«La nave non garantisce la sicurezza»: ecco i punti sui cui Piombino vuole fermare il rigassificatore
Il ricorso al Tar presentato dal sindaco Francesco Ferrari fa leva sulle prescrizioni della Capitaneria. Il ministro all’Ambiente e alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin fa sapere come il governo si opporrà al ricorso al Tar presentato dal Comune di Piombino
PIOMBINO. I lavori per la collocazione del rigassificatore nel porto di Piombino sono partiti da giorni. Ma saranno i giudici del Tar del Lazio a stabilire se le ruspe potranno continuare a scavare il percorso del metanodotto all’interno del quale correrà il gas lavorato a bordo della Fsru Golar Tundra di Snam.
Con la notifica del ricorso presentato dal sindaco di Piombino Francesco Ferrari (FdI), infatti, si apre la battaglia legale che in un modo o nell’altro condizionerà il progetto targato Snam, che punta all’attivazione della nave Fsru ad aprile-maggio del 2023. Il primo passo, fondamentale, consiste nel pronunciamento del Tar del Lazio sulla richiesta di sospensiva, in attesa del pronunciamento sul ricorso nel merito. Una decisione che, vista l’urgenza della posta in palio, dovrebbe arrivare nel giro di alcune settimane.
Nel frattempo, però, il Comune affila le armi in vista dell’avvio del procedimento. Nella lunga serie di contestazioni elaborate dai legali Michele Greco e Michele Lioi spicca la presunta violazione della normativa in materia di rischio di incidente rilevante (cosiddetta Seveso ter). Il motivo? La Golar Tundra non sarebbe idonea, «dal punto di vista strutturale, a operare in sicurezza nel porto». «Essendo dotata di serbatoi per il gas naturale liquido “a membrana” non adatti alla navigazione quando si trovano in condizioni di parziale riempimento, la nave – si legge nel ricorso al Tar – non è infatti in grado di rispettare la principale condizione che è stata posta dalla Capitaneria, e cioè di disancorare» in caso di condizioni meteomarine avverse o nelle situazioni di emergenza. Si tratta di una criticità che, secondo il Comune, «mette a rischio l'intera città di Piombino». Ma non è l’unico rilievo mosso dai legali del Comune. Altro nodo è quello del rischio “paralisi” per le attività produttive che operano nella darsena nord della nuova area portuale, utilizzata tra l’altro dalle aziende siderurgiche per lo scarico dei semiprodotti. «Le prescrizioni della Capitaneria dimostrano come l'unico modo per consentire alla Golar Tundra di operare senza bloccare l'attività che ordinariamente si svolge nella banchina nord, sia quello di effettuare un dragaggio del fondale di centinaia di migliaia di metri cubi», spiega il Comune che fa presente come, per tali lavori, occorrono anni.
Insomma, dopo mesi di polemiche, la contesa entra nel vivo anche dal punto di vista tecnico. Il ministro all’Ambiente e alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin fa sapere come il governo si opporrà al ricorso al Tar presentato dal Comune di Piombino: «Noi abbiamo bisogno di quei 4-5 miliardi di metri cubi che verrebbero da Piombino, pertanto la difficoltà rispetto al 2023, all'inverno prossimo, ci sarebbe tutta». Anche il commissario straordinario Eugenio Giani ha annunciato battaglia. «Faremo le nostre memorie per costituirci in giudizio a tutela di un atto che è stato fortemente partecipato: tre riunioni della conferenza dei servizi, 35 enti sentiti, si è preso nota di più di 70 pareri, giudizi e indicazioni. Di fronte a un processo partecipativo così forte io non capisco perché si debba far ricorso, comunque noi ci costituiremo».
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