Italia
Da Giani a Mazzeo, da Barnini a Bonafè: i big toscani del Pd sono tutti con Bonaccini
E con la candidatura del presidente dell’Emilia Romanga è sempre più stretta la via di Nardella verso il Nazareno, mentre lui prende tempo
FIRENZE. Selfie con Eugenio Giani («Forza Stefano!»), selfie con Antonio Mazzeo («Oggi può iniziare davvero una nuova storia collettiva»). E anche l’ex senatore renziandem della corrente riformista del Ciocco Andrea Marcucci, fino a qualche giorno fa dibattuto fra il fiorentino e l’emiliano, alla fine posta il suo endorsement. E poi quel commentino breve, laconico, striminzito ma roboante di Brenda Barnini: «Parola per parola», scrive la sindaca empolese aggiungendo le manine che applaudono sotto il post della diretta del discorso da Campogalliano dell’unico disceso in campo nella scalata al Nazareno che ora pare una specie di guru della palingenesi Pd. «Ma come, pure lei sta con Stefano?», chiede in serata uno degli strateghi nardelliani più avvezzo ai conciliaboli e ai corridoi che ai velenosi spifferi social. In fondo, si tradisce lasciandosi sempre la via di scampo dell’irrilevanza del fatto: era solo un post, cosa vuoi che sia Dario.
Eppure è lì, nei reel o nelle stories – insomma dove i like magari si tramutano in voti – che la Toscana dem si schiera con il governatore dell’unica terra rimasta rossa al di là dell’Appennino. Su Instagram e Facebook è un tripudio per il Bona. Selfie di qui, selfie di là. Ne pubblica uno anche Ilaria Bugetti, la consigliera regionale pratese che sogna un futuro da sindaca, e fino a poco fa di stretta osservanza orlandiana(fugit irreparabile tempus). E che dire dei segretari provinciali: favelle digitali in favore del “poliziotto” dem, il duro che vuole azzerare le correnti, sopraggiungono dal piombinese Simone De Rosas, dal lucchese Patrizio Andreuccetti, dal pisano Oreste Sabatino. E Simona Bonafè? La segretaria regionale non ha mai fatto mistero di essere una supporter del governatore e anzi ai suoi ha confidato: «Sarò in prima linea nella campagna per Stefano».
Così ora prime e seconde file dei democrat in regione stanno tutte con il Poncherello del Pd, il riformista ex renziano cresciuto nel Pci, l’auto-dichiaratosi terminator di caminetti e capibastone che eppure è circondato da gente cresciuta a pane ed establishement. Certo, da ieri si fa più stretta la strada di Dario Nardella verso la segreteria dem. «Dario dai retta, li hai visti i sondaggi. Sei al 2,5%, lascia perdere, vieni con noi insieme a Bonaccini, sarai un protagonista», ha confidato Giani di aver detto al sindaco a chi era a tavola con lui, facendo riferimento alle rilevazioni della Ghisleri, che danno Bonaccini in testa al 25,9%, la Schlein al 21,4% e Nardella sesto dopo De Luca, Boccia e De Micheli. «Dario, non te ne curare, tu giochi un’altra partita, e poi c’è un sondaggio Tecnè di qualche giorno fa che ti dà all’11», lo spronano i suoi fedelissimi.
Certo, Dario per ora non ha intenzione di uscire allo scoperto. E neppure di rinunciare all’idea di una corsa fra gli sfidanti alla segreteria. «Decideremo comunque dopo l’evento di domenica», è la strategia consegnata alla sua galassia da Nardella. Ieri il primo cittadino ha chiamato Bonaccini per un in bocca al lupo. «Noi vogliamo essere protagonisti di questo congresso a partire dai contenuti e lavoriamo perché domenica a Roma ci sia un bel confronto sulle idee».
Appuntamento al Cinema Quattro Fontane, un passo dal Quirinale. Continuano ad arrivare adesioni, ci saranno anche Volt e Italia in Comune di Pizzarotti, ma il “bastione” di consensi di Nardella resta la rete dei sindaci, guidata da Lepore di Bologna e Manfredi di Napoli. Poco importa se Decaro, Gori e perfino il torinese Lo Russo alla fine siano saliti sul carro dell’emiliano. Gli strateghi nardelliani suggeriscono ancora di temporeggiare. Davanti c’è un bivio utile: o la corsa in cui accreditarsi come “terza via” e candidato anti-scissione (che vinca Bonaccini o Schlein, sono in molti a pensarla inevitabile) per guadagnare terreno e più potere negoziale o un appoggio diretto a uno dei due.
In questo caso si fanno sempre più insistenti le quotazioni di Bonaccini. In fondo con Schlein per ora c’è stato un incontro, poi solo (molte) lusinghe e pressioni da parte di Franceschini e Provenzano, che vorrebbero spingere il sindaco nel campo della pasionaria movimentista come una sorta di camera di compensazione riformista.
Ma Dario ha più dimestichezza con Stefano che con Elly. A Bonaccini avrebbe proposto di ricoprire il ruolo di vice o quello di presidente del Pd. Bonaccini ha chiuso sul ruolo da numero due («Voglio qualcuno del Sud») e non si è impegnato sul resto. Ma si sarebbe detto disponibile a riservargli una posizione importante. «Per le candidature c’è il tempo per prendere le decisioni giuste – dice Nardella – In questi giorni con Stefano come con altri protagonisti del congresso c’è un dialogo aperto, tutti dobbiamo evitare che il congresso diventi uno scontro personale. C’è bisogno di politica e di idee». l
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