (modesta consolazione) non è comunque tra le regioni più penalizzate perché, come spiega la Cgia, l’aumento dei tassi voluto per raffreddare l’inflazione peserà di più in quelle aree dove sono maggiormente concentrate le attività produttive che si avvalgono di finanziamenti degli istituti di credito: la Lombardia (+4,33 miliardi), il Lazio e l’Emilia Romagna (entrambe con +1,57 miliardi), il Veneto (+1,52) e il Piemonte (+1).
Quasi due terzi dei 15 miliardi di maggiore costo del denaro di cui le aziende dovranno farsi carico nel 2023 – nota l’Ufficio studi della Cgia di Mestre – «saranno riconducibili alle imprese del Nord». A livello di province, infine, Milano sarà quella più “penalizzata” d’Italia, con un maggior aggravio pari a 2,3 miliardi di euro. Seguono le province di Roma con 1,4 miliardi, Torino con 567,5 milioni di euro, Brescia con 524,3 milioni e Bologna con 403,9 milioni di euro. In Toscana il non invidiabile primato dei maggiori oneri spetta alla provincia di Firenze (+297,9 milioni) seguita da quella di Lucca (+101,9) e da quella di Arezzo (+97,2).
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