Una strage di operai per i Mondiali di calcio in Qatar
Le condizioni drammatiche in cui si sono trovati i lavoratori sono ben note sin dal 2010: l'articolo di uno studente del Cappellini di Livorno che aderisce al progetto del Tirreno "Scuola 2030"
«Abbiamo dato loro l’opportunità di costruire gli stadi. Pensate che onore. Seicento morti? No, solo tre». Queste sono le parole pronunciate dal presidente della FIFA, Gianni Infantino, lo scorso maggio a Los Angeles circa i lavori per costruire gli stadi di calcio in Qatar in vista dei Mondiali, iniziati proprio ieri.
Uno strano sentimento d’orgoglio, quello di Infantino, visto che per costruire tutti gli stadi e tutti gli hotel che ospitano giocatori e tifosi, secondo una recente inchiesta del quotidiano britannico “The Guardian”, dal 2010, anno di inizio dei lavori, fino ad oggi, sono morti oltre 6.500 operai arrivati in Qatar e messi in condizioni di schiavitù. Una media di 12 decessi a settimana, nonostante le recenti riforme fatte dalle autorità qatariote per cercare di tutelare i diritti dei lavoratori. “The Guardian” scrive che gran parte della colpa è proprio della federazione calcistica perché non è riuscita a portare avanti una serie di controlli di cui si doveva occupare.
Le condizioni drammatiche in cui si sono trovati i lavoratori sono ben note sin dal 2010. Nei mesi più caldi gli operai sono stati costretti a lavorare con temperature fino a 48 gradi centigradi per molte ore al giorno. La maggior parte dei decessi, riporta ancora il quotidiano, è stata causata da choc termici o insufficienze cardiache. Per di più ai familiari non è stato riconosciuto alcun tipo di risarcimento.
Il Mondiale è appena iniziato. Ma ogni volta che durante questo torneo si accenderanno le luci degli stadi non bisognerebbe dimenticarsi di quale è stato il costo reale, e umano, della sua realizzazione.
*Studente di 16 anni del Cappellini di Livorno
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

