Picchiato per anni dal padre: «Il mio inferno dentro casa»
Ossessionato dalle presunte relazioni extraconiugali della moglie: «Poi abbiamo scoperto che era bipolare ma non si curava più»
Questo articolo è stato scritto da due studenti del progetto Scuola2030, uno dei quali è il protagonista dei fatti narrati. Per tutelarne la riservatezza, ne omettiamo il nome.
Disturbo d’ansia, disturbo della personalità borderline, disturbi dell’alimentazione, schizofrenia, disturbo bipolare. Le malattie mentali sono condizioni patologiche che riguardano la sfera comportamentale, razionale, cognitiva ed emotiva, e comportano un alterazione del modo di pensare, di comportarsi, di reagire. Ciò crea diverse problematiche nella vita della persona affetta da questi disturbi e, il più delle volte, anche alle persone a lei vicine.
Psichiatri e psicologi, e in generale chi è informato sull’argomento, cercano di sensibilizzare il più possibile gli altri su questo tema. Anche noi vogliamo farlo, attraverso la testimonianza di Giuseppe (il nome è di fantasia).
Comportamento strano
«La mia esperienza inizia tre anni fa, quando avevo 15 anni e frequentavo la prima superiore», racconta Giuseppe. Giuseppe ha una sorella, una splendida madre e un padre violento. «Sin dai primi anni di asilo e anche della scuola elementare, mio padre si rivolgeva a me in modo strano, alternando momenti di violenza e momenti di estrema tranquillità», racconta.
Diventando più grande, Giuseppe scopre che il padre, anni prima, era caduto in una forte depressione, tanto che gli era stato consigliato di sottoporsi a una visita psichiatrica.
Litigi e botte
«Ricordo molti momenti che mi hanno colpito a livello psicologico: litigi in famiglia e mia madre che subisce violenza fisica», ricorda il ragazzo. Ma non solo lei.
«Una volta – dice – mio padre mi ha fatto un occhio nero, un’altra mi ha lanciato una scarpa facendomi sanguinare l’orecchio. Subito dopo, però, si calmava, si scusava più volte facendo la vittima».
Controllo ossessivo
Le discussioni diventano più frequenti, tanto che il padre inizia ad assumere nei confronti della famiglia forme di controllo ossessivo, preso da continui scatti di gelosia del tutto immotivati. Poi inizia ad avere manie di persecuzione, incolpando i figli di ordire complotti contro di lui e accusa la moglie di avere relazioni extraconiugali. Accuse completamente frutto di fantasia, ma che impattano sulla serenità della famiglia.
«Impediva a mia madre di uscire sul balcone per stendere il bucato – ricorda Giuseppe – e svegliava noi figli in piena notte per scoprire chi fosse questo “amante”». Giuseppe ricorda il delirante elenco dei nomi dei presunti amanti attribuiti da suo padre a sua madre: c’erano quelli del nonno, dello zio di Giuseppe e, addirittura, quello di Giuseppe stesso.
L’incubo, se possibile, diventa ancora più nero. Da quel momento, il padre di Giuseppe inizia a scortare la moglie al lavoro e va a riprenderla a fine turno, temendo che nel tragitto la donna possa incontrare “l’amante”. Quando Giuseppe si sposta da solo è costretto a fare videochiamate col padre, perché lui vuole controllare con chi si trova.
Il delirio
L’episodio più choccante è quando, un giorno, a un centro commerciale, il padre a un certo punto inizia a insultare Giuseppe, accusandolo di aver avuto rapporti con la madre.
Poi, sulla strada di ritorno, si mette a inseguire un’auto perché pensa che al volante ci sia “l’amante” della moglie, precipitandosi a forte velocità. Il ragazzo finisce in ospedale perché colto da attacco di panico. Dopo alcuni mesi la madre entra in una struttura protetta. Giuseppe e la sorella, invece, decidono di rimanere col padre.
Le minacce di morte
Per il ragazzo, però, la situazione, se possibile, peggiora. «Le stesse violenze fisiche e psicologiche che mio padre rivolgeva a mia madre adesso ricadevano su di me», racconta.
Giuseppe è di fronte a una situazione troppo grande per la sua età: il padre lo picchia e arriva a minacciarlo di morte. Obbliga per due settimane i figli a dormire con lui e li sveglia in piena notte perché turbato dalla mania che Giuseppe possa ucciderlo.
La fine dell’incubo
«Pochi mesi dopo – ricorda Giuseppe – anche io e mia sorella siamo entrati in struttura con nostra madre, finalmente lontani da quell’ambiente ostile, mentre mio padre è stato ricoverato in una struttura psichiatrica».
Solo alla fine di tutto Giuseppe e la sorella vengono a sapere che nel 2006 al padre era stato diagnosticato il bipolarismo e che aveva interrotto la cura da un momento all’altro.
«Oggi ricordo con sofferenza quei 15 anni – dice Giuseppe, oggi 18enne – Ci è voluto del tempo, molto tempo, ma con l’aiuto di una psicologa, degli assistenti sociali e della famiglia, ho capito che mio padre, seppur sbagliando, reagiva così a causa della sua malattia mentale».
Il ragazzo, ora 18enne, sa che il padre soffre di disturbi di personalità e di bipolarismo allo stato più grave e sente il genitore poche volte all’anno con l’aiuto degli assistenti sociali.
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